{"id":5799,"date":"2012-09-24T22:15:36","date_gmt":"2012-09-24T20:15:36","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=5799"},"modified":"2018-06-16T11:35:29","modified_gmt":"2018-06-16T09:35:29","slug":"mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/","title":{"rendered":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-21hno7-b68b64b546dc4c440a2dcf23f4b50325 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Nicola Fiorita<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\">(associato di Diritto ecclesiastico nell\u2019Universit\u00e0 della Calabria,<br \/>\nDipartimento di Scienze giuridiche C. Mortati)<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Mafie e Chiesa *<\/strong><\/h3>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-4927 alignleft lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"187\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-4927 alignleft lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"187\" \/><\/noscript>SOMMARIO: 1. I termini di un rapporto controverso \u2013 2. Mafia e consenso sociale \u2013 3. Ritardi e ambiguit\u00e0 dell\u2019antimafia ecclesiale \u2013 4. Da don Puglisi a mons. Bregantini: la sofferta nascita di una pastorale antimafiosa &#8211; 5. Dai singoli casi ai documenti ufficiali: la posizione della Chiesa-istituzione \u2013 6. Vincere la mafia con la Chiesa e grazie alla Chiesa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1 &#8211; I termini di un rapporto controverso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli omaggi usuali che la buona educazione vuole che ogni ospite rivolga a coloro che lo hanno invitato, devo aggiungere uno speciale ringraziamento a chi ha deciso di inserire in un programma cos\u00ec autorevole e innovativo una sessione dedicata al tema \u201cMafie e Chiesa\u201d. Lo faccio volentieri perch\u00e9 mi pare che questa scelta abbia saputo intercettare un problema di consistente rilevanza e di sicura attualit\u00e0, troppo spesso sottovalutato dall\u2019opinione pubblica come dagli esperti della criminalit\u00e0 organizzata e dagli specialisti delle questioni cattoliche. Baster\u00e0 richiamare sin da subito qualche recente avvenimento calabrese &#8211; di cui molto si \u00e8 parlato sui giornali, non solo locali -, per verificare immediatamente la centralit\u00e0 della questione di cui ci apprestiamo a occuparci. E dunque si consideri:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><em>a<\/em>. La decisione del parroco di Sant\u2019Onofrio (Vibo Valentia) di annullare nel 2010 il tradizionale rito pasquale dell\u2019<em>Affruntata<\/em> a causa della presenza di esponenti criminali tra i portatori della statua della Madonna<sup>1<\/sup>. A seguito di questa decisione, il parroco sub\u00ec diverse intimidazioni da parte di alcuni criminali del luogo ma ricevette anche una larghissima solidariet\u00e0 da parte dei fedeli e della societ\u00e0 civile calabrese, tanto che la processione si svolse nei giorni immediatamente successivi alla presenza di un imponente servizio d\u2019ordine.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><em>b<\/em>. Le polemiche virulenti che hanno riguardato l\u2019utilizzazione del santuario della Madonna di Polsi (Reggio Calabria), da sempre luogo simbolo della mafia calabrese ma anche oggetto di un\u2019accorata venerazione popolare. In occasione del pellegrinaggio che si tiene ogni settembre e che coinvolge migliaia di fedeli, i capi delle diverse famiglie mafiose sono soliti ritrovarsi a Polsi per assumere le decisioni pi\u00f9 importanti relative alla gestione dell\u2019organizzazione criminale. Si tratterebbe di una sorta di raduno annuale di una mafia con ramificazioni internazionali che continuerebbe, secondo la vulgata pi\u00f9 diffusa, ad avere una struttura familiare e localistica<sup>2<\/sup>. Le polemiche sull\u2019uso mafioso del santuario raggiunsero il culmine dopo la strage di Duisburg e spinsero il vescovo locale a un\u2019omelia durissima, su cui torneremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><em>c<\/em>. La vicenda del gruppo scout di Rosarno 2, sciolto dai vertici nazionali dell\u2019Agesci dopo il coinvolgimento di un educatore in una inchiesta sulla mafia locale, che ha generato una polemica durissima tra il livello apicale dell\u2019associazione e quello calabrese, sfociata nelle dimissioni di venti capi scout e nella protesta di moltissimi genitori che vedevano sparire da un territorio difficilissimo uno dei pochi riferimenti educativi a disposizione. Il conflitto si \u00e8 esteso anche alla chiesa locale, con la diocesi che premeva per lo scioglimento e i parroci di Rosarno (Reggio Calabria) che si schieravano con la popolazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><em>d<\/em>. Il ruolo simbolico assunto negli anni passati dal vescovo di Locri-Gerace (Reggio Calabria), Mons. Bregantini &#8211; vero leader dell\u2019antimafia sociale in Calabria, iniziatore di una nuova stagione di consapevolezza e impegno in questa Regione<sup>3<\/sup> &#8211; e le polemiche furibonde che fecero seguito alla decisione, formalizzata negli ultimi giorni del 2007, di disporne il trasferimento da Locri a Campobasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso, questi primissimi esempi sono tutti relativi a episodi avvenuti in Calabria. Sar\u00e0 infatti una costante di questo intervento l\u2019attenzione privilegiata \u2013 anche se non esclusiva &#8211; al rapporto tra \u2018ndrangheta e chiesa calabrese. Una scelta che \u00e8 fondata su tre distinte ragioni, che ritengo opportuno esplicitare immediatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, la Calabria \u00e8 la terra che conosco meglio, non tanto per esserci nato quanto perch\u00e9 qui da qualche anno sono tornato a vivere e a svolgere la mia attivit\u00e0 accademica. In secondo luogo, il panorama di per s\u00e9 molto ridotto di studi sul tema si compone quasi esclusivamente di analisi relative alla mafia siciliana, cos\u00ec che il versante calabrese della questione \u00e8 ancora in buona parte da esplorare e da indagare<sup>4<\/sup>. In terzo e ultimo (e decisivo) luogo, vi \u00e8 comunque da considerare che non esistono differenze sostanziali in ordine all\u2019atteggiamento mantenuto dalle singole mafie nei confronti del cattolicesimo e dalla comunit\u00e0 ecclesiale di questa o di quella regione meridionale nei confronti della criminalit\u00e0 organizzata. Le differenze sono differenze di uomini, di tempi, di contesti, di episodi, tali da indurre a ricostruzioni specifiche ma non da incidere sulla visione complessiva del rapporto tra fenomeno mafioso e chiesa cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul finire del 2010 ho partecipato a un dibattito su questo tema, svoltosi a Reggio Calabria, che aveva come protagonisti due ospiti molto autorevoli: Isaia Sales (gi\u00e0 deputato e sottosegretario, ora docente universitario e saggista di un certo successo), da cui sono piovute sottolineature forti delle incertezze, delle ambiguit\u00e0 e delle colpe che la Chiesa ha accumulato in questi decenni sul terreno della lotta alla mafia, e Mons. Foderaro (direttore dell\u2019Istituto superiore delle scienze religiose di Reggio Calabria), da cui \u00e8 venuta, al contrario, l\u2019orgogliosa rivendicazione degli sforzi straordinari che il mondo cattolico ha compiuto sul medesimo versante<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una duplicit\u00e0 di letture che ripropongo in apertura di questo contributo perch\u00e9 essa rende perfettamente l\u2019ambivalenza del rapporto tra Chiesa e mafie<sup>6<\/sup>. C\u2019\u00e8 del vero in quello che scrive Sales quando ricostruisce le vite storte di alcuni esponenti del clero meridionale, quando denuncia l\u2019uso strumentale della religione da parte dei mafiosi che la Chiesa ha spesso tollerato, agevolando la formazione e la tenuta di un consenso sociale diffuso intorno alle organizzazioni criminali, quando richiama l\u2019attenzione sulle ambiguit\u00e0 che hanno macchiato l\u2019atteggiamento ecclesiale in merito al fenomeno del pentitismo. Ma c\u2019\u00e8 del vero anche nelle contrapposte posizioni che ricordano il sacrificio estremo di alcuni preti meridionali, lo sforzo quotidiano di tanta parte dell\u2019associazionismo cattolico, l\u2019argine opposto da queste stesse realt\u00e0 alla penetrazione mafiosa in contesti di elevata sofferenza sociale, le esperienze straordinarie maturate in questi anni nei luoghi pi\u00f9 nascosti del paese che hanno