{"id":5095,"date":"2013-08-20T19:42:19","date_gmt":"2013-08-20T17:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=5095"},"modified":"2018-06-15T00:12:48","modified_gmt":"2018-06-14T22:12:48","slug":"padre-puglisi-e-don-bosco-due-educatori-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/padre-puglisi-e-don-bosco-due-educatori-a-confronto\/","title":{"rendered":"Padre Puglisi e don Bosco, due educatori a confronto"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-2ol9ef-875a7974d97685932e83e4d0b0ea56d9 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><h3 style=\"text-align: center;\">PADRE PUGLISI E DON BOSCO, DUE EDUCATORI A CONFRONTO<\/h3>\n<p><em><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5097 aligncenter lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-300x95.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"95\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5097 aligncenter lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-300x95.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"95\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-300x95.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-768x244.jpg 768w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-705x224.jpg 705w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco-450x143.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0709_puglisi_don_bosco.jpg 826w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>lI Beato padre Pino Puglisi e San Giovanni Bosco: due esempi di educatori che hanno saputo parlare al cuore dei giovani. Il 28 novembre 2015 si \u00e8 tenuto un incontro con i ragazzi dell&#8217;Istituto don Bosco a Palermo per fare memoria del martire ucciso dalla mafia: il parallelo tra i due sacerdoti \u00e8 emerso sia negli interventi del preside, professor Nicola Filippone, ideatore dell&#8217;iniziativa, che in quelli del giornalista Francesco Deliziosi, ex alunno e collaboratore a Brancaccio del Beato nonch\u00e9 autore della biografia &#8220;Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso&#8221; (Rizzoli). In particolare, Deliziosi ha analizzato il metodo pedagogico di Puglisi, applicato tra i banchi del liceo Vittorio Emanuele II (dove ha insegnato dal 1978 al 1993) e poi anche come parroco impegnato nel riscatto dei giovani emarginati delle periferie palermitane. Filippone ha messo in evidenza le affinit\u00e0 tra quanto faceva Don Giovanni Bosco per il recupero dei ragazzini e le esperienze di sostegno ai giovani disagiati intraprese da padre Puglisi soprattutto a Godrano e a Brancaccio. A conclusione dell&#8217;incontro Deliziosi ha letto una preghiera scritta da padre Puglisi sotto forma di invocazione a Don Bosco perch\u00e9 protegga i docenti e tutti i giovani che gli erano stati sempre cos\u00ec cari. Il preside del Don Bosco ha adesso messo a fuoco il parallelo tra i due sacerdoti in un saggio scritto per il blog che state leggendo. Ecco il testo, ricchissimo di spunti di riflessione, per studenti e insegnanti, sul grandissimo carisma che accomuna i due educatori. Ma non solo, in comune c&#8217;erano anche due scelte controcorrente: essere poveri e allegri. <\/em><\/p>\n<p><strong><em><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-5098 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-5098 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-300x300.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-80x80.jpg 80w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-768x768.jpg 768w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-1030x1030.jpg 1030w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-36x36.jpg 36w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-180x180.jpg 180w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-705x705.jpg 705w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-120x120.jpg 120w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone-450x450.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1598_filippone.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/noscript>di Nicola Filippone preside dell&#8217;Istituto Don Bosco &#8211; Palermo <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Meeting di Rimini 20 Agosto 2013)<\/p>\n<p><strong>L\u2019educazione: una componente essenziale dell\u2019evangelizzazione. <\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl primo aspetto che salta agli occhi \u00e8 quello dell\u2019educatore. Don Puglisi aveva \u2013 lo dicono in tanti<\/p>\n<p>\u2013 un talento raro nell\u2019educare [\u2026] Non gli interessava tanto trasmettere nozioni, quanto che le persone diventassero capaci di scegliere con coscienza e responsabilit\u00e0. Ossia che fossero libere\u201d. Questo il giudizio che don Luigi Ciotti esprime nella prefazione al bel libro di Francesco Deliziosi <em>Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso<\/em>. Ciononostante, biografi e studiosi si sono finora soffermati prevalentemente sulla sua figura di sacerdote, sul precipuo ruolo di evangelizzatore svolto da lui, con particolare riferimento alle due realt\u00e0 pi\u00f9 impegnative del suo apostolato: Godrano e Brancaccio. Anche il processo di beatificazione ha ampiamente argomentato che il sacrificio di 3P deve considerarsi martirio in quanto \u201ctestimonianza\u201d di un ministero vissuto con pienezza di fede e assoluta coerenza. In tal senso egli ha configurato la sua vita a Cristo, eterno sacerdote, fino a condividere con lui il peso della croce. Puglisi non \u00e8 un prete antimafia, ma \u00e8 \u201cCosa nostra\u201d che gli si oppone, perch\u00e9 teme la potenza del Vangelo da lui annunziato e la sua capacit\u00e0 di suscitare scompiglio nelle coscienze e conversione nei cuori. [1]<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019educazione merita invece un approfondimento, perch\u00e9, oltre ad essere congeniale alla persona di Pino Puglisi, ex alunno dell\u2019istituto magistrale \u201cDe Cosmi\u201d, che mostra sin dall\u2019adolescenza il suo desiderio di dedicarsi ai giovani, \u00e8 consustanziale al ministero sacerdotale, al <em>munus docendi, <\/em>consegnato da Ges\u00f9 agli apostoli il giorno dell\u2019Ascensione: \u201cAmmaestrate tutte le genti e battezzatele\u201d. [2] Ancor prima dell\u2019amministrazione dei sacramenti, dunque, il dovere del presbitero si esplica nel suo essere maestro ad imitazione di quello divino. La trasmissione della fede avviene allora all\u2019interno di un procedimento intellettuale, poich\u00e9 il cristiano \u00e8 chiamato a capire ci\u00f2 in cui crede (<em>intellego ut credam, credo ut intellegam<\/em>). La comunit\u00e0 dei primi secoli comprese molto bene questo, tanto che il quinto canone del sesto concilio di Costantinopoli (680-681) stabil\u00ec l\u2019obbligo per i sacerdoti di insegnare senza richiedere alcun compenso. Ancora oggi si chiama \u201cmagistero\u201d l\u2019insieme degli insegnamenti della Chiesa, che hanno sempre affiancatola Scrittura nell\u2019elaborazione della dottrina cattolica [3]. Da questo modo di concepire l\u2019annuncio della rivelazione \u00e8 nata quella che comunemente chiamiamo \u201ccultura cristiana\u201d e non \u00e8 certamente un caso che le prime scuole (<em>scholae<\/em>) siano nate in seno al cristianesimo e che \u201cscolastica\u201d sia la pi\u00f9 grande e famosa filosofia medievale. E anche in et\u00e0 comunale, nonostante il contributo dato in favore della istruzione laica dalle corporazioni, cui si deve la nascita delle prime universit\u00e0, l\u2019istituzione ecclesiale mantenne la facolt\u00e0 di rilasciare la <em>licentia docendi<\/em>.<\/p>\n<p>La Chiesa tridentina, incalzata dal luteranesimo che accusava i ministri cattolici di sconoscere le Scritture, si butt\u00f2 a capofitto nell\u2019istruzione dei fedeli, istituendo i seminari e pubblicando corsi di preparazione religiosa, i catechismi, dovuti all\u2019impegno di maestri quali Roberto Bellarmino e Pietro Canisio. Nacquero anche ordini religiosi dediti all\u2019educazione dei giovani come i Barnabiti, le Orsoline, gli Oratoriani, gli Scolopi e i Gesuiti, questi ultimi con una particolare attenzione in Europa ai futuri sovrani, che avrebbero potuto cos\u00ec garantire l\u2019identit\u00e0 cristiana dei loro Stati.<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 contemporanea coincise con la secolarizzazione della societ\u00e0 occidentale, preceduta da una laicizzazione culturale che coinvolse anche l\u2019educazione, come si nota nei trattati di autori quali Rousseau, Pestalozzi, Frobel. Nella Francia napoleonica si intensificarono le scuole statali che ben presto si diffusero nel resto del continente. Nel 1815 Bonaparte veniva sconfitto a Waterloo e a Vienna gli Stati vincitori si riunivano per \u201crestaurare\u201d l\u2019Europa dagli sconvolgimenti causati dal deposto imperatore dei Francesi. Lo stesso anno nasceva in Piemonte Giovanni Bosco, che da sacerdote avrebbe dedicato la sua vita ai giovani, fondando i Salesiani ed attuando il sistema preventivo, un\u2019autentica rivoluzione copernicana nel campo dell\u2019educazione. La grande intuizione di don Bosco consiste nell\u2019avere superato un metodo basato sulla repressione, e dunque sostanzialmente sanzionatorio, con un approccio teso a scongiurare il castigo, prevenendo lo slittamento verso il male. L\u2019educatore assumeva cos\u00ec una centralit\u00e0 mai avuta e il suo ruolo si concretizzava nell\u2019assistere il giovane, individuando prima di lui il pericolo \u201cper porvi tosto rimedio\u201d. Questo sistema poggia innanzitutto sulla ragione, sulla necessit\u00e0 di argomentare le decisioni, di spiegare le scelte, di analizzare le situazioni con lucidit\u00e0 