CAMPO VOCAZIONALE

“Seguire Gesù sulla via delle Beatitudini”

Gruppo di relazioni tratte dal campo:
“Seguire Gesù sulla via delle beatitudini”
trascrizione da cassetta audio fonica, AGP, b. VII,  fasc. n. 42

  1. Beati i poveri in spirito
  2. Beato chi costruisce la pace
    Beati i miti, i misericordiosi e gli operatori di pace
  3. Beati i perseguitati a causa della giustizia
    Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia
  4. Persecuzione e gioia
  5. Verifica


 

Beati i poveri in spirito

Matteo presenta nel capitolo 5 il discorso di Gesù, che è programmatico e solenne, volendo correlarlo ad un altro dell’A.T. Il discorso di Gesù viene fatto su una montagna che nell’A.T. rappresenta il Signore.

Proprio sulla montagna Dio si era manifestato a Mosè, e successivamente gli aveva affidato i 10 comandamenti. Essi nel Vangelo vengono sostituiti dalle 8 beatitudini.

I comandamenti e le beatitudini sono le leggi fondamentali che riguardano la vita dell’uomo e del cristiano; però fra di esse c’è una grande differenza: mentre le leggi che Dio detto a Mosè vengono imposte e sono categoriche, nel N.T. attraverso le beatitudini, Gesù propone degli ideali facendo comprendere quali siano le conseguenze di questi ideali se accettati. Gesù fa capire che chi si immette sulle vie delle beatitudini trova la felicità. Quindi la legge del N.T. non è più imposta, ma proposta, è una legge che deve essere accolta e accettata, da diventare qualcosa di proprio, che fa parte della propria personalità.

Matteo, nel cap. 13, riferisce che sono beati coloro che ascoltano e vedono: ascoltano la Parola di Gesù e vedono quella stessa parola che agisce nel cuore umano e nelle opere. Queste azioni interiorizzate procurano gioia.

Anche S. Luca dice lo stesso (Lc 11,28), aggiungendo appunto che si è felici se si vive questa Parola di Dio, ossia se la si mette in pratica. Ecco il senso generale della beatitudine, è una nuova legge che non è imposta, che dà gioia se viene accolta e viene fatta propria, se diventa vita personale e se si realizza, secondo quanto diceva il profeta Geremia: “Verranno giorni nei quali con la casa di Israele… Io concluderò un’alleanza nuova… Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore” (Ger 31,31-34).

La prima beatitudine dice: “Beati i poveri”; per la popolazione ebraica i poveri non erano tanto quelli che non avevano niente, ma piuttosto quelli che non si fidavano di sé stessi, della propria sapienza, della propria potenza. Poveri erano quelli che ponevano al primo posto Dio e la sua Parola.

I valori di cui parla Gesù nelle beatitudini hanno, nel mondo di oggi, dei controvalori. In una inchiesta è emerso che tuttora molti valori sono presenti, soprattutto il valore della persona che cerca quanto più è possibile di realizzare sé stessa e il proprio benessere. Questo valore, oltre ai risvolti positivi, può averne dei negativi, quando si pensa a ciò che è bene solo per sé, a prescindere dagli altri.

Tabgha, Chiesa delle Beatitudini

 

Beato chi costruisce la pace
Beati i miti, i misericordiosi e gli operatori di pace

Queste due beatitudini le troviamo scolpite ad alto rilievo nella vita di Gesù.
I suoi insegnamenti non sono teorici, ma sono pratici perché promanano dalla sua vita. Si può costruire la pace solo se non si è legati ai beni della terra. Se si è legati alla roba, si finisce col litigare; se noi diamo più valore alle cose che alle persone, non costruiamo la pace.

Il salmo 37 parla dell’atteggiamento della mitezza. Il mite è colui che si abbandona nel Signore e segue la sua via. Il termine mite acquista anche il valore di non violento; Il non violento è colui che non si affida alla forza delle armi, colui che non reagisce alla violenza con la violenza, è colui che porge l’altra guancia a chi gli dà uno schiaffo. Gesù è stato mite nel senso che non ha mai usato la violenza con le persone. Quando queste sono state violente nei suoi confronti, lui non lo è stato. Egli ha cercato di portare gli altri alla ragionevolezza. La violenza non pone la persona dalla parte del giusto! Oggi ci sono dei gruppi che si rifanno alla non violenza, e sono quelli ad esempio che rifiutano il servizio militare. La non violenza è regola di vita.