ravvivato la speranza, la legalit\u00e0, il rifiuto della violenza e dei soprusi. Per dirla banalmente, la storia della Chiesa italiana \u00e8 tanto la storia oscura di Don Frittitta quanto la storia eroica di Don Puglisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 su questo duplice binario che prover\u00f2 a giocare le mie riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2 &#8211; Mafia e consenso sociale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un acuto studioso del fenomeno mafioso e della societ\u00e0 calabrese, Vittorio Mete, ha dedicato una speciale attenzione al tema dell\u2019infiltrazione criminale dei consigli comunali, anche quelli pi\u00f9 isolati e minuscoli<sup>7<\/sup>. La sua indagine parte da una domanda che, apparentemente, aggiunge delle dosi d\u2019ingenuit\u00e0 al rigore metodologico della ricerca, ma che invece incanala con sagacia la riflessione su uno dei temi essenziali dell\u2019analisi del fenomeno mafioso contemporaneo. Quello che l\u2019autore, in buona sostanza, si domanda \u00e8 per quali motivi la \u2019ndrangheta miliardaria, che muove grandi capitali, che penetra nelle regioni ricche dell\u2019Europa, che controlla i migliori ristoranti romani e i locali milanesi alla moda abbia ancora interesse e bisogno di eleggere l\u2019assessore al traffico di Canolo, l\u2019assessore al turismo di Molochio o il vice-sindaco di qualche altro sperduto e sconosciuto paesino calabrese? Mete risponde al quesito individuando la giustificazione di questa resistenza ai processi di modernizzazione delle organizzazioni criminali nella persistente necessit\u00e0 delle famiglie mafiose di mantenere il controllo sociale dei propri luoghi di origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2018altronde, come nota un altro esperto del fenomeno \u201ci gruppi mafiosi si qualificano \u2013 sin dalle origini \u2013 per le capacit\u00e0 di radicarsi in un territorio, di disporre di notevoli risorse economiche, di controllare le attivit\u00e0 comunitarie e di influenzare la vita politica e istituzionale \u2026 ricorrendo all\u2019uso di un apparato militare ma ricercando anche un certo grado di consenso sociale\u201d<sup>8<\/sup>. I mafiosi, scrive Rocco Sciarrone, sono al tempo stesso specialisti della violenza e specialisti delle relazioni sociali<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dispiegare efficacemente questa loro peculiare competenza i mafiosi hanno bisogno di possedere e di mantenere un radicamento, una legittimazione, un\u2019appartenenza alla cultura del luogo in cui si muovono che gli viene anche, e a volte in prevalenza, dalla partecipazione ai riti, alle cerimonie e pi\u00f9 in generale dall\u2019appartenenza visibile e riconosciuta alla chiesa cattolica. Non a caso non si conoscono esempi di mafiosi atei o anticlericali<sup>10<\/sup>, fatto salvo l\u2019esempio particolarissimo di Matteo Messina Denaro, personaggio misterioso e per certi versi irripetibile, presentando caratteristiche assolutamente peculiari anche sotto diversi altri profili<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019uso di un linguaggio che evoca continuamente l\u2019elemento spirituale12, tramite la partecipazione attiva e visibile alle feste religiose, mediante l\u2019assunzione di ruoli di rilievo nelle medesime feste e in tutti i riti religiosi (specie nel battesimo, che ancora oggi costruisce in larga parte del territorio meridionale vincoli anche pi\u00f9 intensi e duraturi di quelli parentali<sup>13<\/sup>), i mafiosi perpetuano la legittimazione all\u2019esercizio di posizioni di dominio all\u2019interno della comunit\u00e0 locale, garantendosi quel rispetto che rappresenta l\u2019altra faccia della paura che essi incutono ai consociati. In sostanza, i momenti di aggregazione intorno ai riti religiosi consentono ai mafiosi di consolidare i legami sociali ma anche di \u201costentare la potenza individuale e familiare\u201d<sup>14<\/sup>, rinnovando in ultima analisi quella che Renate Siebert chiama la \u201csignoria territoriale\u201d<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riprendere uno degli esempi introdotti in apertura, a Sant\u2019Onofrio (come a Catania, durante la festa di Sant\u2019Agata) i mafiosi innalzano sulle proprie spalle la statua del santo forse anche perch\u00e9 credenti e devoti ma certo principalmente allo scopo di legittimare il proprio ruolo sociale, di affermare visibilmente una presenza qualificata nelle manifestazioni pi\u00f9 tradizionali e pi\u00f9 popolari di quella specifica comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo di questa strategia presuppone una lunga e colpevole tolleranza da parte della Chiesa cattolica, le cui propaggini locali solo recentemente \u2013 come vedremo tra qualche pagina \u2013 hanno modificato il proprio atteggiamento, cominciando in pi\u00f9 occasioni a far prevalere la sostanza del messaggio evangelico sull\u2019esteriorit\u00e0 dei comportamenti e sulla condivisione solo formale dell\u2019insegnamento ecclesiale che rappresenta, evidentemente, la cifra principale dell\u2019agire mafioso in questo ambito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3 &#8211; Ritardi e ambiguit\u00e0 dell\u2019antimafia ecclesiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Isaia Sales, nel suo gi\u00e0 citato intervento, si chiede proprio come la Chiesa abbia potuto tollerare che degli assassini si presentassero e agissero nella societ\u00e0 come dei buoni fedeli cattolici. \u00c8 la stessa domanda che a met\u00e0 degli anni \u201990 si pose don Nino Fasulo, animatore della rivista il Segno, e che prima o poi si pongono tutti coloro che si accostano a questo controverso tema. Senza dubbio si tratta di un quesito difficilmente eludibile per chi indaga il rapporto tra chiesa e mafie, ma a ben vedere si tratta allo stesso tempo di un quesito che non pu\u00f2 essere posto con riferimento esclusivo al tema di nostro interesse, perch\u00e9 ogni tentativo di risposta conduce a estendere l\u2019indagine alle forme di compatibilit\u00e0 che nel corso dei secoli il messaggio evangelico ha sperimentato con le dittature, con i totalitarismi, con il fanatismo<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritardo con cui la Chiesa ha fatto ingresso nel campo dell\u2019antimafia non pu\u00f2 essere spiegato solo con le debolezze degli uomini che la rappresentavano nel Sud Italia, con la sottovalutazione della mafia, con i condizionamenti culturali che marchiavano la vita di regioni povere e arretrate come quelle meridionali; vi \u00e8 alla base di questo ritardo certamente qualcosa di pi\u00f9 profondo, qualcosa che si annida nella concezione escatologica del bene e del male, nei rapporti tra questo e quell\u2019altro mondo, nella legittimazione di quel male minore che serve a evitare un male maggiore che \u00e8 stata magistralmente evocata da Paolo Sorrentino nel suo film, <em>Il divo, <\/em>su Giulio Andreotti. Non si dimentichi cio\u00e8 che la mafia, come le dittature fasciste e tante altre drammatiche esperienze, \u00e8 stata percepita in alcuni ambienti come un argine alla proliferazione del pensiero marxista, un male minore ampiamente tollerabile rispetto al male maggiore rappresentato dal pericolo comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo punto insiste particolarmente Enzo Ciconte, che della mafia e della societ\u00e0 meridionale \u00e8 da molti anni un attento studioso, dopo essere stato anche deputato del Pci. Secondo Ciconte, la Chiesa meridionale \u00e8 rimasta per lungo tempo condizionata dalla propria radice contadina e tradizionalista, lasciandosi cos\u00ec docilmente cooptare in quella santa alleanza conservatrice, se non reazionaria, che per la maggior parte del secolo scorso si \u00e8 opposta con tutti i mezzi a propria disposizione a qualsivoglia cambiamento degli equilibri di potere. La permanenza della Chiesa in questo fronte dipendeva in larga parte dalla sua avversione nei confronti del liberalismo e del comunismo, avversione cos\u00ec radicale da spingere a forme di collaborazione o vicinanza con qualsiasi forza, mafia compresa, che rifiutasse quelle idee<sup>17<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se si ferma l\u2019analisi a quel periodo storico, ci\u00f2 che immediatamente colpisce l\u2019osservatore \u00e8 certamente \u2013 come gi\u00e0 era stato notato da uno dei primissimi autori che si sono occupati del rapporto tra chiesa e mafia<sup>18<\/sup> \u2013 la ridottissima quota di interventi episcopali in materia e