e realismo. \u201cDon Bosco, scrive Biagio Amata, intu\u00ec che la forza della ragione aveva un notevole peso nell\u2019instaurare un rapporto autentico con i giovani, ma era tuttavia insufficiente da sola a guidarli sulla via del bene operare. Altrettanta forza poteva e doveva avere (per lui sacerdote della Chiesa cattolica) la forza della religione, che apriva persino l\u2019intimo della coscienza all\u2019opera formatrice della grazia e dell\u2019educazione cristiana. Ma anche questa forza non appariva sempre efficace. La ragione e la religione hanno bisogno di una terza decisiva leva, cio\u00e8 il calore del nido familiare [\u2026] Un amore che racchiude le dimensioni e la carica di una madre, di un padre, di un fratello, di un amico non desta sospetti e irrigidimenti, allontana pregiudizi e incomprensioni, elimina le distanze generazionali\u201d [4].<\/p>\n<p>Nel panorama pedagogico del Novecento spicca la figura di Maria Montessori, ma non si pu\u00f2 prescindere dal contributo di un altro grande sacerdote italiano, Lorenzo Milani, che da Barbiana, impartisce lezioni ai suoi allievi che apriranno nuove prospettive alla scuola.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 allora affermare che l\u2019educazione \u00e8 componente essenziale dell\u2019evangelizzazione e, tornando a padre Puglisi, che essa ha dato ai suoi carneficiil movente principale per assassinarlo, come ha spiegato Luigi Patronaggio, uno dei magistrati che hanno indagato sull\u2019omicidio: \u201cMa perch\u00e9 \u00e8 stato ucciso don Puglisi? Fondamentalmente perch\u00e9 era un evangelizzatore, nel senso che educava alla cultura del Vangelo, educava alla cultura della legalit\u00e0, educava alla cultura della partecipazione, educava a superare il male attraverso il bene\u201d. [5]<\/p>\n<p><strong>La povert\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5099 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1599_don_bosco-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5099 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1599_don_bosco-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1599_don_bosco-218x300.jpg 218w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1599_don_bosco.jpg 436w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/noscript>Confrontando le vite di 3P e di don Bosco emergono delle interessanti somiglianze sulle quali \u00e8 utile soffermarsi.<\/p>\n<p>Innanzitutto, la povert\u00e0 che per entrambi non \u00e8 la mera osservanza di un voto, ma una radicale scelta di vita ritenuta indispensabile per potere servire in toto Cristo e i fratelli. Giovanni Bosco diviene sacerdote il 5 giugno 1841 e subito scolpisce nel suo cuore il forte richiamo della madre, Margherita Occhiena: \u201cSe per sventura diventerai ricco non metter\u00f2 mai pi\u00f9 piede a casa tua\u201d. Questo impegno, quale programma del suo ministero, sottende pure il motto dello stemma salesiano <em>Da mihi animas, coetera tolle. <\/em><\/p>\n<p>Don Pino \u00e8 ordinato presbitero il 2 luglio 1960, l\u2019epoca \u00e8 completamente cambiata, anche il ruolo del prete nella societ\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, ma a distanza di oltre cento anni rimane valido il principio per il quale la Chiesa \u00e8 credibile se si mantiene povera, soprattutto nel sud dove spesso il ricco \u00e8 identificato con il padrone. Un sacerdote sar\u00e0 un vero pastore, un autentico testimone della carit\u00e0 cristiana, se non \u00e8 succube dei potenti, ma protegge il debole e soccorre l\u2019indigente, se non segue i sentieri della mondanit\u00e0, ma abbraccia e pratica la virt\u00f9 dell\u2019umilt\u00e0. Un anno dopo la sua ordinazione padre Puglisi partecipa ad un corso di esercizi spirituali a San Martino delle Scale di cui ha lasciato un quaderno di riflessioni sul quale leggiamo: \u201c<em>Qui sequitur me habebit lumen vitae<\/em>. Seguiamolo dunque nel distacco [sottolineato nell\u2019originale manoscritto] dalle ricchezze: il figlio dell\u2019uomo non ha dove poggiare il capo; semplicit\u00e0 e povert\u00e0 si addicono alla casa del sacerdote; con tanta miseria che c\u2019\u00e8 non pu\u00f2 essere ricercato, ricco. Seguiamolo nell\u2019umiliazione: <em>umiliavit seipsum usque ad mortem<\/em>. L\u2019umilt\u00e0 di cui \u00e8 figlia l\u2019ubbidienza \u00e8 virt\u00f9 necessaria, l\u2019umiliazione accettata con spirito soprannaturale ne \u00e8 la pratica\u201d. Chi ha frequentato la canonica di Godrano si \u00e8 convinto che il parroco seguiva la povert\u00e0 francescana, teneva cene frugali basate su quanto i fedeli gli offrivano. Per Lia Cerrito \u201cprovvedere al proprio mantenimento non rientrava tra le sue preoccupazioni\u201d. [6]<\/p>\n<p>Le grandi riforme avvenute in seno alla Chiesa, dalle quali ha ricevuto nuovo vigore ed entusiasmo per superare