{"id":6734,"date":"2006-12-04T23:03:44","date_gmt":"2006-12-04T22:03:44","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=6734"},"modified":"2018-06-14T23:58:46","modified_gmt":"2018-06-14T21:58:46","slug":"mafia-e-vangelo-sono-incompatibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafia-e-vangelo-sono-incompatibili\/","title":{"rendered":"6-mafia e Vangelo sono incompatibili"},"content":{"rendered":"\n<section  class='av_textblock_section av-jgy7ky5m-fef346e367108ad1ef11b3f3a7155c24 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p style=\"text-align: center;\"><strong>LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA<\/strong><br \/>\nChiesa, societ\u00e0 e poteri in Sicilia<br \/>\nLa comunit\u00e0 ecclesiale e la mafia: dalla sottovalutazione alla condanna<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>6) mafia e Vangelo incompatibili: i documenti del \u201894<\/strong><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" width=\"40%\"><a href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/il-delitto-puglisi\/\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5230 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_sx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5230 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_sx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><\/noscript> Il delitto Puglisi<\/a><\/td>\n<td align=\"center\" width=\"20%\"><\/td>\n<td align=\"right\" width=\"40%\"><a href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/significato-di-un-martirio\/\">Significato di un martirio <img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5228 alignright lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_dx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5228 alignright lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_dx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><\/noscript><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5631 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1556_chiese_di_sicilia-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5631 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1556_chiese_di_sicilia-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1556_chiese_di_sicilia-300x225.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1556_chiese_di_sicilia-450x338.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1556_chiese_di_sicilia.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>Nel novembre del &#8217;93, al terzo convegno delle Chiese di Sicilia ad Acireale (&#8220;Nuova evangelizzazione e pastorale&#8221;) padre Pino fu citato in numerose relazioni (27). Ma si pose anche con forza la questione della necessit\u00e0 di un&#8217;autocritica all&#8217;interno della Chiesa. Gi\u00e0 nella relazione iniziale il vescovo di Agrigento, monsignor Carmelo Ferraro, aveva avviato cos\u00ec la riflessione: &#8220;La cultura mafiosa ha aggredito alcuni valori cristiani e li ha deformati. Famiglia=cosca; dignit\u00e0=onore; amicizia=spirito del clan. E Cosa Nostra ha anche aggredito alcune parrocchie, appropriandosi talora delle feste religiose e usando i sacramenti per veicolare la sua antropologia&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Una montagna di domande attende risposte &#8211; aggiunse il vescovo &#8211; Come mai tale fenomeno tra i battezzati? Che cosa \u00e8 mancato? Che cosa si \u00e8 taciuto? Quale significato bisogna dare al silenzio e all&#8217;indifferenza? La prassi pastorale delle parrocchie tiene conto di questi interrogativi? La predicazione ha individuato i temi fondamentali ai quali dar risposta nell&#8217;annunzio del Vangelo?&#8221;. Monsignor Ferraro concludeva: &#8220;La mafia come oppressione richiede un progetto evangelico di liberazione. Bisogna provvedere. Urge una riflessione seria, una risposta puntuale&#8221;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-5638 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1563_giancarlo_caselli.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"172\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-5638 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1563_giancarlo_caselli.