la centralit\u00e0 di figure come il Cardinale di Palermo, Ernesto Ruffini, che consideravano il comunismo il male assoluto e contestualmente negavano la pericolosit\u00e0 del fenomeno mafioso. E, per\u00f2, dobbiamo allo stesso tempo rammentare come nessuna delle grandi agenzie formative che operavano nelle regioni meridionali negli anni \u201950, \u201960, e per certi versi ancora negli anni \u201970 del secolo scorso, abbia mai inserito la lotta alla mafia tra le proprie priorit\u00e0. Molto poco, ad esempio, si \u00e8 scritto delle ambiguit\u00e0 e delle opacit\u00e0 che caratterizzarono nel primo dopoguerra l\u2019operato di alcuni settori del Partito comunista calabrese \u2013 che pure rappresent\u00f2 successivamente la punta pi\u00f9 avanzata della lotta alla \u2018ndrangheta \u2013, quando in alcuni specifici contesti territoriali (Caulonia, Africo, Limbadi, tanto per introdurre qualche riferimento concreto) i militanti comunisti percepivano nel mafioso \u2013 ignorante, figlio della terra, povero \u2013 un possibile alleato nella lotta all\u2019ordine costituito, immaginando di indirizzare la loro barbara violenza al servizio di un progetto di riscatto sociale che ne avrebbe egemonizzato e riconvertito le storture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 soltanto a partire dai tragici eventi di Reggio Calabria, che segneranno l\u2019alleanza tra mafia e destra estrema con tanto di benedizione da parte di alcuni pezzi dello Stato, che questa colpevole tolleranza di una parte della societ\u00e0 calabrese trover\u00e0 fine e inizier\u00e0 una nuova, pi\u00f9 consapevole, stagione di rifiuto della violenza e della mentalit\u00e0 mafiosa. Se la storia della mafia calabrese passa per alcuni ben precisi punti di svolta (i moti di Reggio, la terribile stagione dei sequestri, la gestione dei rifiuti) va ammesso che solo alcuni segmenti della societ\u00e0 calabrese hanno saputo reagire con tempestivit\u00e0 e adeguatezza a queste trasformazioni e che per lungo tempo le posizioni della Chiesa si sono piuttosto distinte per lentezza e inefficacia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale, possiamo convenire con chi ritiene che la Chiesa cattolica abbia vissuto un\u2019epoca dell\u2019indifferenza rispetto al fenomeno mafioso e una successiva fase del silenzio prima di approdare a quello che \u00e8 stato definito il tempo della Parola<sup>19<\/sup>. I primi due periodi hanno consentito che la mafia crescesse nella societ\u00e0 meridionale, non contro la Chiesa ma grazie alla Chiesa e dentro la Chiesa, alimentando quello strumentario di commistioni, equivoci e strumentalizzazioni con cui ancora oggi ci dobbiamo confrontare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se molto \u00e8 cambiato, come vedremo, questo lascito del passato induce anche autorevoli commentatori a non recedere dalla propria diffidenza e a segnalare con una punta di rincrescimento come la Chiesa calabrese continui a selezionare in modo discutibile le proprie priorit\u00e0, preferendo insistere eccessivamente sui temi della famiglia o della bioetica piuttosto che predisporre tutto lo sforzo necessario a rendere efficace la propria pastorale antimafiosa<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alessandra Dino, in un suo bel libro cui pi\u00f9 volte si far\u00e0 riferimento in queste pagine, insiste opportunamente su alcuni valori fondamentali della religione cattolica e sull\u2019impatto che essi possono produrre nelle strategie di contrasto al fenomeno mafioso. In particolare, nell\u2019analisi della studiosa palermitana torna pi\u00f9 volte in rilievo il sacramento della confessione<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, come evidenziano recenti ricerche sociologiche, di un sacramento in crisi, e che pi\u00f9 di altri risente di quella individualizzazione della religiosit\u00e0 che scuote ogni tipo di appartenenza confessionale<sup>22<\/sup>. Peraltro, chi segue, sia pure superficialmente, l\u2019evoluzione del dibattito interno alla chiesa cattolica sa bene che da tempo il sacramento della confessione \u00e8 al centro delle riflessioni dei pi\u00f9 attenti e autorevoli rappresentanti dell\u2019ala riformista del cattolicesimo. Gi\u00e0 nel 1999, il cardinale Carlo Maria Martini in un suo celebre discorso intitolato \u201cVerso l\u2019indizione di un Concilio Vaticano III\u201d, inseriva tra i principali profili di discussione la rivisitazione della regolamentazione della penitenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza considerare adeguatamente queste voci dissonanti rispetto al magistero ufficiale e la conseguente ricchezza del dibattito ecclesiale, alcuni tra i critici pi\u00f9 severi della Chiesa ritengono che la dottrina cattolica permetterebbe un accesso sin troppo agevole al conseguimento del perdono, dovendosi ritenere sufficiente a questi fini il pentimento del fedele espresso a una competente autorit\u00e0 religiosa<sup>23<\/sup>. Nessun obbligo di ravvedimento operoso dunque, nessun obbligo di espiare una condanna, ma semplicemente l\u2019allontanamento fisico e morale dalla condotta errata e il dialogo interiore con Dio sarebbero le condizioni richieste per conseguire l\u2019assoluzione religiosa. Questa descrizione non \u00e8 totalmente condivisibile, ma certo rende subito percepibile l\u2019impatto difficoltoso del pensiero cattolico sulla legislazione statale in materia di pentiti, laddove l\u2019accesso alle misure di vantaggio \u00e8 subordinata a una condotta attiva del soggetto che con le proprie dichiarazioni evita per il futuro la commissione di nuovi reati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estremizzando queste differenze, alcuni sacerdoti siciliani hanno espresso critiche e perplessit\u00e0 sulla legislazione in questione, arrivando a descrivere come delatori i pentiti che, con le proprie dichiarazioni, rendevano possibile l\u2019arresto di uno o pi\u00f9 soggetti<sup>24<\/sup>. Molto opportunamente la Chiesa siciliana ha condannato tali dichiarazioni e ha chiarito che il perdono cristiano non pu\u00f2 essere ridotto a un fatto intimistico, ma richiede sempre la riparazione del danno compiuto<sup>25<\/sup>. Una presa di posizione importante che comunque non dissipa completamente la sensazione che alcuni atteggiamenti del clero meridionale abbiano contribuito ad alimentare un clima di ostilit\u00e0 e sospetto nei confronti dei pentiti di mafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esempio forse pi\u00f9 eclatante di questo pezzo di clero meridionale che travisa alcuni comandi evangelici e li piega fino al punto di far coincidere comandi religiosi e mentalit\u00e0 mafiosa \u00e8 rappresentato da Mario Frittitta, un frate carmelitano che venne arrestato sul finire degli anni \u201990 con l\u2019accusa di favoreggiamento del boss palermitano Pietro Aglieri. Qui, ovviamente, non interessa tanto la vicenda giudiziaria di Padre Frittitta, condannato in primo grado e poi assolto da tutte le accuse nei giudizi successivi, quanto piuttosto le ragioni di ordine spirituale con cui questi giustific\u00f2 il proprio comportamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Mario Frittitta non nega di aver frequentato per un certo periodo di tempo il covo di Pietro Aglieri, sebbene da questo comportamento derivi l\u2019accusa di aver favorito la latitanza di un criminale spietato. La difesa del frate si gioca completamente sull\u2019opportunit\u00e0, anzi addirittura sulla necessit\u00e0, degli uomini di chiesa di interloquire con ogni persona, boss della mafia compresi, e di accompagnare il cammino di ogni peccatore verso la conversione o comunque verso un percorso interiore di purificazione<sup>26<\/sup>. Ne risulta la giustificazione della celebrazione dei sacramenti e delle ripetute visite nel covo di un capomafia, posto che in questa ottica tali eventi non avrebbero favorito la sua latitanza ma al contrario avrebbero facilitato il suo avvicinamento alla parola di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 evidente anche da questa breve ricostruzione della sua difesa, sfugge completamente al frate che il problema non consiste nella presenza della Chiesa in ogni luogo della societ\u00e0, da quelli pi\u00f9 lussuosi a quelli pi\u00f9 abietti, ma piuttosto nelle modalit\u00e0 concrete di tale presenza, e che la frequentazione di criminali gi\u00e0 condannati e per di pi\u00f9 ricercati dalla giustizia da parte di un uomo di chiesa senza che vi sia al contempo una condanna chiara e totale di quelle