le crisi, sono sempre partite da uomini tornati alla povert\u00e0 del Vangelo. Anche oggi non si pu\u00f2 non riconoscere nello stile di Francesco l\u2019azione ispirata di un Pontefice che ha fatto della povert\u00e0 il tratto caratterizzante il suo magistero. Per il Papa \u201cla povert\u00e0 non \u00e8 una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, \u00e8 una categoria teologale. Direi, forse, la prima categoria, perch\u00e9 quel Dio, il Figlio di Dio, si \u00e8 abbassato, si \u00e8 fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa \u00e8 la nostra povert\u00e0: la povert\u00e0 della carne di Cristo, la povert\u00e0 che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua incarnazione\u201d. [7] Queste parole insegnano che essere poveri non \u00e8 una strategia, un modo pratico col quale liberarsi dalle distrazioni del mondo per dedicarsi totalmente alla propria missione, ma \u00e8 la configurazione a Cristo, che \u00e8 ontologicamente povero, che non vuol dire misero, ma spogliato di se stesso per amore (<em>kenosi<\/em>). Di contro nella ricchezza terrena, e pi\u00f9 ancora nello spregiudicato attaccamento dell\u2019uomo ad essa, pu\u00f2 scorgersi l\u2019opera del demonio. Luca narra il tradimento di Giuda specificando che i trenta denari vengono concordati dopo che Satana \u00e8 entrato in lui, \u00e8 per il diavolo dunque che i soldi valgono pi\u00f9 di una persona. [8]<\/p>\n<p>In una Brancaccio afflitta dalla miseria e dal degrado, l\u2019esempio di 3P stride con i facili guadagni con cui la malavita adesca i giovani del quartiere. Salvatore Grigoli ha ammesso di essere diventato un assassino \u201cperch\u00e9 ci\u00f2 gli garantiva denaro, donne, autovetture, motociclette e soprattutto uno status\u201d. [9] Don Pino, invece, \u201cera un prete senza conto in banca, con le tasche vuote e la casa (popolare) piena di libri di filosofia e psicologia. Donava tutto il suo tempo agli altri e aveva lo scaldabagno rotto e i rubinetti che schizzavano acqua dappertutto. Gli proposero gli incarichi pi\u00f9 gravosi, scartati da tutti e lui li accett\u00f2. Poi gli offrirono chiese ricche, posti di prestigio e lui li rifiut\u00f2. \u2018Non sono all\u2019altezza, rimango qui tra i poveri\u2019, disse\u201d. [10]<\/p>\n<p>Don Bosco e don Puglisi rinunciarono anche alle lusinghe della vanit\u00e0 e del prestigio personale, che talora irretiscono gli uomini di Chiesa spacciandosi per dignit\u00e0 o decoro. Quando don Bosco incontr\u00f2 per la prima volta Pio IX nel 1858 ricevette da questi la proposta di nominarlo monsignore, dopo averlo ringraziato don Giovanni rispose: \u201cSantit\u00e0, che bella figura farei io quando comparissi in mezzo ai miei ragazzi vestito da monsignore! I miei figli non mi riconoscerebbero pi\u00f9; non oserebbero avvicinarmi e tirarmi da una parte e dall\u2019altra come fanno adesso [\u2026] Oh, quant\u2019\u00e8 meglio che resti sempre il povero don Bosco!\u201d. Anche 3P disdegnava le onorificenze, chi lo frequentava ricorda ancora che se qualcuno provava a chiamarlo monsignore egli rispondeva irritato \u201cA to patri!\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il sistema preventivo <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4432 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0050-226x300.png\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"300\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4432 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0050-226x300.png\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0050-226x300.png 226w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0050-450x599.png 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0050.png 451w\" sizes=\"(max-width: 226px) 100vw, 226px\" \/><\/noscript>Padre Puglisi conosceva bene il sistema preventivo di don Bosco, lo studiava e lo applicava, come risulta dai suoi numerosi appunti. [11] \u00c8 interessante notare che essi, in quanto sacerdoti, portatori di misericordia, preferivano lo stile educativo di prevenzione a quello repressivo, sebbene i loro fossero ragazzi apparentemente gi\u00e0 vittime dei peggiori mali sociali. Verrebbe spontaneo pensare che i destinatari di un tale approccio debbano invece essere dei giovani ancora integri e che il fine dell\u2019educazione sia appunto preservarli dalle insidie e dai rischi. Mentre per quelli che vivono nel degrado o nella miseria, che non hanno pi\u00f9 una famiglia o se ce l\u2019hanno \u00e8 teatro di abusi e violenze, che sono impediti a studiare e spesso cadono nella trappola degli sfruttatori che li iniziano alla delinquenza, sembrerebbe non esserci altra soluzione che il carcere o il riformatorio. Don Bosco e 3P agiscono diversamente e sfidano anche le convinzioni pi\u00f9 inveterate di confratelli e superiori, di autorit\u00e0 e gente comune. La