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"172\" \/><\/noscript>Al convegno era stato invitato l\u2019allora procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli. All&#8217;inizio del suo intervento disse di parlare &#8220;non tanto da magistrato ma soprattutto da cristiano&#8221;, aggiungendo poi: &#8220;Falcone, Borsellino, don Puglisi. Se sono morti \u00e8 stato certamente perch\u00e9 lo Stato &#8211; ma anche noi, noi cristiani, noi Chiesa &#8211; non siamo stati sino in fondo quel che avremmo dovuto essere: Stato, cristiani, Chiesa. Questi uomini sono per noi segno di riscatto civile, morale, religioso. Ma sono anche una condanna. Essi non hanno visto, nel loro tempo, quello in cui speravano&#8221;. Da credente il magistrato poneva le questioni piu&#8217; scomode alla sua Chiesa: &#8220;Una presenza significativa esige coraggio. Il coraggio dell&#8217;autocritica. Il coraggio di rinnovare, di permeare di audacia la propria testimonianza. Occorre superare un agire a volte troppo vecchio, oppure troppo timoroso, rinchiuso nelle sacrestie&#8230;L&#8217;identificazione esclusiva del cristiano nella prassi liturgico-sacramentale non apre al coraggio dell&#8217;autocritica&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 necessario &#8211; proseguiva il procuratore &#8211; analizzare le ragioni per cui rilevanti componenti della Chiesa &#8211; ma anche della societ\u00e0 civile &#8211; hanno potuto, e per molto tempo, sottovalutare la realt\u00e0 della mafia, hanno potuto conviverci senza articolare una reale opposizione, rendendo debole la parola profetica della Chiesa nella societ\u00e0. Resta da capire perch\u00e9 la Chiesa ha saputo mostrare tanta severit\u00e0, giusta e sacrosanta, nei confronti di una ideologia totalitaria e invece ha spesso manifestato tolleranza verso la sacralit\u00e0 atea della mafia. Quali sono i motivi di questo differente giudizio? Quali le ragioni di questi errori e di questi ritardi?&#8221;. La relazione del procuratore si concluse con un lungo applauso di molti partecipanti al convegno, che si alzarono in piedi &#8220;come davanti al Vangelo&#8221;: cos\u00ec comment\u00f2 con un sorriso il cardinale Pappalardo. Altri convegnisti rimasero in silenzio e poi criticarono il magistrato.<\/p>\n<p>L&#8217;arcivescovo di Palermo, nell&#8217;omelia pronunciata nel Duomo di Catania a conclusione dei lavori, diede spazio al processo di revisione, pur sottolineando che &#8220;non erano mancate negli ultimi decenni le aperte condanne&#8221; dei mafiosi: &#8220;Ci siamo interrogati, come singoli e come Chiesa, &#8211; disse il cardinale Pappalardo, riferendosi al convegno &#8211; rendendoci conto che non sempre, forse, nel passato sono state chiaramente percepite l&#8217;intrinseca gravit\u00e0 e le nefaste conseguenze tanto sociali che ecclesiali del fenomeno mafioso, fino a ingenerare l&#8217;impressione che certi diffusi silenzi o non troppo esplicite ed articolate condanne potessero essere segno di insensibilit\u00e0 o di tacita convivenza&#8221;.<\/p>\n<p>Quanto alla Chiesa &#8220;tra le invocazioni di perdono che abbiamo elevato al Signore in questi giorni c&#8217;\u00e8 stata anche quella per tutte le volte in cui la nostra pastorale, meno sollecita nei confronti di mali cos\u00ec grandi, \u00e8 servita solo per noi stessi, mortificando la nostra missione di annuncio&#8221;.<\/p>\n<p>Uno dei collaboratori pi\u00f9 stretti del Cardinale, Giuseppe Savagnone, un laico responsabile per tutta la Sicilia della pastorale per la Cultura, sempre nel novembre &#8217;93 anticipava in un&#8217;intervista ad &#8220;Avvenire&#8221; i temi di un suo studio gi\u00e0 citato (pubblicato poi con prefazione dello stesso Pappalardo) in cui parlava esplicitamente di una &#8220;coabitazione troppo pacifica&#8221;, in passato, tra Chiesa e mafia, analizzandone le cause storiche.<\/p>\n<p>Savagnone osservava come nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta i vescovi siciliani avessero &#8220;sospeso o almeno rallentato l&#8217;opera di denunzia&#8221;. Nel volume si leggeva anche della &#8220;solitudine&#8221; del cardinale Pappalardo nella sua opera di contrasto alla mafia dopo l&#8217;omelia di Sagunto (1982) per il generale Dalla Chiesa. E del suo mutato atteggiamento negli anni successivi &#8211; soprattutto all&#8217;epoca del maxi-processo alla mafia (1985-6) -, che fu &#8220;avvertito da una parte della societ\u00e0 civile e della comunit\u00e0 ecclesiale come un tirarsi indietro&#8221;. Questa posizione di &#8220;riserbo&#8221; veniva comunque spiegata con la preoccupazione del cardinale &#8220;di non essere imprigionato nel ruolo di vescovo antimafia da parte dell&#8217;opinione pubblica&#8221;. E con la necessit\u00e0 di &#8220;evitare l&#8217;identificazione tra l&#8217;intero popolo siciliano e la mafia&#8221;.