azioni, senza che vi sia la richiesta assordante che essi esteriorizzino il proprio eventuale pentimento e senza che l\u2019accesso ai sacramenti avvenga nelle forme e con le condizioni normalmente richieste dal magistero non pu\u00f2 che trasmettere all\u2019opinione pubblica un messaggio di vicinanza, comprensione, addirittura simpatia, ovvero non pu\u00f2 che rilegittimare agli occhi del popolo di Dio la figura screditata del capomafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4 &#8211; Da don Puglisi a mons. Bregantini: la sofferta nascita di una pastorale antimafiosa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia del clero meridionale degli ultimi decenni \u00e8 anche la storia di figure di ben altro spessore rispetto a quelle sin qui richiamate. Don Pino Puglisi e don Peppino Diana sono inevitabilmente i primi due nomi che affiorano sulle labbra di chiunque abbia voglia di raccontare questa storia. Nemmeno in questo caso s\u2019intende qui ricostruire gli eventi tragici che spezzarono la vita e l\u2019azione di questi due sacerdoti, volendosi soltanto rimarcare l\u2019esistenza di un clero strenuamente impegnato contro la mafia e disposto a sacrificare la propria esistenza pur di non indietreggiare di un passo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanti altri sacerdoti rinnovano oggi questo impegno. In Calabria, don Pino de Masi \u2013 vicario della diocesi di Palmi ed esponente regionale di Libera \u2013 don Giuseppe Campisano, parroco di Gioiosa Jonica e vittima di diverse intimidazioni, don Giacomo Panizza la cui esperienza \u00e8 ora narrata in un libro di recente pubblicazione<sup>27<\/sup> e via dicendo. L\u2019apporto peculiare di queste esperienze va individuato nella capacit\u00e0 degli uomini di Chiesa di spostare l\u2019impegno contro la mafia dal piano prevalentemente teorico a quello pi\u00f9 pratico e concreto. La pastorale antimafia si accompagna con un\u2019azione quotidiana di prevenzione e di recupero che si svolge nei luoghi pi\u00f9 caldi del territorio e che si rivolge agli ambienti pi\u00f9 esposti e fragili<sup>28<\/sup>. Questi sacerdoti indicano con la propria parola la retta via ai fedeli e al contempo offrono \u2013 e qui sta a mio avviso il loro principale merito \u2013 una prima chance di salvezza, concreta e riconoscibile, a soggetti ad alto rischio di inserimento nel mondo criminale e, ancora, una seconda chance di salvezza a chi da quel mondo intende uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa grande capacit\u00e0 degli uomini di chiesa \u00e8 ben percepibile, ad esempio, nell\u2019esperienza delle cooperative del consorzio Goel, la cui nascita \u00e8 il frutto dell\u2019impegno di mons. Bregantini e la cui azione deve superare immaginabili avversit\u00e0 ma anche imprevedibili traversie di cui ci occuperemo tra poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa nuova e vigorosa sensibilit\u00e0 non connota soltanto l\u2019azione di qualche prete di frontiera, ma da tempo influenza positivamente gli orientamenti dei vertici della chiesa meridionale e, pi\u00f9 in particolare, calabrese. In particolare, voglio qui sottolineare l\u2019azione di quei vescovi che stanno cercando di depurare la vita ecclesiale dall\u2019inquinamento mafioso, restituendo un senso religioso a manifestazioni e riti che \u2013 come abbiamo detto \u2013 spesso venivano utilizzati strumentalmente dagli appartenenti alle cosche locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mons. Mondello, vescovo di Reggio Calabria, il 13 settembre del 2011, nel messaggio rivolto alla citt\u00e0 in occasione delle feste mariane, ha pronunciato espressioni inequivocabili, denunciando apertamente l\u2019urgenza di riappropriarsi delle feste religiose da parte della comunit\u00e0 cristiana, ponendo cos\u00ec termine a quella tolleranza che ha consentito che tali feste passassero lentamente \u201cdall&#8217;essere manifestazione della fede del popolo cristiano al diventare un\u2019impresa, pi\u00f9 o meno redditizia, affidata o accaparrata da gente lontana dalla Chiesa, che disconosce il significato stesso della festa cristiana e che intende gestire la manifestazione secondo capricci e finalit\u00e0 spesso innominabili. In questo modo le feste religiose, sempre pi\u00f9 spesso, hanno tristemente smesso di essere feste del popolo cristiano; e sono di fatto diventate, nel loro svolgersi, propriet\u00e0 di gruppi, alle volte mafiosi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Morosini, conduce da alcuni anni un\u2019intensa azione volta a depurare la gi\u00e0 citata festa della Madonna di Polsi da significati extra-religiosi. Come abbiamo sottolineato, la visita al santuario che coinvolge, all\u2019inizio di ogni settembre, migliaia di fedeli \u00e8 stata utilizzata per lo svolgimento di alcuni summit mafiosi, tanto da potersi ritenere che in alcuni momenti della storia recente quel luogo avesse assunto non solo un valore altamente simbolico per le famiglie \u2018ndranghetiste ma anche una sorta di condizione di extraterritorialit\u00e0 di fatto con conseguente sospensione del diritto statale. Nell\u2019omelia del settembre del 2011, riprendendo le accalorate parole pronunciate a Polsi un anno prima, mons. Morosini ha rinnovato l\u2019impegno della chiesa calabrese a purificare la religiosit\u00e0 popolare evitando qualsiasi commistione con fenomeni criminali di ogni genere e ha invocato il sostegno dell\u2019intera comunit\u00e0 e delle istituzioni politiche in questo cammino di profondo rinnovamento<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di questi richiami, pur inevitabilmente contenuti, si deve ritenere che la suggestione di un clero composto da uomini modesti, poco coraggiosi, totalmente immersi nella subcultura del luogo di origine, propensi ad adattare il Vangelo ai costumi tradizionali della comunit\u00e0 di riferimento, sia abbondantemente datata e non pi\u00f9 utilizzabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, sarebbe ingenuo identificare completamente il clero meridionale con le sue avanguardie pi\u00f9 avvedute e sensibili. Esso piuttosto appare ancora composto da personalit\u00e0 differenti e per certi versi lontanissime tra loro. Per tornare in Calabria, quale esempio di quella antica descrizione potrebbe prendersi don Mem\u00e9 Ascone, parroco di Rosarno, il quale chiamato a testimoniare dal Tribunale di Palmi nel processo \u201cAll Inside\u201d, sciorina una serie di luoghi comuni a proposito dei presunti reggenti della cosca Pesce, presentati al collegio giudicante come buoni fedeli sempre presenti alle funzioni religiose, assidui frequentatori della parrocchia, generosi sostenitori di attivit\u00e0 sociali, compagni di scampagnate tra i boschi in cerca di funghi<sup>30<\/sup>. Insomma, una lettura in cui l\u2019atteggiamento esteriore dei soggetti, e la loro adesione alle forme pi\u00f9 visibili dell\u2019appartenenza confessionale, prevale completamente su qualunque altro elemento e occulta incredibilmente la dimensione della violenza e del crimine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5 &#8211; Dai singoli casi ai documenti ufficiali: la posizione della Chiesa-istituzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seconda dei punti di osservazione \u00e8 dunque possibile narrare una storia luminosa ed eroica del rapporto chiesa-mafie o una storia oscura e peccaminosa della medesima relazione. Ma proprio per questa irriducibile ambivalenza, ritengo maggiormente utile riflettere sulle dichiarazioni ufficiali e sugli orientamenti della Chiesa-istituzione piuttosto che sulle debolezze o sulle vite straordinarie dei singoli. Ovvero ritengo che l\u2019unica operazione effettivamente significativa sia quella volta a ricostruire una storia reale e solida del rapporto tra la Chiesa (e non tra gli uomini di chiesa) e le mafie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, la valutazione mi pare molto pi\u00f9 semplice e lineare. La Chiesa ufficiale sconta un forte ritardo e una lunga timidezza in tema di contrasto alla mafia che muta in maniera significativa negli anni \u201980 del secolo scorso<sup>31<\/sup> e si interrompe definitivamente nel 1993 con il celebre discorso della Valle dei templi di Giovanni Paolo II. Da quel momento in avanti la tendenza alla prudenza e alla sottovalutazione comincia a rarefarsi e sia pure con mille incertezze, con i tempi lunghi che da sempre segnano l\u2019attivit\u00e0 ecclesiale \u2013 naturalmente refrattaria a rotture improvvise e stravolgimenti