loro opera educativa si \u00e8 basata sul \u201clievito che operava la trasformazione delle anime giovanili: l\u2019amore\u201d. [12] In quest\u2019ottica non esistono soggetti irrecuperabili, ma anche nel pi\u00f9 disgraziato c\u2019\u00e8 un punto accessibile al bene, [13] bisogna cercare quella corda sensibile del cuore e farla vibrare. [14] Educare non vuol dire solamente insegnare, ossia segnare il giovane instillandogli contenuti, ma trovare il bene insito in lui per estrarlo ed apprezzarlo. Il percorso ricorda la maieutica di Socrate per il quale il maestro non deve rivelare la verit\u00e0, ma assistere il discepolo a partorirla. Il richiamo al grande filosofo ateniese \u00e8 stato fatto indirettamente da don Puglisi che, racconta Deliziosi, si paragon\u00f2 una volta a un\u2019ostetrica, che non genera ma aiuta a generare. [15] Da questo punto di vista la repressione non pu\u00f2 risultare efficace, specialmente nei casi di gravi carenze affettive, esattamente quelli trattati da don Bosco e don Puglisi. \u201cIl cuore giovanile, infatti, si chiude e si ribella dinanzi alla fredda disciplina, ma si arrende e si apre, non pone resistenza alla benevolenza, alla bont\u00e0, all\u2019amore\u201d. [16] \u00c8 chiaro che questo metodo \u00e8 molto difficile e impegnativo, come riconosce il suo stesso inventore: \u201cIl sistema repressivo consiste nel far conoscere la legge ai dipendenti e poi sorvegliarli per individuarne i trasgressori ed infliggere, ove sia necessario, la giusta punizione. Con questo sistema le parole e l\u2019aspetto del superiore devono essere severe e piuttosto minacciose ed egli deve evitare ogni familiarit\u00e0 con i dipendenti [\u2026] Questo sistema \u00e8 facile, meno faticoso e serve specialmente nel mondo militare e in genere tra le persone adulte e mature [\u2026] Diverso e direi opposto \u00e8 il sistema preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un istituto e poi sorvegliare in modo che gli allievi abbiano sempre su di loro l\u2019occhio vigile del direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli e correggano amorevolmente\u201d. [17] Per superare le difficolt\u00e0 occorrono preparazione, studio ma anche talento, come ricorda don Ciotti all\u2019inizio di questo scritto. In un recente convegno tenuto allo Steri di Palermo [18] Giorgio Chiosso ha spiegato che don Bosco non fu un pedagogista ma un educatore, nel senso che non teorizz\u00f2 ma speriment\u00f2 e adott\u00f2 un sistema educativo.<\/p>\n<p>Il sacerdote piemontese narra che tutto ebbe inizio l\u20198 dicembre 1841 nella chiesa di San Francesco d\u2019Assisi a Torino, dove inton\u00f2 \u201cla melodia della sua vita\u201d. [19] Mentre sta preparandosi alla celebrazione della messa si accorge che il sacrestano non lesina bastonate ad un manovale sorpreso a rubare in chiesa. Egli strappa il giovane alle percosse del suo assalitore indicandolo come amico, quindi lo invita ad assistere alla liturgia che sta iniziando. Al termine tra i due avviene un celebre dialogo che don Bosco riferisce cos\u00ec:<\/p>\n<p>-Mio buon amico, come ti chiami?<\/p>\n<p>-Bartolomeo Garelli.<\/p>\n<p>-Di che paese sei?<\/p>\n<p>-Di Asti.<\/p>\n<p>-Che mestiere fai?<\/p>\n<p>-Il muratore.<\/p>\n<p>-\u00c8 vivo tuo pap\u00e0?<\/p>\n<p>-No. \u00c8 morto.<\/p>\n<p>-E tua mamma?<\/p>\n<p>-\u00c8 morta anche lei \u2026<\/p>\n<p>-Quanti anni hai?<\/p>\n<p>-Sedici.<\/p>\n<p>-Sai leggere e scrivere?<\/p>\n<p>-No.<\/p>\n<p>-Sai cantare?<\/p>\n<p>-No.<\/p>\n<p>-Sai fischiare? &#8211; Bartolomeo si mise a ridere. Era ci\u00f2 che volevo. Cominciavamo ad essere amici. [20]<\/p>\n<p>Don Bosco aveva cos\u00ec toccato la corda sensibile al bene e l\u2019aveva fatta vibrare. Il dialogo procede fino a quando Bartolomeo promette al suo nuovo amico che torner\u00e0 a seguire il catechismo per poter fare al pi\u00f9 presto la prima comunione. Un episodio molto simile a questo \u00e8 capitato nell\u2019esperienza pastorale di 3P a Godrano e riguarda il piccolo Giovanni, figlio di una vittima della locale faida di mafia. Il giovane, la cui madre lavorava a Palermo come cameriera, fu sorpreso dai carabinieri con la cassetta delle offerte rubata in chiesa. Don Pino prov\u00f2 invano a convincere i militari a consegnarglielo, spiegando loro che condurlo in carcere sarebbe equivalso \u201cad iscriverlo all\u2019universit\u00e0 del crimine\u201d. [21] Successivamente, ottenuta la libert\u00e0 provvisoria, il parroco avvicin\u00f2 il ragazzo e lo aiut\u00f2 economicamente. \u201cPer mesi e mesi non gli lev\u00f2 pi\u00f9 lo sguardo di dosso. Parlarono a lungo, Giovanni divent\u00f2 il suo allievo preferito e lasci\u00f2 perdere i furti. Quando gli altri adolescenti, non gradendo tutte queste attenzioni, iniziarono a mormorare: Ma come? Lui ruba in chiesa e viene trattato meglio di noi? Padre Pino consigli\u00f2 a tutti di andarsi a rileggere la parabola della pecorella smarrita\u201d. [22]<\/p>\n<div id=\"attachment_5100\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5100\" class=\"wp-image-5100 size-medium lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1600_missionarie_vangelo-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-5100\" class=\"wp-caption-text\"><noscript><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5100 size-medium lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1600_missionarie_vangelo-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1600_missionarie_vangelo-300x200.