<\/p>\n<p>Veniva in superficie una materia incandescente, che per anni aveva riempito libri e giornali di polemiche. L'&#8221;effetto Puglisi&#8221; don\u00f2 sincerit\u00e0 e schiettezza al dibattito nella Chiesa. A gennaio del &#8217;94 altri prelati aggiunsero il proprio pensiero alla fase del &#8220;mea culpa&#8221;. In un incontro a Cefal\u00f9 (28) organizzato dal vescovo di allora, Rosario Mazzola, cos\u00ec si espresse monsignor Vincenzo Cirrincione, all\u2019epoca guida della diocesi di Piazza Armerina (e amico di vecchia data di don Puglisi): &#8220;La mafia all&#8217;inizio sembrava criminalit\u00e0 ordinaria. Soltanto in ritardo ci siamo accorti che non era cos\u00ec&#8230;Negli anni Settanta alcuni vescovi affermavano che nella loro diocesi non c&#8217;era la mafia, che si trattava di un fenomeno di alcune parti della Sicilia. Invece ci si \u00e8 accorti dopo qualche anno che anche in quelle terre c&#8217;era la mafia e anzi proprio in quelle diocesi c&#8217;erano i centri organizzativi&#8221;. Monsignor Cirrincione sottolineava anche un secondo aspetto: &#8220;Non si sono considerati nel pieno della loro valenza negativa il favoritismo, la raccomandazione, il clientelismo, gli appalti. Non abbiamo capito che cos\u00ec si favoriva la mafia. Queste sono colpe nostre&#8221;. Da dove ricominciare? &#8220;Dalla catechesi dei bambini, il nostro futuro. Insegniamo a non uccidere, don Puglisi \u00e8 stato assassinato proprio perch\u00e9 diceva che la vendetta era contro il Vangelo&#8221;.<\/p>\n<p>Monsignor Francesco Miccich\u00e8, all&#8217;epoca vescovo ausiliare di Messina (oggi \u00e8 a capo della diocesi di Trapani): &#8220;La cultura della mafiosit\u00e0 \u00e8 prepotenza, \u00e8 il non rispetto delle leggi. Anche noi, pur di costruire chiese, ci siamo prestati a qualcosa di poco lecito. Se la mafia \u00e8 denaro, \u00e8 potere, la Chiesa di Sicilia deve riconoscere di non aver preso coscienza per tempo del peccato: questo \u00e8 stato il messaggio del procuratore Caselli ad Acireale&#8221;. Il vescovo di Patti, monsignor Ignazio Zambito, port\u00f2 un esempio: &#8220;La mia Chiesa si \u00e8 fatta promotrice di iniziative in favore del Parco dei Nebrodi. Mi \u00e8 stato fatto arrivare un messaggio: che c&#8217;entra la Chiesa col parco? Perch\u00e9 non si occupa di spiritualit\u00e0? Ecco, per dirla in maniera cruda: l&#8217;uomo pu\u00f2 farsi o non farsi i fatti suoi. Se la Chiesa sceglie di non farsi i fatti propri e s&#8217;impegna nel territorio gi\u00e0 innesca la lotta contro la mafia&#8221;. Anche il &#8220;padrone di casa&#8221;, monsignor Mazzola (pure lui era stato in buoni rapporti con Puglisi), difese Caselli: \u00abE&#8217; stato molto criticato per il suo intervento &#8211; disse &#8211; ma nessuno ha ricordato la sua prima frase: &#8220;Io parlo non da giudice ma da cristiano&#8221;. Non ha puntato il dito contro nessuno, con tutti noi ha fatto &#8220;mea culpa&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>Da queste premesse nacque un documento (29) della Conferenza episcopale siciliana, del maggio &#8217;94, che \u00e8 una pietra miliare, sintesi degli stimoli giunti dal Papa e dal convegno. Si proponeva don Puglisi come modello per tutto il clero. \u00abE&#8217; nostro dovere &#8211; scrissero i vescovi &#8211; ribadire la denuncia dell&#8217;incompatibilit\u00e0 della mafia con il Vangelo. La mafia appartiene, senza possibilit\u00e0 di eccezione, al regno del peccato, e fa dei suoi operatori altrettanti operai del Maligno&#8221;. La condanna non era solo per Cosa nostra ma si allargava anche ai conniventi: &#8220;Tutti coloro che aderiscono alla mafia o pongono atti di connivenza con essa debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo e, per conseguenza, di essere fuori della comunione della sua Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p>Inutile