radicali -, la linea di condanna del fenomeno mafioso \u00e8 perseguita in maniera coerente<sup>32<\/sup>, trovando infine un suo sbocco decisivo nel documento della Conferenza episcopale sul mezzogiorno del 2010, nel discorso palermitano di Benedetto XVI del 3 ottobre dello stesso anno, nelle prese di posizione registrate durante la settimana sociale di Reggio Calabria ancora dell\u2019autunno 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa calabrese, invero, condannava in maniera inequivocabile la mafia gi\u00e0 in una Lettera Pastorale del 1948, e nel passato possono essere rintracciati ulteriori e numerosi documenti di sicuro interesse come, ad esempio, quello del 30 novembre del 1975 con cui la conferenza episcopale calabrese denunciava il peso negativo della mafia su un ogni progetto di sviluppo della regione. Ancora, la stessa Cec, nel 1979, definiva la mafia come cancro esiziale e soprastruttura parassitaria33; ci\u00f2 nondimeno, la condanna delle mafie \u2013 descritte come strutture di peccato \u2013 contenuta nel documento sul mezzogiorno della CEI, che \u00e8 stato sopra richiamato, rappresenta una svolta storica, perch\u00e9 per la prima volta determina una condanna ufficiale della mafia in quanto tale, individuando la commissione del peccato non nel singolo ed eventuale atto delittuoso ma nella mera partecipazione all\u2019associazione. Un peccato associativo, che pure non \u00e8 una novit\u00e0 nel pensiero cattolico (si pensi alla scomunica comminata in passato per i massoni e per i comunisti) ma che \u00e8 per l\u2019appunto una novit\u00e0 straordinaria in ordine al tema di nostro interesse. Resta casomai da consegnare al dibattito il dato di una condanna netta dell\u2019associazione criminale \u2013 tale da colpire non solo chi delinque ma anche chi in qualunque modo agevola il perpetuarsi della presenza mafiosa \u2013 che per\u00f2 non viene completata dalla previsione della sanzione massima, quella della scomunica, che pure \u00e8 stata comminata in altri casi<sup>34<\/sup> e che pure \u00e8 stata evocata da mons. Bregantini nei confronti di tutti coloro che \u201cfanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi\u201d<sup>35<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una strada lineare e direi irreversibile quella intrapresa negli ultimi anni dal magistero cattolico ma, per l\u2019appunto, non ancora giunta al dispiegamento di tutti i mezzi che la Chiesa ha a propria disposizione. In questo senso, mi permetto un\u2019ulteriore suggestione ricordando come da sempre il Vaticano utilizzi la santit\u00e0 per fornire un modello di comportamento al popolo di Dio<sup>36<\/sup>, cos\u00ec che la scelta del numero, dei tempi, e della personalit\u00e0 dei beati risponde spesso a una strategia politica ben precisa della Curia. Se per lungo tempo l\u2019accesso alla santit\u00e0 era riservato a uomini e donne eccezionali, a chi aveva conosciuto il martirio o aveva vissuto in maniera straordinaria la propria fede, con Giovanni Paolo II si affaccia una nuova concezione di santit\u00e0, aperta a chi ha consumato la propria vita nel mondo, ovvero a quei tanti laici che hanno saputo coniugare in modo mirabile la fede con la presenza nella societ\u00e0 degli uomini. Se la santit\u00e0 pu\u00f2 essere raggiunta da tutti i fedeli, ecco che la selezione di questa o di quella figura assume \u2013 ancor pi\u00f9 di ieri \u2013 il senso di un esempio da seguire per l\u2019intera comunit\u00e0 ecclesiale, il modello cui il buon cristiano deve tendere, l\u2019indicazione visibile e riconoscibile delle priorit\u00e0 della Chiesa al mutare dei tempi. Non stupisce, quindi, che nel pieno della campagna contro la pedofilia che ha investito pesantemente la Chiesa cattolica in molti Paesi occidentali, la risposta della Chiesa sia passata anche attraverso la proclamazione della santit\u00e0, nell\u2019ottobre del 2010, di Suor Mary MacKillop, che denunci\u00f2 gli abusi sessuali commessi da un sacerdote su alcuni bambini di una scuola cattolica venendo per questo duramente osteggiata dai propri superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, \u00e8 chiaro che l\u2019annunciata beatificazione di don Puglisi (di cui si discute dal lontano 1998 quando per iniziativa del cardinale De Giorgi venne attivata a livello diocesano la causa per il riconoscimento del martirio e la cui procedura \u00e8 ora nelle mani di mons. Bertolone, arcivescovo di Catanzaro) non assumerebbe soltanto una valenza spirituale, offrendo al contrario a tutti i cattolici meridionali un esempio chiaro e riconoscibile di vita giusta, un modello a portata di mano che si connota per l\u2019intransigente rifiuto di ogni compromesso con la mafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ritardi che hanno frenato la beatificazione di don Puglisi sono per certi versi comprensibili, ma certo hanno dato adito anche ad alcune perplessit\u00e0, come quelle espresse da chi ritiene che \u201ci vertici della Santa Sede temono ci\u00f2 che tanti cattolici di base sperano: che una canonizzazione di don Pino Puglisi trasformi il suo atteggiamento nei riguardi dei mafiosi da opzione individuale e opinabile in modello normativo per tutti i fedeli (presbiteri o laici che siano). Insomma: che il ripudio esplicito, concreto, effettivo, quotidiano del sistema mafioso entri ufficialmente nella lista dei doveri morali del cristiano \u2026 i responsabili della Congregazione vaticana sono troppo acuti per non vedere che l\u2019eventuale inserimento di questo prete di periferia nel calendario dei santi martiri da venerare potrebbe innescare un sommovimento a valanga sia dal punto di vista teologico che dal punto di vista etico \u2026 Don Pino Puglisi non si limitava a partecipare, con i suoi ragazzi, ai cortei di protesta per le stragi di Capaci e di via d\u2019Amelio, ma affrontava a muso duro i politici \u2026 attivandosi perch\u00e9 Brancaccio avesse una scuola, un centro sportivo, una biblioteca e perch\u00e9 ai fedeli dei Graviano fossero sottratti i magazzini &#8211; abusivamente occupati &#8211; di via Azon. Che questa antimafia praticata nei giorni feriali, pi\u00f9 che proclamata dai pulpiti domenicali, non piaccia alle gerarchie cattoliche, non mi sembra poi cos\u00ec incomprensibile\u201d<sup>37<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, si condividano o meno posizioni cos\u00ec radicali, resta fuori di dubbio che risulta estremamente importante la decisione di portare finalmente a compimento la procedura di beatificazione, anche alla luce di una ulteriore considerazione. Ripercorrendo le fasi e le tappe dell\u2019atteggiamento ecclesiale tratteggiato nelle pagine precedenti, a me pare potersi affermare che il cambio di atteggiamento della Chiesa cattolica si sia realizzato effettivamente solo quando il segnale di una nuova consapevolezza \u00e8 arrivato dall\u2019alto, come per certi versi \u00e8 comprensibile stante la natura gerarchica e verticistica della chiesa (ma come non sempre, nella storia del cattolicesimo, \u00e8 stato). L\u2019antimafia \u00e8 una conquista della Chiesa cattolica ufficiale e non un mutamento prodotto dal basso, dalla base dei cattolici o dai preti in prima linea. Che non sono mai mancati, che hanno sempre testimoniato l\u2019esistenza di un\u2019altra chiesa anche nei periodi pi\u00f9 bui dell\u2019indifferenza e del silenzio<sup>38<\/sup>, che con il proprio esempio hanno consentito che il rinnovamento si realizzasse senza generare traumi laceranti, ma che non hanno mai avuto la forza di strappare il velo dell\u2019indifferenza o di neutralizzare la condivisione di codici culturali da parte di una componente significativa del clero e degli esponenti criminali. Un sincretismo culturale<sup>39<\/sup> che sopravviveva senza fatica ai processi di selezione e formazione del clero meridionale e che quindi si rinnovava di generazione in generazione fino a quando non ha trovato l\u2019ostacolo insormontabile di un magistero ufficiale finalmente chiaro e univoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6 &#8211; Vincere la mafia con la Chiesa e grazie alla Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spostamento progressivo della Chiesa-istituzione su posizioni di contrasto alla mafia pi\u00f9 avanzate e meno contraddittorie rappresenta una grande conquista e una grande speranza per tutti noi, almeno per due ordini di ragioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene qui in rilievo il contributo, davvero speciale, che la Chiesa pu\u00f2 assicurare a ogni progetto di contrasto alle associazioni mafiose in considerazione delle sue naturali caratteristiche. Baster\u00e0 accennare, in questa sede, a qualche elemento particolarmente significativo:<\/p>\n<ol style=\"list-style-type: lower-alpha; text-align: justify;\">\n<li>La Chiesa non ha bisogno di voti, la Chiesa non ha bisogno di posti di lavoro, la Chiesa non ha bisogno di sostegno economico da parte delle mafie. La Chiesa cio\u00e8 rappresenta una forza libera da condizionamenti in un terra in cui una larga fetta della popolazione \u2013 per necessit\u00e0 o interesse \u2013 accetta di barattare la propria libert\u00e0 con agevolazioni di vario genere.