Per quanto riguarda la misericordia se ne parla già nell’A.T. in un salmo. San Luca vuol farci capire che la perfezione del cristiano consiste propri nell’imitazione della misericordia di Dio. Misericordia significa che Dio ha un amore grande verso il suo popolo, senza limiti, che non si ferma neppure di fronte al peccato, che è pieno di tenerezza, che comprende la debolezza e il limite dell’uomo, sigla un amore paragonabile a quello dei genitori. L’amore di Dio è ancora più grande di quello materno, amore che condiziona le angosce, le sofferenze, i sentimenti. Amare significa preoccupazione per la sofferenza degli altri, il saper perdonare e comprendere gli errori degli altri. Noi dobbiamo perdonare gli altri perché siamo stati perdonati e Dio ha verso di noi una grande generosità, perciò continua a donarci sempre il suo perdono. Il pacifico non è un “pacioccone” che non si preoccupa per niente, ma colui che cerca di intessere rapporti con gli altri. Colui che vuol costruire la pace deve cercare fare in modo che ci sia lo stimolo alla riconciliazione.

Domande:

– I Romani dicevano: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”.
Sei d’accordo? Perché? Soprattutto oggi, è pensabile una guerra?

– Cosa significa praticamente, a livello di famiglia, di scuola, ambiente di conoscenti, vivere la non violenza?

– Leggendo il brano di Lc 6,20-23, quali pensieri ti nascono?
Di condivisione totale, di perplessità…, di sfiducia?

Rev. Martin Luther King

Beati i perseguitati a causa della giustizia

L’uomo oggi ha raggiunto un progresso notevole: abbiamo con facilità la luce e l’acqua in casa, servizi che nei tempi passati venivano ricercati e procurati con difficoltà non essendoci la corrente elettrica. Allora sia dal punto di vista igienico sia dal punto di vista operativo molte cose e molto tempo l’uomo doveva impiegare in più per questi lavori. Si doveva trovare il tempo per andare a riempire l’acqua mentre ora vi è l’autoclave.

La tecnica ci ha aiutato a possedere le cose, a dominare il mondo e la natura, ci ha aiutato nei mezzi di comunicazione, la mobilità di adesso non era consentita quaranta anni fa. Oggi ci sono gli aerei che accorciano notevolmente le distanze e non sono certo paragonabili come comodità e servizio ai carretti degli anni passati. Questo per quanto riguarda le comunicazioni, cioè il possedere oltre la natura lo spazio.

L’uomo oggi domina la natura vegetale, oggi vi sono tanti mezzi che fanno crescere con più facilità i vari frutti della terra e le varie tecniche applicate all’agricoltura.
Tutte queste cose sono un segno di questo progresso, ma anche tutto ciò è positivo?
Non c’è il pericolo che l’uomo con i suoi mezzi tecnici spersonalizzi l’uomo stesso?

Il computer, che ha trasformato anche la vita, là dove viene usato in larga scala ed andrà sempre più diffondendosi: il computer [viola] l’uomo. Prima i giocattoli e i giochi li facevano i bambini stesi ed erano giochi di gruppo, si costruivano con pezzi di legno, chiodi, rotelle; ora i video-gioghi mettono la persona di fronte al gioco esercitando l’inventiva e l’intelligenza, ma anche non sono giochi di compagnia, tendono ad isolare l’uomo.

Non si devono demonizzare queste cose, ma si deve vedere di utilizzarle in modo adeguato.
È bene il progresso tecnico?

Alcuni ideologi del secolo scorso credevano che il progresso avrebbe potato l’uguaglianza e la giustizia, invece oggi, passato un secolo, ci si è accorti che vi è una grande differenza tra il ceto ricco e quello povero, la distanza è sempre maggiore. Vero è che le condizioni dei ceti poveri sembrano migliorate, ma certo non hanno raggiunto il benessere dei ricchi, perché il reddito, aumentando per l’uno, si mantiene basso per l’altro, vi è un incremento della ricchezza più notevole e certo la distanza tra ricchi e poveri è grandissima.

Mons. Oscar Romero

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia

Avere fame e sete di giustizia è un problema che già nell’Antico Testamento i profeti si erano posti. Il prolasso porta veramente alla giustizia? Al tempo diamo, uno dei profeti che visse nell’ottavo secolo avanti Cristo, quando il popolo d’Israele aveva raggiunto un certo progresso tecnico e quindi un certo benessere, lui si accorse di questa ingiustizia e rimproverò il popolo con espressioni molto dure. Il profeta nei suoi rimproveri vuole dire che l’uomo non ascolta la parola di Dio.

Quindi una linea della giustizia sociale viene data dalla Parola di Dio.
Quale linea? Lo stesso Gesù quando dice beati gli affamati e gli assetati di giustizia, che valore vuole dare alla parola di giustizia?
Chi era il giusto nel linguaggio degli Ebrei di allora?

