ASSEMBLEA DIOCESANA
CELEBRAZIONE EUCARISTICA
NEL 7° ANNIVERSARIO DELL’UCCISIONE
DEL SERVO DI DIO DON PINO PUGLISI
OMELIA DEL CARDINALE ARCIVESCOVO
Cattedrale, 15 settembre 2000

  1. Saliamo anche noi sul Golgota, mentre celebriamo la memoria della beata Vergine Addolorata, la madre del Grande Festeggiato del Grande Giubileo dell’incarnazione redentrice. Stando anche noi ai piedi della Croce, fissiamo il nostro sguardo contemplativo su di lui, il Crocifisso, modello di ogni martirio, mentre dà le ultime consegne per la realizzazione del suo piano di salvezza.
    Per questo lo sguardo si muove spontaneamente su due presenze cariche di significato ai piedi della Croce: Maria e Giovanni.
    Maria, la Madre di tutte le madri, “con l’anima trafitta da una spada” di dolore, partecipa al dolore del Figlio e riassume in sé tutta la sofferenza, tutto il dolore dell’umanità. Partecipe della redenzione del Figlio, dal Figlio riceve in dono, in custodia, “Giovanni”, la Chiesa, l’umanità intera. Nel suo dolore si illumina il dolore del mondo, nelle sue ferite si addolciscono e si guariscono le piaghe dell’umanità. In Lei e con Lei la Chiesa, “la Chiesa Madre”, prolunga l’opera di salvezza del Cristo mediante la povertà e la sofferenza.
    Giovanni partecipa al dolore della Madre e del Figlio.
    A lui, giovane coraggioso che, unico tra gli Apostoli, sfida la paura, le minacce, il tornaconto e sta ai piedi della Croce, Gesù affida Maria perché da Lei si lasci guidare, condurre, plasmare. A lui affida la Chiesa da amare come Madre, da servire con generosità, da difendere con fermezza.
    In Giovanni giovane tutti i giovani sono rappresentati, coinvolti, chiamati a costruire la Chiesa. Sul Calvario si manifesta un progetto di reciprocità: la Chiesa chiamata a custodire, difendere, accogliere, amare i giovani; i giovani chiamati ad amare, costruire la Chiesa. Tra i Giovani e la Chiesa c’è un rapporto profondo, essenziale, vitale. La Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi Roma, nell’agosto scorso, ne è stata una appassionata, entusiasmante, straordinaria testimonianza. Sembrava riecheggiassero le parole di Gesù: “Ecco tua Madre”, “Ecco tuo figlio”. E’ la perennità del progetto di Cristo, del suo messaggio.
  2. In questo contesto, nell’icona del Calvario, si colloca il ricordo della testimonianza del sacrificio del servo di Dio Don Pino Puglisi a sessantatre anni dalla sua nascita e a sette dalla sua sacrilega uccisione.
    Ed è significativo che questo avvenga all’inizio di un nuovo anno pastorale, che vede impegnata la nostra Chiesa verso un triplice traguardo:
    -l’avvio della visita pastorale che si protrarrà per i primi cinque anni del 2000, dandomi la possibilità di condividere per più giorni la vita di ciascuna delle 178 parrocchie della nostra arcidiocesi,
    -la preparazione immediata e la partecipazione al IV Convegno delle Chiese di Sicilia,
    -annunziare, celebrare e servire il Vangelo del matrimonio e della famiglia, come tratto unitario del nostro itinerario pastorale.
    Ed un significato è questo: non può esserci efficace e feconda azione pastorale che non parta dalla Croce, che non sia illuminata dalla luce della Croce e non sia sorretta dalla forza della Croce, nell’accettazione di ogni contrasto, di ogni difficoltà, di ogni sacrificio, se occorre sino al martirio.
    “La persecuzione per i seguaci di Cristo – ha scritto quasi profeticamente don Pino – non è solo un fatto di altri tempi, ma anche dei giorni nostri. Basta infatti comportarsi in modo giusto e si diventa un rimprovero vivente agli occhi degli ingiusti. A volte bisogna anche affrontare qualcosa che non piace per la utilità comune. Ci sono delle medicine amare, ma pure è necessario prenderle. Gesù disse: “Se il chicco di frumento non cade a terra e non marcisce, rimane solo; se invece cade nel terreno e lì muore diventa una spiga”.
  3. Anche per questo la sua memoria si colloca nella icona del Calvario.
    Devoto di Maria, dedito interamente alla Chiesa, appassionato dei giovani, Don Pino Puglisi per servire la Chiesa e per educare i giovani ha donato la vita, per amare i giovani ha immolato se stesso, partecipe della passione, della morte, della resurrezione del Cristo.
    Ha amato e servito i giovani con grande umanità, con stile evangelico, con grande responsabilità. Ha camminato con loro aiutandoli a discernere il loro posto nella società e nella Chiesa, ha proposto esigenti percorsi educativi, ha promosso un alto livello di qualità di vita, iniziandoli al Vangelo nella sua interezza, senza scorciatoie, con tutta la sua forza rivoluzionaria e innovativa, offrendosi – ma senza volerlo apparire – come modello, come fratello, come compagno di viaggio, come padre e maestro, discreto, fattivo, evangelicamente caparbio e soprattutto coerente.
    Nel Vangelo ha indicato la sorgente della vita nuova, della non violenza, della vita libera da ogni forma di dipendenza, da tutto ciò che minaccia il futuro delle nuove generazioni, e il senso dell’autentica legalità.
