{"id":6720,"date":"2006-12-04T23:17:31","date_gmt":"2006-12-04T22:17:31","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=6720"},"modified":"2018-06-15T00:01:16","modified_gmt":"2018-06-14T22:01:16","slug":"le-due-lettere-di-ernesto-ruffini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/le-due-lettere-di-ernesto-ruffini\/","title":{"rendered":"2-Le due lettere di Ernesto Ruffini"},"content":{"rendered":"\n<section  class='av_textblock_section av-jgy73pcq-9dccccb6e56806df0967f22fe2ff0fa3 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p style=\"text-align: center;\"><strong>LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA<\/strong><br \/>\nChiesa, societ\u00e0 e poteri in Sicilia<br \/>\nLa comunit\u00e0 ecclesiale e la mafia: dalla sottovalutazione alla condanna<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2) Le due lettere di Ernesto Ruffini<\/strong><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" width=\"40%\"><a href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/chiesa-e-mafia-introduzione\/\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5230 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_sx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5230 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_sx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><\/noscript>Introduzione<\/a><\/td>\n<td align=\"center\" width=\"20%\"><\/td>\n<td align=\"right\" width=\"40%\"><a href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/gli-anni-settanta\/\">Gli anni &#8217;70<img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5230 alignright lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_dx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5230 alignright lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/icone\/freccia_ora_dx_12.png\" alt=\"\" width=\"12\" height=\"12\" \/><\/noscript><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5658 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1583_strage_di_ciaculli-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5658 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1583_strage_di_ciaculli-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1583_strage_di_ciaculli-300x216.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1583_strage_di_ciaculli.jpg 600w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1583_strage_di_ciaculli-450x323.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>La mattina del 30 giugno 1963 una telefonata avvertiva la questura di Palermo di una Giulietta sospetta, abbandonata in un terreno di Ciaculli con una gomma a terra e gli sportelli aperti. Quando, incautamente, fu aperto il bagagliaio, un\u2019esplosione uccise quattro carabinieri, un poliziotto e due militari del Genio dell\u2019esercito. Per tutta l\u2019Italia fu la presa di coscienza dell\u2019esistenza e della pericolosit\u00e0 dell\u2019organizzazione criminale segreta denominata mafia. In Vaticano da nove giorni era stato eletto Papa Paolo VI. Il 5 agosto di quell\u2019anno Angelo Dell\u2019Acqua, sostituto della segreteria di Stato, invi\u00f2 una lettera al cardinale Ernesto Ruffini, in cui &#8211; citando un manifesto affisso a Palermo dalla comunit\u00e0 valdese &#8211; invitava l\u2019arcivescovo a valutare se non fosse \u201cil caso, anche da parte ecclesiastica, di promuovere un\u2019azione positiva e sistematica con i mezzi che le sono propri \u2013 d\u2019istruzione, di persuasione, di deplorazione, di riforma morale \u2013 per dissociare la mentalit\u00e0 della cosiddetta \u201cmafia\u201d da quella religiosa e per confortare questa a una pi\u00f9 coerente osservanza dei principi cristiani, col triplice scopo di elevare il sentimento civile della popolazione siciliana, di pacificare gli animi e di prevenire nuovi attentati alla vita umana\u201d (3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-5626 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1555_card_ernesto_ruffini-300x170.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-5626 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1555_card_ernesto_ruffini-300x170.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1555_card_ernesto_ruffini-300x170.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1555_card_ernesto_ruffini-450x254.