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1600_missionarie_vangelo-450x300.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1600_missionarie_vangelo.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript> Un&#8217;immagine scattata durante la cerimonia di beatificazione: 25 maggio 2013<\/p><\/div>\n<p><strong>Il pi\u00f9 palermitano tra i Santi<\/strong><\/p>\n<p>Il sistema preventivo di don Bosco ha una duplice finalit\u00e0: rendere i ragazzi buoni cristiani ed onesti cittadini. Sono le stesse mete cui padre Puglisi dedic\u00f2 le sue energie e che raggiunse con molti dei suoi allievi, formatisi ad una formidabile scuola di coscienza e rettitudine. 3P pagava le tasse perfino sul ricavato delle lotterie organizzate per la beneficenza della parrocchia. Il quartiere sconosceva le pi\u00f9 elementari nozioni di legalit\u00e0, abituato a questuare i diritti pi\u00f9 scontati al politico di turno, a ricorrere alla protezione dell\u2019uomo d\u2019onore pi\u00f9 influente, a procacciare illeciti profitti nei torbidi affari di \u201cCosa nostra\u201d. Per il contributo dato alla formazione di una coscienza civile nell\u2019Italia appena unificata, don Bosco fu pure commemorato dallo Stato in Campidoglio, il giorno dopo la sua canonizzazione (1 aprile 1934, la prima di un italiano dopo i Patti Lateranensi). In quella circostanza venne definito \u201cSanto italiano e il pi\u00f9 italiano dei Santi\u201d.[23] Parallelamente, se consideriamo le radici di 3P, il taglio sociale da lui impresso al suo ministero, l\u2019abnegazione per la sua citt\u00e0, l\u2019instancabile impegno profuso per migliorarla, per darle una classe dirigente onesta e coscienziosa, per educare giovani e adulti al rispetto delle istituzioni e delle leggi, per restituire dignit\u00e0 a quanti l\u2019avevano svenduta in cambio di un favore, per riscattare gli uomini dall\u2019ignoranza e dalla sottomissione; se riflettiamo all\u2019ampiezza della sua azione che si estende dal proletariato di Brancaccio alla borghesia di Mondello, dai bambini di strada agli alunni di un ragguardevole Liceo Classico, passando per il Seminario di cui fu assistente spirituale, potremmo pure dire di lui che \u00e8 un Santo palermitano e il pi\u00f9 palermitano dei Santi. A quelle espresse lo scorso anno aggiungeremmo cos\u00ec una nuova ragione che riproponga, rafforzata, la richiesta di avere il beato Giuseppe Puglisi tra i compatroni di Palermo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019allegria <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4484 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4484 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro-300x213.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro-300x213.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro-260x185.jpg 260w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro.jpg 600w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P02_altri\/3P02_0542_05-12-1989_laurea_di_G.Casciocon_Laura_ed_Enza_Mortellaro-450x319.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript>C\u2019\u00e8 ancora un punto che accomuna don Bosco e don Puglisi ed \u00e8 la gioia che promana dai loro sguardi, dal sorriso, dalle parole. Fin da ragazzo Giovannino Bosco fond\u00f2 la \u201cSociet\u00e0 dell\u2019allegria\u201d con un regolamento che al punto 3 affermava laconicamente: essere allegri. Nella famiglia salesiana questa dimensione \u00e8 divenuta parte integrante del carisma. Tutto ci\u00f2 rappresenta una svolta rilevante nell\u2019approccio educativo, fino ad allora, infatti, era impensabile che un educatore potesse trascorrere la ricreazione con i ragazzi, giocare con loro, raccontare barzellette, esibirsi con giochi di prestigio o altri intrattenimenti esilaranti. Nei seminari o nei noviziati gli incaricati della disciplina erano tenuti ad essere rigidi, severi, sostenuti e minacciosi. Non era soltanto una questione metodologica, per tenere i giovani sempre sulla corda, ma dottrinale: la strada della salvezza \u00e8 impervia e stretta, irta di rinunce e sacrifici che richiedono una vita seria e austera. La novit\u00e0 di don Bosco parte proprio da qui, dal ritenere che la santit\u00e0 consiste invece