<\/li>\n<li>La Chiesa non ricerca, n\u00e9 ha la necessit\u00e0 di conseguire, un consenso immediato e dunque pu\u00f2 sfidare con maggiore facilit\u00e0 l\u2019impopolarit\u00e0, cos\u00ec come pu\u00f2 gestire senza contraccolpi i tempi lunghi che servono a cambiare le coscienze.<\/li>\n<li>La Chiesa pu\u00f2 delineare, ed eventualmente correggere in tempo pressoch\u00e9 reale, le proprie strategie di contrasto al fenomeno mafioso sfruttando quella massa di dati che gli trasmettono le proprie orecchie sparse su tutto il territorio nazionale. La Chiesa ascolta continuamente la societ\u00e0, conosce in tempo reale i bisogni e gli orientamenti delle varie comunit\u00e0 grazie alla sua rete capillare di parrocchie e associazioni.<\/li>\n<li>La Chiesa ha la straordinaria capacit\u00e0 di parlare a tutti \u2013 e da tutte le componenti sociali \u00e8 ascoltata &#8211; a differenza di coloro i quali (intellettuali, giornalisti, professori universitari) spesso si rivolgono, volenti o nolenti, a chi gi\u00e0 sa e gi\u00e0 sta da un parte.<\/li>\n<li>I due punti precedenti ci ricordano che la Chiesa \u00e8 presente e opera anche nel pi\u00f9 sperduto paesino del meridione, rappresentando spesso l\u2019unica istituzione credibile per la comunit\u00e0. E se \u00e8 vero, come abbiamo ricordato in apertura di queste riflessioni, che la mafia continua ad avere come suo irrinunciabile riferimento la piccola entit\u00e0 territoriale di tradizionale radicamento ne consegue che proprio la dimensione locale si rivela \u201cil terreno ideale per diffondere ideali e abitudini di rifiuto della criminalit\u00e0 mafiosa\u201d<sup>40<\/sup>.<\/li>\n<li>Infine, la presenza della Chiesa nello schieramento che lavora per un Sud finalmente libero dalla violenza fisica e morale e dai condizionamenti mafiosi pu\u00f2 aiutarci a ricordare che la lotta a un fenomeno cos\u00ec pericoloso e cos\u00ec spietato non pu\u00f2 comunque smarrire nel suo svolgimento il valore dell\u2019umanit\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo punto merita un ulteriore e conclusivo approfondimento, se non altro perch\u00e9 consente di individuare un nuovo incrocio problematico tra la strategia cattolica e la strategia governativa o giudiziaria di contrasto al fenomeno mafioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 di recente divulgazione la notizia del diniego opposto dagli organi statali competenti al rilascio del certificato antimafia per la Cooperativa Valle del Bonamico, che fa parte di quella preziosa esperienza messa in piedi da Mons. Bregantini, cui abbiamo gi\u00e0 accennato, e che svolge la propria azione di contrasto della cultura mafiosa nella locride, valorizzando le potenzialit\u00e0 del territorio con il lavoro dei giovani provenienti da famiglie mafiose e degli ex carcerati che vogliono rientrare nell\u2019alveo della legalit\u00e0. La rigida norma statale che esclude il rilascio del certificato antimafia a quelle imprese in cui risultano presenti soggetti condannati per un certo tipo di reati, o a questi legati da vincoli parentali, entra dunque in contrasto con la rivoluzionaria impostazione di cooperative che cercano di attrarre e coinvolgere proprio quegli stessi soggetti. La lotta alla mafia viene condotta, in un caso, facendo terra bruciata intorno al nemico-mafia e, nell\u2019altro, spalancando le porte a chi fugge dall\u2019esperienza criminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro ordinamento conosce moltissimi casi di insanabile tensione tra regola religiosa e regola statale e chi \u00e8 abituato a studiare la regolamentazione del fenomeno religioso sa bene quanto in alcune ipotesi sia complesso, a volte finanche impossibile, conciliare i diversi valori di riferimento. Ma l\u2019ecclesiasticista sa altrettanto bene che il nostro ordinamento ha elaborato raffinati strumenti di raccordo tra le autorit\u00e0 statali e religiose, ha consolidato modalit\u00e0 di concertazione e luoghi in cui ricercare soluzioni condivise. Quel che stupisce, allora, non \u00e8 lo scontro tra due strategie di fondo incompatibili, quanto piuttosto la mancata attivazione di un dialogo tra le rispettive autorit\u00e0 che permetta di superare la situazione di stallo che si \u00e8 venuta a creare e che rischia di indebolire una delle esperienze pi\u00f9 feconde di quel territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, la rigidit\u00e0 della normativa antimafia ha innescato questioni di non poco conto anche in una vicenda tutta interna all\u2019ordinamento statale. Mi riferisco al caso del licenziamento di un lavoratore operato da una cooperativa che gestiva il servizio di pulizia dell\u2019Asl di Locri, giustificato con il timore della societ\u00e0 di restare esclusa dal sistema di appalti pubblici a causa del legame parentale che univa il suddetto lavoratore a un soggetto condannato per associazione mafiosa e che avrebbe potuto indurre l\u2019autorit\u00e0 prefettizia all\u2019emissione di un provvedimento interdittivo<sup>41<\/sup>. Un timore che il giudice, a cui la dipendente si \u00e8 rivolta per la tutela dei propri diritti, non ritiene sufficiente a giustificare il licenziamento, posto che regola generale del nostro ordinamento \u00e8 la personalit\u00e0 della prestazione, a nulla rilevando quindi le vicende dei familiari del lavoratore, e che nessuno spazio pu\u00f2 essere riconosciuto a un licenziamento di tipo preventivo come quello in oggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione del giudice locrese non va sottovalutata, perch\u00e9 richiama correttamente l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 di contemperare la lotta alla criminalit\u00e0 organizzata con il rispetto dei valori fondamentali del nostro ordinamento, proprio come la vicenda della cooperativa Valle del Bonamico avverte tutti noi della necessit\u00e0 di combattere la mafia senza smarrire il rispetto e la fiducia in ciascun essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ogni cittadino laico della Repubblica italiana, il fine rieducativo della pena sancito nell\u2019art. 27 della Costituzione deve rappresentare un principio prezioso e irrinunciabile, un valore ultimo della comune idea di democrazia e di societ\u00e0. E credo che proprio dall\u2019azione ecclesiale possa venire il richiamo \u2013 ovviamente espresso con la terminologia spirituale propria di una confessione religiosa &#8211; a non dimenticare mai il peso e il valore dell\u2019umanit\u00e0, a non dimenticare mai che la sfida \u00e8 ancora pi\u00f9 complessa di quello che appare, giacch\u00e9 il vero obiettivo \u00e8 vincere la mafia senza perdere noi stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">* * *<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Contributo sottoposto a valutazione.<br \/>\nIl testo riproduce, con la sola aggiunta delle note, la relazione tenuta (il 3 maggio 2012) presso la Facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell\u2019Universit\u00e0 di Ferrara nell\u2019ambito di MaCrO: ciclo d\u2019incontri e seminari di approfondimento in tema di mafie e criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">1 Si noti che nel 2003, a Stefanaconi, sempre in provincia di Vibo Valentia, si era gi\u00e0 verificato un caso analogo che era passato per\u00f2 sostanzialmente inosservato. La differente reazione dell\u2019opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione di massa dimostra come in questi anni sia vertiginosamente cresciuta l\u2019attenzione sugli atteggiamenti assunti dal mondo cattolico rispetto ai fenomeni criminali in genere e a quelli mafiosi in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 Questa consolidata descrizione della mafia calabrese \u00e8 stata recentemente messa in discussione da alcuni orientamenti giudiziari, propensi a individuare una dimensione verticistica dell\u2019organizzazione criminale analoga a quella della mafia siciliana. In particolare, nella sentenza del Gup di Reggio Calabria, depositata il 20 luglio del 2012, relativa al cosiddetto \u201cProcesso Crimine\u201d, si legge testualmente: \u201cL\u2019organizzazione criminale di stampo mafioso denominata \u2018ndrangheta \u2026 ha assunto via via nel tempo e in un contesto di trasformazione ancora non concluso, una strutturazione unitaria, tendente a superare il tradizionale frazionamento e isolamento tra le varie \u2018ndrine \u2026 la \u2018ndrangheta non pu\u00f2 pi\u00f9 essere vista in maniera parcellizzata come un insieme di cosche locali, di fatto scoordinate, i cui vertici si riuniscono saltuariamente (pur se a volte periodicamente) ma come un arcipelago che ha una sua organizzazione coordinata e organi di vertice dotati di una certa stabilit\u00e0 e di specifiche regole\u201d.