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1555_card_ernesto_ruffini.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>La risposta di Ruffini, che era a Palermo dal 1946, a questa lettera del Vaticano fu a dir poco piccata. L\u2019iniziativa dei valdesi veniva bollata come \u201cun ridicolo tentativo di speculazione protestante\u201d. E l\u2019arcivescovo si diceva \u201csorpreso alquanto che si possa supporre che la mentalit\u00e0 della cosiddetta mafia sia associata a quella religiosa. E\u2019 una supposizione calunniosa messa in giro dai socialcomunisti, i quali accusano la Democrazia cristiana di essere appoggiata dalla mafia, mentre difendono i propri interessi economici in concorrenza proprio con organizzatori mafiosi o ritenuti tali\u201d. Un biografo che recentemente si \u00e8 occupato di Ruffini, Angelo Romano, coglie in questo incipit la sorpresa del cardinale che \u201cpercepisce, dietro l\u2019iniziativa di Dell\u2019Acqua, una preoccupazione di Montini\u201d, come se \u201cil pontificato di Paolo VI iniziasse con un segnale chiaro che l\u2019arcivescovo non aveva pi\u00f9 la fiducia totale sulle questioni sociali siciliane come in passato. Non si chiedeva infatti alcun ragguaglio sul problema: solo si indicava una linea da applicare\u201d (4). Nel recente passato \u2013 rispetto alla strage &#8211; lo stesso Montini aveva chiesto spiegazioni a Ruffini per iscritto sul caso dei frati di Mazzarino, finiti sotto processo e difesi a spada tratta dal cardinale.<\/p>\n<p>Nel prosieguo della sua risposta Ruffini aggiungeva: \u201cUn alto funzionario di polizia, ben addentro alle segrete cose e abilissimo, proponeva il dubbio: che cosa si dovesse intendere per mafia, e rispondeva egli stesso che trattasi di delinquenza comune e non di associazione a largo raggio. Spesso sono vendette per torti ricevuti, altre volte contrasti per interessi privati, che creano gelosie e invidie; tal\u2019altra sono giovinastri disoccupati che tentano di far fortuna con furti e ricatti; ma in nessun caso \u00e8 gente che frequenta la Chiesa. In tanti anni di sacro ministero non ho mai potuto rilevare la pi\u00f9 piccola relazione del clero con i delinquenti. I fatti di Mazzarino andrebbero considerati a parte\u201d. Il cardinale difendeva poi la propria azione di pastore e ricordava a Dell\u2019Acqua che \u201cnelle parrocchie \u00e8 tutt\u2019altro che trascurata l\u2019azione di istruzione, persuasione, deplorazione e riforma morale\u201d. \u201cAl presente \u2013 continuava \u2013 non si fa altro che parlare della mafia in Sicilia, ma i ripetuti attentati dinamitardi in Alto Adige e le associazioni delittuose in altri paesi non sono meno riprovevoli\u201d. Gli atti di violenza in Sicilia erano anche ricondotti alle condizioni di degrado economico dell\u2019Isola \u201cdimenticata dal governo nazionale\u201d, con ampie fasce di poveri e analfabeti. Allo stesso modo \u201cl\u2019inchiesta in corso sulla mafia non raggiunger\u00e0 lo scopo voluto se non si provveder\u00e0 a rafforzare la polizia\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di Ruffini, come appare evidente a una lettura senza pregiudizi, \u00e8 difendere il proprio operato davanti al nuovo Papa e soprattutto, come si legge alla conclusione, smentire collusioni organiche e su vasta scala tra clero e criminalit\u00e0: \u201cNon si creda nemmeno per sogno che la religione e la cosiddetta mafia sono consociate\u201d. Sulla mafia l\u2019arcivescovo, seppur facendo proprio un clamoroso errore di prospettiva, si limita a riportare i dubbi di un funzionario di polizia e a sottolineare le strumentalizzazioni che, a parer suo, la sinistra faceva della questione.<\/p>\n<p>Il secondo intervento esplicito di Ruffini sulla questione mafia \u00e8 la lettera pastorale del \u201964 \u201cIl vero volto della Sicilia\u201d. L\u2019intento apologetico \u00e8 chiaro sin dal titolo e l\u2019arcivescovo torna pi\u00f9 volte sull\u2019uso strumentale che, a suo dire, stampa e partiti di sinistra fanno dell\u2019emergenza criminale, gettando una cattiva luce sull\u2019Isola. In questo schieramento egli annota anche Danilo Dolci e \u201cIl Gattopardo\u201d, allora nel pieno del successo col suo agrodolce ritratto dei siciliani indolenti. E infatti Ruffini annota che il romanzo elenca \u201ctutta una serie di motivi deprimenti che suscitano profondo scetticismo e disistima per il popolo cui il principe apparteneva\u201d.