pensare &#8211; come certi mafiosi che praticano una religiosit\u00e0 esteriore &#8211; di poter neutralizzare questo monito &#8220;con atti esteriori di devozione o con elargizioni benefiche. Siffatte manifestazioni dovranno essere considerate strumentali e perci\u00f2 false ed esse stesse peccaminose&#8221;. Ai siciliani, spesso inclini al clientelismo e alla richiesta di favori, i vescovi ricordavano con durezza: &#8220;Chiedere o accettare qualsiasi forma di intermediazione a persone conosciute come appartenenti o contigue alla mafia &#8211; qualunque sia il vantaggio che se ne voglia o possa ricavare &#8211; si deve ritenere che rientri sempre, quanto meno indirettamente, ma non meno colpevolmente, nella fattispecie della connivenza e della collusione&#8221;.<\/p>\n<p>Nel documento i vescovi siciliani sottolineavano di voler opporre alla mafia &#8220;la forza disarmata ma irriducibile del Vangelo&#8230;rivolta alla promozione e alla conversione delle persone, ma nello stesso tempo intransigente nel non autorizzare sconti o ingenue transazioni per ci\u00f2 che concerne il male, chiunque sia a commetterlo o a trarne profitto&#8221;. Ed ecco il riferimento a padre Pino: &#8220;Don Giuseppe Puglisi ha incarnato pienamente questa duplice forza del Vangelo: egli rappresenta un&#8217;indicazione per tutti noi; il modello che ne deriva per il clero di Sicilia e per ogni vero cristiano \u00e8 la sfida che lanciamo a chiunque gli competa&#8221;.<\/p>\n<p>Qualche mese dopo, pochi giorni dopo la visita del Papa nel &#8217;94, anche la Chiesa di Palermo approvava un documento di svolta nella lotta contro la mafia: sulla scia del pronunciamento dei vescovi, si passava &#8211; dal momento della denuncia e del generico invito alla conversione dei cuori &#8211; sul terreno dei comportamenti necessari per risanare la societ\u00e0, facendo tesoro della lezione di concretezza di padre Puglisi. Un contributo decisivo alla preparazione del testo arriv\u00f2 infatti da alcuni giovani sacerdoti che erano stati molto vicini al parroco di Brancaccio.<\/p>\n<p>Il documento, richiamandone altri della Cei, segnava &#8220;il netto e deciso passaggio da una pastorale sacramentale ad una pastorale evangelizzatrice e missionaria&#8221;. Di fronte a una societ\u00e0 ampiamente scristianizzata o cristiana solo formalmente, con schiettezza si rimarcava a tutto il clero che &#8220;non si deve credere che la crescita della Chiesa sia misurabile col numero dei sacramenti distribuiti&#8221;. E che &#8220;bisogna costruire una Chiesa viva, fatta da credenti pi\u00f9 che di praticanti&#8221;. Si fissavano poi alcune indicazioni per &#8220;superare ogni parrocchialismo e individualismo&#8221;, nel tentativo di spingere i sacerdoti verso uno stile comunitario e una &#8220;pastorale d&#8217;insieme&#8221; sul territorio, aperta ai &#8220;bisogni umani e religiosi&#8221; della gente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5636 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1561_falcone_borsellino-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"234\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5636 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1561_falcone_borsellino-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1561_falcone_borsellino-300x234.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1561_falcone_borsellino-450x351.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1561_falcone_borsellino.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>Il testo ricordava anche l&#8217;impegno a &#8220;non dimenticare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti i morti nella lotta contro la mafia e a ricordarli come nostri familiari, per noi caduti&#8221;. Ma la parte piu&#8217; nuova era la conclusione del testo, un vero e proprio vademecum il cui uso doveva servire pure per evitare che &#8220;all&#8217;interno della comunit\u00e0 ecclesiale si riproducano modi di essere mafiosi&#8221;. Alcuni punti richiamavano direttamente il caso Puglisi. Occorre &#8211; stabiliva la Chiesa palermitana &#8211; &#8220;purificare tutte le espressioni della devozione popolare, rianimando di valori cristiani le processioni, sciogliendo comitati di festa religiosa dove prevalesse l&#8217;interesse