<br \/>\nSi ricordi, peraltro, che una trasformazione analoga \u00e8 stata vissuta anche dalla mafia siciliana, passata nel corso della sua esistenza da un insieme di tante piccole associazioni autonome a una struttura piramidale e centralizzata. Questa evoluzione \u00e8 ben ricostruita da <strong>A. LA SPINA<\/strong>, <em>Mafia, legalit\u00e0 debole e sviluppo del Mezzogiorno<\/em>, il Mulino, Bologna, 2005, p. 17 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 Sul punto si veda ampiamente <strong>G.M. BREGANTINI<\/strong>, <strong>M.C. SANTOMIERO<\/strong>, <em>Non possiamo tacere. Le parole e la bellezza per vincere la mafia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4 Negli ultimi anni la \u2018ndrangheta \u00e8 stata oggetto di una vastissima produzione letteraria, di ogni genere e tipo ma non sempre di adeguata consistenza. Tra gli studi pi\u00f9 recenti dedicati a evidenziare le caratteristiche pi\u00f9 specifiche si rimanda a <strong>E.G. PARINI<\/strong>, <em>\u2018Ndrangheta: un prisma di potere<\/em>, in A. Mammone, N. Tranfaglia, G.A. Veltri (a cura di), <em>Un Paese normale? Saggi sull\u2019Italia contemporanea<\/em>, Baldini Castaldi Dalai editore, Milano, 2011, p. 365 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5 Gli interventi di Sales e di mons. Foderaro sono ora pubblicati nel volume a cura di C. La Camera, <em>Vincere la \u2018ndrangheta<\/em>, Aracne editrice, Roma, 2011. Il primo ha dedicato al tema anche il libro <strong>I. SALES<\/strong>, <em>I preti e i mafiosi<\/em>, Baldini Castaldi Dalai editore, Milano, 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6 Di atteggiamenti ambivalenti della Chiesa parla <strong>U. SANTINO<\/strong>, <em>Storia del movimento antimafia<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 2000, p. 179.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7 <strong>V. METE<\/strong><em>, Fuori dal Comune<\/em>, Bonanno, Acireale \u2013 Roma, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8 <strong>R. SCIARRONE<\/strong>, <em>Mafie, relazioni e affari nell\u2019area grigia<\/em>, in R. Sciarrone (a cura di), <em>Alleanze nell\u2019ombra<\/em>, Donzelli, Roma, 2011, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9 <strong>R. SCIARRONE<\/strong>, <em>Mafie, relazioni e affari nell\u2019area grigia<\/em>, cit., p. 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">10 <strong>E. CICONTE<\/strong>, <em>Storia criminale<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008, p. 228.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11 Si vedano in proposito le lettere inviate dal capomafia nel corso della sua latitanza e raccolte da <strong>S. MUGNO<\/strong> in <em>Lettere a Svetonio<\/em>, Nuovi equilibri, Viterbo, 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">12 Sul punto si rimanda al lavoro di <strong>A. CAVADI<\/strong>, <em>Il Dio dei mafiosi, <\/em>Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">13 Cfr. <strong>G.M. BREGANTINI<\/strong>, <em>Annunciare, denunciare, rinunciare. Come declinarli ancora?,<\/em> in <strong>AA. VV<\/strong>., <em>\u00c8 cosa nostra<\/em>, Editoriale progetto 2000, Cosenza, 2007, p. 104. L\u2019ex vescovo di Locri evidenzia, contestualmente, anche la delicatezza delle esequie, utilizzate dalla mafia per ammantare di un significato di dominio i segni religiosi attraverso una sapiente strumentalizzazione del tessuto culturale di comunit\u00e0 che attribuiscono un valore particolarmente intenso al lutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14 <strong>A. DINO<\/strong>, <em>La mafia devota<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2008, p. 19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15 <strong>R. SIEBERT<\/strong>, <em>Donne di mafia. Affermazione di un soggetto pseudo-femminile<\/em>, in <em>http:\/\/www.stopndrangheta.it\/file\/stopndrangheta_1053.pdf<\/em>, p. 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16 Non a caso il gi\u00e0 citato libro di A. Cavadi si apre proprio con un riferimento al pi\u00f9 ampio rapporto tra fede e violenza \u201cSe la genesi del nazismo in terra cristiana ha posto e pone interrogativi scomodi, possiamo evitare analoghe domande a proposito delle mafie?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17 <strong>E. CICONTE<\/strong>, <em>Storia criminale<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008, p. 211 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18 Lo studio pioneristico di Mario Tedeschi, per lunghi anni rimasto colpevolmente isolato, \u00e8 ora leggibile in <strong>M. TEDESCHI<\/strong> in <em>Vecchi e nuovi saggi di diritto ecclesiastico<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano, 1990, pp. 391 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19 <strong>E. CICONTE<\/strong>, <em>Storia criminale<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008, p. 201 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20 Cfr. <strong>A. RAUTI<\/strong>, <strong>A. SPADARO<\/strong>, <em>Senso dello stato, familismo amorale e &#8216;ndrangheta: il problema dell&#8217;inquinamento criminale della partecipazione politica in Calabria<\/em>, in <em>www.federalismi.it<\/em>, p. 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21 <strong>A. DINO<\/strong>, <em>La mafia devota<\/em>, cit., p. 132 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">22 Cfr. <strong>F. GARELLI<\/strong>, <em>Religione all\u2019italiana<\/em>, il Mulino, Bologna, 2011, p. 65.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">23 Cfr. <strong>I. SALES<\/strong>, <em>I preti e i mafiosi<\/em>, cit., p. 147.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24 Cfr. <strong>A. DINO<\/strong>, <em>La mafia devota<\/em>, cit., p. 132 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25 In questo senso si veda in particolare il Documento redatto da alcuni docenti della Facolt\u00e0 teologica siciliana. Ampi stralci del documento sono riportati da <strong>A. DINO<\/strong>, <em>La mafia devota<\/em>, cit., p. 148 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26 Recentemente \u00e8 stato pubblicato un libro, da parte di un altro discusso sacerdote, che riprende queste argomentazioni difensive. Cfr. <strong>V. NOTO<\/strong>, <em>Da sacerdote tra i mafiosi. Il caso di Padre Mario Frittitta<\/em>, Ila Palma, Palermo, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">27 <strong>G. FOFI, G. PANIZZA<\/strong>, <em>Qui ho conosciuto Purgatorio, inferno e paradiso<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">28 Un corposo elenco di iniziative miranti a realizzare percorsi educativi in contesti a presenza mafiosa pu\u00f2 essere letto in <strong>G. PANIZZA<\/strong>, <em>Esperienze significative a servizio della \u201cpolis\u201d,<\/em> in <strong>AA. VV<\/strong>., <em>\u00c8 cosa nostra<\/em>, cit., p. 89 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">29 Il testo integrale dell\u2019omelia di mons. Morosini pu\u00f2 essere letto in <em>www.diocesilocri.it\/download\/vescovo\/morosini\/omelie\/Polsi%202%20settembre%20.2011.<\/em><em>pdf<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">30 Nel momento in cui si scrive, il processo <em>All Inside<\/em> \u00e8 ancora in corso. Ampi stralci della deposizione di Don Ascone sono stati riportati dai giornali locali. In particolare si rimanda a <em>Il Quotidiano della Calabria<\/em> del 22 luglio 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">31 Un mutamento che viene percepito immediatamente dagli stessi mafiosi come notava con la consueta acutezza <strong>L. SCIASCIA<\/strong>, <em>A futura memoria<\/em>, Bompiani, Milano, p. 67 ss..