<\/p>\n<p>Successivamente Ruffini, citando una ricerca storica del \u201962 di un ex magistrato, fa un excursus sull\u2019origine dei termini \u201cmafia\u201d e \u201cmafiosi\u201d, riferendosi in particolare al mondo agricolo dove l\u2019organizzazione nacque e aument\u00f2 il suo potere. \u201cCos\u00ec il titolo di mafioso \u2013 aggiungeva \u2013 assunse il valore attuale di associazione per delinquere. Qui \u00e8 necessario richiamare le condizioni dell\u2019agricoltura nella Sicilia centrale e occidentale. Venuta meno la difesa che veniva dall\u2019organizzazione feudale e infiacchitosi il potere politico, i latifondisti ebbero bisogno di assoldare squadre di picciotti e di poveri agricoltori per assicurare il possesso delle loro estese propriet\u00e0. Si venne cos\u00ec a costituire uno Stato nello Stato e il passo alla criminalit\u00e0, per istinto di sopraffazione e di prevalenza, fu molto breve\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5641 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1566_silenzio_mafia.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"172\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5641 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1566_silenzio_mafia.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"172\" \/><\/noscript>\u201cTale pu\u00f2 ritenersi \u2013 concludeva il cardinale \u2013 in sostanza l\u2019origine della mafia contemporanea. N\u00e9 pu\u00f2 destare meraviglia che il vecchio, deplorevole sistema sia sopravvissuto, pur essendo cambiato il campo dell\u2019azione. Le radici sono rimaste: alcuni capi, profittando della miseria e dell\u2019ignoranza, sono riusciti a mobilitare gruppi di ardimentosi, pronti a tutto osare. Questi abusi sono divenuti a poco a poco tristi consuetudini perch\u00e9 tutelati dall\u2019omert\u00e0 degli onesti, costretti al silenzio per paura, e dalla debolezza dei poteri ai quali spettavano il diritto e l\u2019obbligo di prevenire e di reprimere la delinquenza in qualsiasi momento e a qualunque costo\u201d.<\/p>\n<p>Come si vede anche da questa breve sintesi, a distanza di un anno l\u2019intervento di Ruffini \u00e8 molto pi\u00f9 articolato ed efficace, analizzando le origini della mafia nel mondo rurale e la forza del suo potere, alimentata dalla miseria e dall\u2019ignoranza. Non manca la dura denuncia della \u201cdebolezza dei poteri\u201d, cio\u00e8 del mancato intervento di repressione da parte dello Stato. E per la prima volta in un documento ufficiale della chiesa si afferma l\u2019esistenza della mafia come associazione a delinquere il cui vincolo si basa sull\u2019omert\u00e0. Uno studioso come Cataldo Naro sottolinea: \u201cLa lettera di Ruffini del 1964 segna un\u2019importante inversione di tendenza. L\u2019arcivescovo scrive di mafia in un documento ufficiale\u2026Con Ruffini la Chiesa mette a tema la mafia, fa proprio un problema dello Stato\u201d (5).<\/p>\n<p>Eppure, nonostante ci\u00f2, sembra avere avuto eco nella pubblicistica solo la prima lettera. Un documento costato a Ruffini un giudizio sommario che, di testo in testo, rimbalza fino ai nostri giorni: lo storico Giuseppe Carlo Marino parla per gli anni Cinquanta e Sessanta di una \u201ccongiura del silenzio\u201d sulla mafia tra Stato e potentati siciliani. E aggiunge: \u201cTra i pi\u00f9 rigorosi nel rispetto di tale clausola \u00e8 da ricordare Ernesto Ruffini che a tal punto riteneva preziosa la mafia da negarne l\u2019esistenza\u201d (6). E l\u2019americano John Dickie in un volume recentissimo: \u201cIl cardinale, cui il comunismo ispirava un sacro terrore, liquidava la mafia come un\u2019invenzione della tattica comunista\u201d (7).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 articolata l\u2019analisi degli studiosi di matrice cattolica. Lo stesso Romano sottolinea: \u201cL\u2019arcivescovo di Palermo non aveva coscienza della portata del problema. La particolarit\u00e0 della struttura mafiosa, i suoi aspetti culturali e \u2013 aspetto affrontato raramente \u2013 religiosi non venivano messi in luce. Ruffini non aveva le categorie mentali per comprendere il garbuglio di consuetudini, complicit\u00e0, silenzi, fatti e violenze che componeva il panorama di Cosa Nostra. La preoccupazione principale del cardinale era difendere l\u2019immagine della Sicilia, smentendo quelle ricostruzioni che la presentavano come il ricettacolo di ogni male\u201d (8).