economico&#8221;; occorre &#8220;vigilare affinch\u00e9 si eviti ogni possibile collateralismo tra realt\u00e0 ecclesiali ed uomini e partiti politici&#8221;; occorre &#8220;rendere in ogni modo protagonisti i poveri, evitando ogni forma di marginalit\u00e0 ed emarginazione&#8221;; occorre &#8220;inserire in ogni tipo di cammino catechistico tematiche riguardanti la cultura della legalit\u00e0 e la dottrina sociale della Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-4412 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0030-187x300.png\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"300\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-4412 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0030-187x300.png\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0030-187x300.png 187w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0030.png 298w\" sizes=\"(max-width: 187px) 100vw, 187px\" \/><\/noscript>Poi, citando esplicitamente don Puglisi, il documento invitava ogni prete, ogni cristiano &#8220;a dialogare con ogni persona, cercando sempre di capire le ragioni profonde dell&#8217;altro e sviluppando una mentalit\u00e0 di pace e di non violenza&#8221;; &#8220;a non chiedere o accettare mai alcuna forma di raccomandazione o favoreggiamento; &#8220;a non acquistare merce controllata dalla mafia come le sigarette di contrabbando&#8221;; &#8220;a non acquistare o accettare la restituzione di merce rubata (auto, motorini&#8230;) grazie all&#8217;opera di discutibili mediatori&#8221;; &#8220;a non giocare scommesse clandestine, totonero ed ogni altra illecita forma di gioco&#8221;; la Chiesa invitava infine &#8220;a non accettare con rassegnazione la logica del pizzo e dell&#8217;usura, ma a sforzarsi di trovare vie associative di lotta in collaborazione con tutte le forze sane presenti ed operanti nelle istituzioni e nella societ\u00e0 civile&#8221;.<\/p>\n<p>In una lettera che accompagnava il documento il cardinale Pappalardo ricordava don Puglisi e gli altri sacerdoti &#8220;negli ultimi tempi fatti oggetto di pesanti minacce di mafiosi&#8221;. E avanzava una meditazione che ha fatto parlare di un ulteriore e definitivo salto di qualit\u00e0 dell&#8217;antimafia cristiana: &#8220;Non era la loro (di Puglisi e degli altri preti, nda) una personale, privata scelta di lotta contro la mafia, quasi un impegno politico da svolgere insieme con altri, ma la conseguenza logica e teologica dell&#8217;aver preso sul serio l&#8217;evangelizzazione del territorio e la sua promozione. Non \u00e8 questo un fattore opzionale della prassi ecclesiale, ma un vero e proprio luogo teologico, dove la Chiesa stessa si riconosce e si autorealizza come tale&#8230;Le vicende di questi giorni aprono la strada al passaggio da un impegno individuale e personale nei riguardi della mafia ad una dimensione comunitaria&#8221;.<\/p>\n<p>Non aveva piu&#8217; ragion d&#8217;essere la strumentale divisione tra i preti antimafia e gli altri preti. Tutti i sacerdoti, anche coloro che ritengono (si illudono?) che nella propria parrocchia non ci sia la mafia, sono chiamati a un impegno esplicito. Non solo a parole ma contrastando i comportamenti illegali, le ambiguit\u00e0 di certe processioni, le raccolte di soldi e gli occhiuti sponsor politici. E tutto ci\u00f2 non va considerato un &#8220;optional&#8221;, da aggiungere &#8211; tempo permettendo &#8211; a messe, battesimi, comunioni, cresime, ma appunto un luogo teologico cio\u00e8 &#8220;la situazione storica attraverso cui Dio interpella la sua Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5632 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1558_don_fm_stabile.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"190\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5632 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1558_don_fm_stabile.