nello stare sempre molto allegri perch\u00e9 la gioia vera scaturisce dalla comunione col Risorto, come canta il salmista che esorta a <em>servire Domino in laetitia <\/em>[24]. Per questo don Bosco fa sue le parole di Teresa d\u2019Avila: <em>nada te turbe, solo Dios basta<\/em>. Secondo alcune testimonianze quando i ragazzi lo vedevano particolarmente raggiante, era segno che un grave problema lo affliggesse, ma proprio per questo sentiva di avere il Signore pi\u00f9 vicino e ci\u00f2 accresceva la sua serenit\u00e0 e il suo entusiasmo. I salesiani devono il loro nome a Francesco di Sales il quale nella <em>Filotea <\/em>scrive: \u201cIl nemico si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati e dall\u2019altro cerca di rendere tristi i buoni nelle opere buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al male se non presentandolo in modo piacevole, cos\u00ec non potrebbe distogliere dal bene se non facendolo in modo sgradevole. Il maligno gode nella tristezza e nella malinconia perch\u00e9 lui \u00e8, e lo sar\u00e0 per l\u2019eternit\u00e0, triste, malinconico; per cui vorrebbe che tutti fossero cos\u00ec! La cattiva tristezza turba l\u2019anima, la mette in agitazione, le d\u00e0 paure immotivate, genera disgusto per l\u2019orazione, assopisce e opprime il cervello, priva l\u2019anima di consiglio, di proposito, di senno, di coraggio e fiacca le forze. In conclusione \u00e8 come un duro inverno che cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali, infatti la tristezza toglie ogni bellezza all\u2019anima e la rende quasi paralizzata e impotente in tutte le sue facolt\u00e0\u201d. [25] Se allora il male affascina quando \u00e8 presentato in modo piacevole, occorre mostrare il bene nella forma che attrae, a tal fine don Bosco raccomanda ai suoi di amare le cose che amano i giovani, affinch\u00e9 essi amino le cose che amiamo noi; li esortava cos\u00ec a stare al passo coi tempi, a conoscere i divertimenti dei ragazzi, non per stigmatizzarli o proibirli, ma per cimentarsi con loro e scongiurare le devianze. \u201cSiate felici nel tempo e nell\u2019eternit\u00e0\u201d, questo augurava ai suoi giovani nella celebre <em>Lettera da Roma <\/em>del 1884.<\/p>\n<p>Questa stessa propensione a stare allegramente con i giovani, si trova nella vita di padre Puglisi, il quale \u201cera sempre sereno. Avr\u00e0 avuto anche lui i suoi problemi, come tutti, ma non l\u2019ho mai visto triste\u201d, [26] secondo la testimonianza di Enza Maria Mortellaro, alunna del Vittorio Emanuele, che 3P riusc\u00ec a dissuadere dal proposito di suicidarsi. La sorella Laura aggiunge: \u201cCi ha insegnato che Dio \u00e8 amore perch\u00e9 ci ama. Noi abbiamo il terrore di questo Dio, invece Dio \u00e8 gioia. Ci ha insegnato ad andargli incontro, a sentire la sua mancanza, ad abbracciarlo sempre pi\u00f9\u201d. Don Pino amava raccontare barzellette, ironizzava sulla sua statura, sulle orecchie a sventola, sulle mani enormi, sulla calvizie e finanche sulle sue destinazioni pastorali. [27] \u201cLa gioia e l\u2019allegria di padre Puglisi erano contagiose\u201d racconta padre Agostino Ziino, sacerdote palermitano, entrato nella Comunit\u00e0 dei Figli di Dio. All\u2019origine della giovialit\u00e0 di 3P c\u2019\u00e8 ancora una motivazione teologica. Commentando il discorso della montagna, egli rifletteva sul fatto che le otto beatitudini riguardano il presente, anche quando il ristabilimento dell\u2019equilibrio avverr\u00e0 in futuro. Gli afflitti <em>saranno <\/em>consolati, ma <em>sono <\/em>gi\u00e0 beati, gli affamati<em>saranno <\/em>saziati ma <em>sono <\/em>beati sin da ora. La gioia \u00e8 allora connaturata al cristiano che deve essere annunciatore di un Dio \u201cche viene a portare la gioia a tutti quanti erano nel pianto, nella sofferenza. Si rallegra per la gioia dei bambini che lo circondano. Ma si far\u00e0 anche messaggero della gioia del Regno\u201d. [28] L\u2019espressione pi\u00f9 nota della gioia \u00e8 per don Pino il sorriso, che lo accompagna in vita ed in morte, stando alle testimonianze dei suoi uccisori e di chi ha assistito alla sua autopsia.