<\/p>\n<p>Un altro studioso, Francesco Michele Stabile, punta il dito sul prevalere, in Ruffini, della \u201cpaura del nemico ideologico marxista e laicista\u201d. A leggere la prima lettera \u201csi ha la sensazione che la sua concezione della mafia era condizionata dalla convinzione che una congiura si tramava contro la Dc, contro la Sicilia e soprattutto contro la chiesa e la religione. Tentava perci\u00f2, citando un funzionario di polizia, di ridimensionare agli occhi del Vaticano l\u2019entit\u00e0 della mafia, negandone l\u2019esistenza come organizzazione e riducendola a delinquenza comune\u2026ma queste affermazioni dovevano suonare strane anche in Vaticano, se in quel periodo il parlamento italiano aveva sentito il bisogno di costituire una commissione d\u2019inchiesta\u201d. A \u201cdiscolpa di Ruffini, non siciliano,\u201d Stabile aggiunge che \u201cin tutti gli anni che aveva trascorso a Palermo, dalle fonti ufficiali dello Stato rari segnali erano venuti sulla pericolosit\u00e0 della mafia. La grande stampa, e soprattutto le relazioni all\u2019inaugurazione degli anni giudiziari, a cui egli non mancava mai, non avevano posto il problema\u2026.D\u2019altronde non esisteva neanche una tradizione di denuncia nel magistero dell\u2019episcopato siciliano a cui egli avesse potuto attingere, anche se si possono trovare lamentele di singoli vescovi\u201d. Il risultato concreto fu deleterio: \u201cNon si accorgeva Ruffini che \u2013 aggiunge Stabile \u2013 anche senza volerlo, egli incoraggiava nella Dc non l\u2019ala del rinnovamento che aveva individuato il problema, quanto quei gruppi del partito che facevano quadrato attorno a uomini molto discussi\u201d. In quegli anni, commenta Stabile, \u201ci vescovi, mentre perseguirono sempre pi\u00f9 il nemico ideologico, non furono allo stesso modo attenti al pericolo della mentalit\u00e0 mafiosa che non intaccava verit\u00e0 di fede, non attaccava il potere della Chiesa, anzi si mostrava rispettosa dell\u2019istituzione ufficiale. Anche se di fatto svuotava il contenuto vitale dell\u2019Evangelo, esaltando solo gli aspetti formali e folkloristici della religione\u201d (9).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una distorsione dei valori cristiani che la mafia mette in atto subdolamente: \u201cIn queste ritualit\u00e0 collettive religiose, la mafia non solo si affermava come depositaria di valori tradizionali (famiglia, religione, onore, ordine), distorti dal loro valore originario, ma di essi si serviva per legittimare davanti al popolo la propria raggiunta potenza\u201d. Vedi la presenza di \u201cpadrini\u201d alle processioni, i copiosi contributi alle feste ecclesiastiche o il rito di iniziazione a Cosa Nostra che viene compiuto bruciando un santino (10).<\/p>\n<p>In definitiva, osserva Stabile, \u201ci vescovi non ebbero il coraggio di denunziare con chiarezza la incompatibilit\u00e0 tra mentalit\u00e0 mafiosa e professione di fede cristiana. La condanna morale delle azioni criminali, che sempre ci fu, non si esplicitava nella condanna della mafia come organizzazione criminale n\u00e9 tanto meno si allargava all\u2019analisi della sua intrinseca cultura antievangelica e dei suoi legami con la politica. Questo spiega l\u2019autocensura nel chiamare la mafia col suo nome in documenti ufficiali. Il momento in cui l\u2019identificazione della Chiesa con il potere politico in Sicilia raggiunse il suo pi\u00f9 alto grado coincise con l\u2019atteggiamento di maggiore ambiguit\u00e0 anche di fronte alla mafia\u201d. Tanto che lo storico ha intitolato un suo lavoro \u201cI consoli di Dio\u201d, riferendosi alle scelte \u201cpolitiche\u201d dei vescovi in quegli anni (11).<img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5645 alignright lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1571_mafia_e_politica.