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1558_don_fm_stabile.jpg 265w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1558_don_fm_stabile-260x185.jpg 260w\" sizes=\"(max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/noscript>Su questo punto don Stabile riflette cos\u00ec: &#8220;La morte di Puglisi rivelava che l&#8217;esigenza di una pastorale inserita nella realt\u00e0 del territorio e che coglieva l&#8217;uomo nella sua storicit\u00e0 stava penetrando nel tessuto ecclesiale&#8221;. Lo studioso nota in questi documenti anche una novit\u00e0 nel linguaggio e nell&#8217;atteggiamento del cardinale: &#8220;Sembrava che l&#8217;arcivescovo, abbandonando preoccupazioni, polemiche e titubanze dopo la morte di don Puglisi, volesse ricollegarsi con la linea pastorale coraggiosa che si era delineata a Palermo tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, che tante speranze aveva suscitato&#8221;.<\/p>\n<p>E lo storico conclude: \u201cUna soluzione alla pastorale della Chiesa siciliana in questo momento storico si \u00e8 trovata quindi assumendo il modello pastorale che condusse Puglisi al martirio\u2026Semmai il problema che ora si pone \u00e8 quello della ricerca delle modalit\u00e0 di essere di quella pastorale. Il dibattito quindi riprende su due direttive: definire i modi e il linguaggio propri della Chiesa e compiere gesti che favoriscano la comunicazione evangelica e la conversione\u201d.<\/p>\n<p>Tutta la Chiesa \u00e8 quindi chiamata a interrogarsi su come arrivare a \u201cun vero e permanente stato di conversione e riforma per affrontare in modo evangelico e senza paura la modernit\u00e0, abbandonando i vecchi schemi rassicuranti e compromissori di appoggio al potere e di autoaffermazione nella societ\u00e0\u201d (30). Altrimenti, per dirla con Nino Fasullo: \u201cOra la Chiesa \u00e8 cambiata, ha preso posizione. Ha prodotto negli anni Novanta documenti energici. Ma se i documenti non sono vissuti, discussi, rimangono agli atti, passano agli archivi, non restano vivi, non diventano vita. Ecco: credo che ci sia bisogno che la Chiesa si apra ancora di fronte a questo problema\u201d (31).<\/p>\n<p>A distanza di tanti anni, la sfida per il futuro \u00e8 allora proprio quella delineata da Puglisi, che va fatta propria dalla Chiesa intera: i comitati per le feste religiose, soprattutto nelle periferie, sono stati depurati da presenze estranee, da interessi economici e da infiltrazioni mafiose? E\u2019 stata fatta una scelta preferenziale per i poveri e gli ultimi? E\u2019 stato superato il parrocchialismo? Sono stati fatti passi avanti verso la collaborazione tra le comunit\u00e0 della citt\u00e0 ricca e quelle dei quartieri degradati? Esiste ancora il collateralismo politico? Le parrocchie si prestano ancora a essere una grancassa elettorale? Siamo consapevoli degli errori del passato? Oppure si ripropone il rischio, come negli anni Cinquanta e Sessanta, di guardare con miope favore a partiti o uomini politici che, di fronte ad adesioni di facciata al cattolicesimo, sono invece garanti di un sistema di corruzioni e collusioni? Dalle risposte che verranno a queste domande dipende indubbiamente il futuro cammino della Chiesa e della societ\u00e0 siciliana. E del loro rapporto con i poteri (legali e illegali) dell\u2019Isola, dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>27) Atti del convegno (a cura della Cesi) in due voll. La relazione di Ferraro in vol. I, 128 sgg., quella di Caselli in vol. I 237 sgg.<\/p>\n<p>28) Giornale di Sicilia, 31 gennaio 1994<\/p>\n<p>29) Nota pastorale della Cesi, Nuova evangelizzazione e pastorale, n.12, maggio 1994. I titoli dei due documenti palermitani sono \u201cAprite le porte a Cristo. Messaggio dell\u2019arcivescovo\u201d e \u201cScelte ed impegni pastorali della Chiesa palermitana. Documento dei consigli presbiterale e pastorale\u201d, Arcidiocesi Palermo 1994.<\/p>\n<p>30) F.M. Stabile, Don Pino Puglisi prete e martire, cit. 116-118.<\/p>\n<p>31) Intervista all\u2019Unit\u00e0 di S. Lodato 14 gennaio 2004.<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-av_comments_list-efc336e1980f90400772811f3c75511f  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":5636,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[85],"tags":[],"class_list":["post-6734","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa-e-mafia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>6-mafia e Vangelo sono incompatibili - Padre Pino Puglisi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafia-e-vangelo-sono-incompatibili\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"6-mafia e Vangelo sono incompatibili - 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