Il giusto era colui che ricercava Dio e a lui si affidava. Non si possono seguire due padroni: Dio e il denaro. Giustizia significa porre al primo posto il valore della persona umana, di ogni persona, di ogni uomo, non pensando solo a sé stessi ma cercando di sfatare ogni profitto personale ricercando un equilibrio in ogni cosa. Per ogni cosa c’è un limite e Gesù ci fa comprendere che questo limite è nella Parola di Dio; d’altra parte Gesù ha voluto indicare che la giustizia deve essere qualcosa che ognuno di noi sente profondamente, come qualcosa di cui non si può fare a meno, che costituisce la nostra stessa natura, un bisogno insopprimibile come la fame e la sete che vengono dall’intimo dell’uomo. Giustizia nel linguaggio di Gesù significa ricerca della volontà di Dio.

Anche nel “Padre Nostro” quando si dice “sia fatta la tua volontà” si richiede questa giustizia, un’adesione alla volontà di Dio. Nella vita di Gesù c’è questa ricerca della volontà del Padre, di cui si parla anche nei salmi (42,24-63).

Gesù dunque vive liberamente nella volontà di Dio, ricercando la giustizia e rimproverando gli ingiusti, cioè gli egoisti, vivendo lui personalmente l’amore. In Gesù quindi la giustizia si identifica con l’amore. Nel cristiano il senso della giustizia è proprio questo amore verso tutti. Gesù cerca di dare alle persone un orientamento (Gv 4,1-42), si preoccupa dei loro bisogni.

Per dare un senso alla vita è necessario conoscere quelle molte cose che diamo quella giustizia e quell’equilibrio che si possono riassumere nel comandamento: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore” (Lc 10,25-28).

padre Puglisi a Gerusalemme

Persecuzione e gioia

25 luglio 1987

Beati gli afflitti perché saranno consolati. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli”.

In questa beatitudine non si tratta solo di afflizione interna, ma anche di pianto. Si piange perché si è legati alla vita. Anticamente si pensava che l’uomo dovesse contenersi e dovesse essere imperturbabile davanti alla gente e ai dolori; invece Gesù dice: “Beati coloro che piangono, perché rideranno”. (Lc 6,21).

Già nell’Antico Testamento si parla di questa consolazione da parte di Dio (Is 66,10-14;40): in questo brano, attraverso un’immagine di comprensione immediata, la consolazione proveniente da Dio, viene paragonata a quella che può venire da una madre nei confronti del figlio: il figlio piange e la madre lo consola e se lo stringe al seno: “sulle ginocchia saranno carezzati, portati in braccio, come una madre consola il figlio, così io vi consolerò” (Is 66,12-13).
Che vuol dire questo?

Quell’anelito di vita che c’è dentro di noi, quel desiderio di pienezza di vita ed anche questa sofferenza di non averla, non lascia insensibile Dio che è nostro Padre. Dio si fa vicino a noi e viene incontro a questo nostro desiderio, viene a darci la possibilità di vivere nella gioia, una gioia perenne, perché lui stesso verrà ad asciugare le nostre lacrime.

Nell’Apocalisse sta scritto: “Lui asciugherà le mie lacrime”, allora non ci sarà più lutto, né lamento, né pianto per coloro che vedranno come il Signore. Già da ora questa consolazione incominci proprio perché Dio ci libera; il salmo 126 parla proprio di gusto.

Dunque, coloro che piangono saranno consolati.
Gesù ha pianto? Gesù non ha avuto timore di farsi vedere in pianto dalla gente; noi non sappiamo se ha pianto anche da solo, però è sicuro che per ben due volte è stato visto piangere. Una volta Gesù si commuove partecipando alla sofferenza e al dolore di alcuni suoi amici davanti alla tomba di Lazzaro, nel momento in cui arriva Maria che piange per la morte del fratello. Egli partecipa degli stessi sentimenti di Maria piangendo.

Nel Vangelo di Gv 11,35 sta scritto: “Gesù scoppiò in pianto”. Dunque, Gesù non ha vergogna di piangere davanti agli altri. Un’altra volta Gesù pianse mentre stava entrando a Gerusalemme, in quella giornata di trionfo, quando lo accolsero.

Domande:

  • Sono abituato a cogliere e ad accogliere la natura come dono di Dio di cui sono responsabile?
  • Nella nostra vita come possiamo fare per esprimere la nostra adesione ai valori che Gesù ci ha presentato e proposto, attorno a noi?
  • Come fare per rendere questi valori sempre più radicati dentro di noi e per poterli annunziare e proporli attorno a noi?
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