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">32 Di particolare interesse in questo percorso, come nota <strong>P. FANTOZZI<\/strong>, <em>Disorientamenti<\/em> <em>e privazioni che la \u2018ndrangheta propaga<\/em>, in <strong>AA. VV<\/strong>., <em>\u00c8 cosa nostra<\/em>, cit., p. 73, \u00e8 il documento <em>Educare alla Legalit\u00e0<\/em> elaborato dalla Commissione Iustitia et Pax nel 1991, che contiene una lucida analisi del fenomeno mafioso e anticipa alcune delle successive iniziative ecclesiali di contrasto del potere criminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>33<\/sup> <strong>M. CASABURI<\/strong>, <em>Borghesia mafiosa: la \u2018ndrangheta dalle origini ai giorni nostri<\/em>, Dedalo, Bari, 2010, p. 311.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">34 Ma non manca chi ritiene che in questo caso una scomunica esplicita non servirebbe, perch\u00e9 chi fa parte di queste organizzazioni criminali sarebbe gi\u00e0, automaticamente, fuori dalla comunit\u00e0 religiosa. Sul punto si veda <strong>G. GATTO<\/strong>, <em>Novissima considera, ut videas bona<\/em>, in <em>Segno<\/em>, aprile 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">35 Cos\u00ec mons. Bregantini nella lettera inviata ai sacerdoti della sua diocesi in data 2 aprile 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">36 Sul punto si veda, per tutti, <strong>G. DALLA TORRE<\/strong>, <em>Santit\u00e0 e diritto. Sondaggi nella storia del diritto canonico<\/em>, Giappichelli, Torino, 2\u00aa ed., 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">37 <em>Don Puglisi, un modello di cristiano che d\u00e0 fastidio<\/em>, in <em>La Repubblica<\/em> \u2013 edizione di Palermo, 14 settembre 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">38 Nel 1976, a Gioiosa Jonica, Don Natale Bianchi pagava con la rimozione dall\u2019ufficio ecclesiastico il suo impegno contro la mafia e la chiesa potente di Don Stilo, raccontata da <strong>C. STAJANO,<\/strong> <em>Africo<\/em>, Einaudi, Torino, 1979. Per una ricostruzione antitetica della figura di Don Stilo, si veda <strong>C. BELLUSCIO<\/strong>, <strong>F. KOSTNER<\/strong>, <em>Il Vangelo secondo Don Stilo. Il prete scomodo che doveva per forza essere mafioso<\/em>, Klipper, Cosenza, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">39 <strong>A. DINO<\/strong>, <em>Modelli di religiosit\u00e0 e sentire mafioso<\/em>, in <em>Il Segno<\/em>, n. 200, 1998, p. 95.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">40 <strong>A. LA SPINA<\/strong>, <em>Mafia, legalit\u00e0 debole e sviluppo del Mezzogiorno<\/em>, cit., p. 139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">41 Su questa vicenda si rimanda a <strong>M. RANIERI<\/strong>, <em>I confini del licenziamento legittimo tra disciplina civilistica e normativa antimafia, <\/em>in<em> Rivista italiana di diritto del lavoro<\/em>, 3\/2010, p. 578 ss..<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-b1xgn-eef89867d815e14d13bd8fb0f659c02b  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da don Puglisi a mons. Bregantini: la sofferta nascita di una pastorale antimafiosa<br \/>\n&#8230; A seconda dei punti di osservazione \u00e8 dunque possibile narrare una storia luminosa ed eroica del rapporto chiesa-mafie o una storia oscura e peccaminosa della medesima relazione. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4927,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-5799","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hanno-scritto-su-3p"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Da don Puglisi a mons. Bregantini: la sofferta nascita di una pastorale antimafiosa  ... A seconda dei punti di osservazione \u00e8 dunque possibile narrare una storia luminosa ed eroica del rapporto chiesa-mafie o una storia oscura e peccaminosa della medesima relazione.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Padre Pino Puglisi\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/beatoPadrePinoPuglisi\/\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2012-09-24T20:15:36+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2018-06-16T09:35:29+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"260\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"187\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Pino Paliaga\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Pino Paliaga\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"39 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\"},\"author\":{\"name\":\"Pino Paliaga\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421\"},\"headline\":\"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita\",\"datePublished\":\"2012-09-24T20:15:36+00:00\",\"dateModified\":\"2018-06-16T09:35:29+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\"},\"wordCount\":7899,\"commentCount\":0,\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\",\"articleSection\":[\"Hanno scritto su 3P\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\",\"url\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\",\"name\":\"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\",\"datePublished\":\"2012-09-24T20:15:36+00:00\",\"dateModified\":\"2018-06-16T09:35:29+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg\",\"width\":260,\"height\":187},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/homepage\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/\",\"name\":\"Padre Pino Puglisi\",\"description\":\"Sito Ufficiale sul Beato don Giuseppe Puglisi dell&#039;Arcidiocesi di Palermo\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421\",\"name\":\"Pino Paliaga\",\"url\":\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/author\/pino\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi","og_description":"Da don Puglisi a mons. Bregantini: la sofferta nascita di una pastorale antimafiosa  ... A seconda dei punti di osservazione \u00e8 dunque possibile narrare una storia luminosa ed eroica del rapporto chiesa-mafie o una storia oscura e peccaminosa della medesima relazione.","og_url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/","og_site_name":"Padre Pino Puglisi","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/beatoPadrePinoPuglisi\/","article_published_time":"2012-09-24T20:15:36+00:00","article_modified_time":"2018-06-16T09:35:29+00:00","og_image":[{"width":260,"height":187,"url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Pino Paliaga","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Pino Paliaga","Tempo di lettura stimato":"39 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/"},"author":{"name":"Pino Paliaga","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421"},"headline":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita","datePublished":"2012-09-24T20:15:36+00:00","dateModified":"2018-06-16T09:35:29+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/"},"wordCount":7899,"commentCount":0,"image":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg","articleSection":["Hanno scritto su 3P"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/","url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/","name":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita - Padre Pino Puglisi","isPartOf":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg","datePublished":"2012-09-24T20:15:36+00:00","dateModified":"2018-06-16T09:35:29+00:00","author":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#primaryimage","url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg","contentUrl":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1543_chiesa_e_mafie.jpg","width":260,"height":187},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/mafie-e-chiesa-di-nicola-fiorita\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/homepage\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Mafie e Chiesa di Nicola Fiorita"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#website","url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/","name":"Padre Pino Puglisi","description":"Sito Ufficiale sul Beato don Giuseppe Puglisi dell&#039;Arcidiocesi di Palermo","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/#\/schema\/person\/c42f3337342e0dd07a0bc315a8d3c421","name":"Pino Paliaga","url":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/author\/pino\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5799"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5799\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}