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"190\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5645 alignright lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1571_mafia_e_politica.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1571_mafia_e_politica.jpg 265w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1571_mafia_e_politica-260x185.jpg 260w\" sizes=\"(max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Un altro studioso cattolico, Giuseppe Savagnone, dopo aver sottolineato la portata dell\u2019impegno di Ruffini \u201cvescovo sociale\u201d, all\u2019avanguardia per quei tempi, e il suo impegno per i poveri e le fasce sociali pi\u00f9 deboli della citt\u00e0, conclude sulla stessa lunghezza d\u2019onda: il cardinale ebbe una visione \u201cdella realt\u00e0 sociale e politica subordinata in modo strettissimo alla religione, identificata a sua volta con l\u2019influenza della Chiesa istituzionale sulla societ\u00e0. Da qui una prevalente attenzione del cardinale per la minaccia che, a suo avviso, incombeva sulla societ\u00e0 da parte del comunismo ateo, e una assai minore sensibilit\u00e0, invece, per la portata antievangelica di quelle forme di violenza e di corruzione che formalmente non incrinavano la compattezza della cristianit\u00e0\u201d. In conclusione, anche negli anni successivi, \u201cla presenza di un partito politico di ispirazione cristiana tendeva a esaurire l\u2019attenzione e le aspettative del mondo cattolico che si sentiva in un certo senso esonerato dall\u2019impegno di animazione e trasformazione culturale della societ\u00e0. Il potere democristiano storicamente sembra aver appagato larga parte dei cattolici \u2013 e della stessa gerarchia \u2013 che hanno creduto di poter vivere di rendita su questo potere\u201d. (12)<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>3) I testi di questi documenti in A. Chillura, Coscienza di chiesa e fenomeno di mafia, Palermo 1990. Utili materiali anche in A. Cavadi (a cura di) Il Vangelo e la lupara, Bologna 1994, che riporta anche il manifesto valdese.<\/p>\n<p>4) A. Romano, Ernesto Ruffini, Caltanissetta-Roma 2002, 464 sgg. Sui frati cfr. G. Frasca Polara, La terribile istoria dei frati di Mazzarino, Palermo 1989.<\/p>\n<p>5) C. Naro, Il silenzio della Chiesa siciliana sulla mafia: una questione storiografica, in S. Barone (a cura di) Martiri per la giustizia, Caltanissetta-Roma 1994. Dello stesso autore cfr. Chiesa, movimento cattolico e mafia dalla repressione del prefetto Mori al secondo dopoguerra in A. Cavadi, cit., 29-57. Lo studioso \u00e8 stato tra i pi\u00f9 attivi nel sostenere la necessit\u00e0 di un linguaggio e di un\u2019azione propria della Chiesa che superi le funzioni di supplenza civile nella societ\u00e0 o la mera reprimenda morale. Cfr. il suo saggio Inculturazione della fede e ricaduta civile della pastorale in Synaxis XIV, 1996, 57-82.<\/p>\n<p>6) G. C. Marino, Storia della mafia, Roma 2002, 213.<\/p>\n<p>7) J. Dickie, Cosa Nostra, Roma-Bari 2005, 301 con una aggiornata bibliografia fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p>8) A. Romano, op. cit., 476<\/p>\n<p>9) F.M.Stabile, Cattolicesimo siciliano e mafia, in Syn., cit., 31 e sgg. Sul numero della rivista, nell\u2019articolo di C. Scordato (181 sgg.) una corposa bibliografia su mafia e chiesa dal 1963 alla pubblicazione, alla quale si rimanda per i testi principali di riferimento.<\/p>\n<p>10) N. Fasullo, Una religione mafiosa, in Syn. cit., 83 e sgg.<\/p>\n<p>11) F.M. Stabile, I consoli di Dio, Caltanissetta-Roma 1999. Su Ruffini e la mafia in particolare 469 e sgg.<\/p>\n<p>12) G. Savagnone, La Chiesa di fronte alla mafia, Cinisello Balsamo 1995, 101.<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-av_comments_list-efc336e1980f90400772811f3c75511f  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":6721,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[85],"tags":[],"class_list":["post-6720","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa-e-mafia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>2-Le due lettere di Ernesto Ruffini - Padre Pino Puglisi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/le-due-lettere-di-ernesto-ruffini\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"2-Le due lettere di Ernesto Ruffini - 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