  4. Don Pino Puglisi è stato un grande educatore impegnato nell’opera di prevenzione da ogni forma di degrado morale e sociale. Ha fatto certamente opera di prevenzione dalla più destabilizzante forma di degrado, quella provocata dalla mafia e dalla mentalità mafiosa, per la quale ha pagato con la vita. Ma, più ampiamente, ha fatto opera di prevenzione da tutto ciò che insidia, inganna, seduce, plagia e rende schiava la gioventù.
    E una delle più subdole e distruttive insidie giovanili, è – come ha ricordato il Papa a Tor Vergata – quella della droga, che i traffici diabolici della malavita organizzata alimenta e dilata.
    Se il consumo della droga è solo una risposta sbagliata alla mancanza di senso positivo della vita, Don Pino Puglisi ha fatto opera di prevenzione dalla droga con le sue costruttive proposte di vita, con l’intelligente e costante educazione ai valori, aiutando i giovani a scoprire il senso della propria esistenza, ad impegnarsi a scuola e nel volontariato, dando il gusto della promozione della giustizia nel proprio territorio. Mi risulta da testimoni diretti quanto Don Pino insistesse sulla necessità della prevenzione dalla droga per sottrarre i giovani alla violenza.
  5. Droga e violenza, infatti, camminano insieme. Insieme perciò vanno combattute senza mai abbassare la guardia.
    Gli episodi di violenza, che si registrano fra i tossicodipendenti, indicano che non ci troviamo di fronte al deludente e illusorio “viaggio pacifico” di una volta, propagandato dalla manipolazione di massa della cultura giovanile degli anni ’60, ma di fronte a una realtà violenta e al crollo del carattere morale quale effetto dell’uso della droga.
    “Tra le minacce d’oggi, contro i giovani e la società intera, – ha detto il Papa Giovanni Paolo II – la droga si colloca tra i primi posti come pericolo insidioso quanto invisibile, e, tuttavia, non valutato adeguatamente secondo la sua ampiezza e gravità. Esso si estende come una macchia di aceto, allargando progressivamente i suoi tentacoli dalle città alle periferie, dalle nazioni più ricche e industrializzate a quelle più povere”.
    Le cause, continua il Papa, sono: “la mancanza di punti di riferimento, il vuoto di valori, la convinzione che non vale la pena vivere, il sentimento tragico di essere pellegrini ignoti in un mondo assurdo, tutte cose che spingono a prendere fughe disperate”.
    Parole gravi che interrogano le nostre coscienze, la Chiesa e la società.
  6. Il fenomeno è dilagante, complesso, terribile. Tutte le energie devono essere organizzate e valorizzate. La Chiesa e la società, nella distinzione dei ruoli, dei metodi, degli ambiti, sono chiamate a collaborare, ad impegnarsi, a fare scelte concrete, ad essere vigili sentinelle generose generatrici di vita. La prossima III Conferenza Mondiale sulla Prevenzione che si terrà a Palermo, nella nostra Sicilia, è un evento che dobbiamo saper accogliere, valorizzare. E’ un dono, un’occasione unica. La Sicilia portatrice di speranza, la Sicilia al servizio della vita.
    La risposta della Chiesa, prima ancora che sulla cura dei tossicodipendenti in comunità terapeutiche così fiorenti e numerose anche nel nostro territorio, – e alle quali va la nostra gratitudine e ammirazione – deve puntare sulla prevenzione, attraverso la sua opera evangelizzatrice. E’ quanto ha fatto Don Puglisi, attingendo la luce dal Vangelo e la forza dall’Eucaristia per svolgere la sua missione sacerdotale di formatore delle coscienze giovanili senza paura, senza compromessi, con coraggio e santa audacia.
    Alla droga, infatti, non si risponde con altre droghe. E’ illusorio distinguere droghe leggere e droghe pesanti. La droga non si sconfigge con il permissivismo e la sua legalizzazione. La droga si sconfigge creando una nuova cultura, una nuova civiltà, un nuovo modello di società che abbia al centro la persona, i suoi bisogni più profondi, le sue domande più esigenti.
  7. Questa nuova cultura, questa nuova civiltà, questo nuovo modello di società Don Pino ha saputo presentare ai giovani con la sua vita mite e umile, senza protagonismi, senza gridare e senza far rumore attorno a sé, da sacerdote, da “coraggioso testimone del Vangelo”, da sacerdote “generoso ministro di Cristo”, impegnato nell’annuncio del Vangelo e nell’aiutare i fratelli a vivere onestamente, ad amare Dio e il prossimo”, come autorevolmente lo ha definito Giovanni Paolo II.
    Questo compito affida a tutti noi, perché il suo sacrificio non sia dimenticato e non sia reso vano. Anche per questo con fiducia attendiamo la sua glorificazione da parte della Chiesa, mentre il suo processo di beatificazione super martirio nella fase diocesana sta per volgere alla conclusione, a gloria di Dio e a nostra edificazione e insegnamento.

+ Card. Salvatore De Giorgi

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