[29]<\/p>\n<p><strong>Conclusioni <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4408 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0026.png\" alt=\"\" width=\"176\" height=\"226\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4408 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P01_solo\/3P01_0026.png\" alt=\"\" width=\"176\" height=\"226\" \/><\/noscript>Altri elementi ancora sono comuni a Giovanni Bosco e Pino Puglisi, come la devozione mariana, la fiducia nella provvidenza, la presenza di determinanti figure sacerdotali che li hanno guidati durante il discernimento (don Calosso, don Caracciolo). C\u2019\u00e8 anche una serie di eventi nella vita di 3P che si potrebbero leggere come profetiche coincidenze: fu il card. Ruffini che gli propose di entrare in seminario nella chiesa di S. Giovanni Bosco, dove nel 1960 avrebbe poi celebrato la sua prima messa. Un florilegio di frasi di santi da lui raccolti, comincia con un pensiero di don Bosco sul sacerdozio: \u201cSacerdote! Datore di cose sacre, anello di congiunzione tra Dio e l\u2019uomo, fiaccola posta sul moggio, pioniere che apre la strada del Regno dei Cieli\u201d. Agostina Aiello, per anni a fianco di padre Puglisi come assistente sociale, mi ha raccontato che, pur non essendo un ex allievo salesiano, egli si sentiva discepolo di don Bosco, infatti partecipava, quando poteva, agli incontri di formazione e prima di andare le confidava: \u201cDai figli di don Bosco c\u2019\u00e8 sempre da apprendere\u201d. Dopo la sua morte, a casa sua, \u00e8 stata pure trovata una preghiera da lui composta e rivolta al Santo dei giovani: \u201cO glorioso Santo, fa\u2019 sentire anche adesso la tua opera salvifica, benedici gli educatori, suscita tra essi dei cuori che, infiammati dallo stesso amore di cui ardevi tu, rinnovino i tuoi prodigi verso la giovent\u00f9 di oggi; benedici i giovani, fa\u2019 che tutti seguendo i tuoi insegnamenti giungano all\u2019esperienza del divino e quindi pongano i valori religiosi al di sopra di tutto; benedici le nostre famiglie, benedici tutti affinch\u00e9 tutti possiamo raggiungerti nella patria divina\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono anche degli aspetti divergenti sui quali non possiamo soffermarci, ma che non vogliamo del tutto ignorare. Don Bosco fond\u00f2 un ordine religioso per dare continuit\u00e0 alla sua opera, mentre don Puglisi non pens\u00f2 mai di uscire dalla dimensione diocesana del suo ministero. Il sacerdote piemontese pass\u00f2 molte sofferenze a causa del suo vescovo che, a un certo punto, gli proib\u00ec di confessare, il parroco di Brancaccio lavor\u00f2 sempre in sintonia con i suoi pastori, in particolare con il card. Pappalardo dal quale ricevette sostegno morale e, talora, economico. Diversi sono anche i contesti storici e i rapporti con le istituzioni: don Bosco attraversa le fasi che precedono e seguono l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia ed \u00e8 investito di delicate responsabilit\u00e0 inerenti ai contrastanti rapporti tra Stato e Santa Sede; 3P si forma nella stagione del Vaticano II, che coincide con la decadenza morale della politica palermitana, soprattutto del partito di ispirazione cristiana che da anni governava la citt\u00e0. La differenza pi\u00f9 grande riguarda ovviamente la loro fine terrena: Giovanni Bosco, pur essendo stato spesso nel mirino dei suoi nemici, mor\u00ec stremato dalle fatiche spese per i suoi ragazzi a 73 anni, don Pino fu freddato dai sicari di Cosa nostra il giorno del 56\u00b0 compleanno.<\/p>\n<p>Desidero concludere con una celebre pagina di Daniel Pennac indicativa dell\u2019attualit\u00e0 di don Bosco e di 3P, nella quale si ribadisce che se l\u2019educazione \u00e8 cosa di cuore, essa \u00e8 fondamentalmente relazione.<\/p>\n<ul>\n<li>Dai, tu che sai tutto senza avere imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a \u2018questo\u2019? C\u2019\u00e8 un metodo?<\/li>\n<li>Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a<\/li>\n<li>rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca<\/li>\n<li>Che cosa gli manca?<\/li>\n<li>Non posso dirlo.<\/li>\n<li>Perch\u00e9?<\/li>\n<li>\u00c8 una parolaccia.<\/li>\n<li>Peggio di \u2018empatia\u2019?<\/li>\n<li>Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una universit\u00e0, o in tutto ci\u00f2 che le assomiglia.<\/li>\n<li>E cio\u00e8?<\/li>\n<li>No, davvero non posso \u2026<\/li>\n<li>Su, dai!<\/li>\n<li>Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano.<\/li>\n<li>\u2026<\/li>\n<li>\u2026<\/li>\n<li>\u2026<\/li>\n<li>L\u2019amore [30]<\/li>\n<\/ul>\n<p>[1] \u201cA questa opera laica svolta da Padre Puglisi era congiunta una continua e visibilmente ben corrisposta attivit\u00e0 di evangelizzazione, sicch\u00e9 la chiesa di San Gaetano era ormai divenuta un centro di riferimento permanente per tutti coloro che nell\u2019azione del sacerdote si riconoscevano e trovavano un\u2019alternativa alla triste e violenta realt\u00e0 del quartiere Brancaccio. L\u2019aggregazione sociale voluta da don Pino Puglisi, la pratica dei valori cristiani tradizionalmente opposti alla logica della violenza e del terrore di Cosa Nostra, quindi, rappresentava un consistente pericolo per l\u2019organizzazione criminale, che vedeva compromessi i suoi principi proprio nel luogo ove pi\u00f9 forte era il suo radicarsi per consolidata permanenza\u201d (Sentenza Corte d\u2019Appello di Palermo nei confronti di Graviano Giuseppe, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore, ecc. del 13 febbraio 2001).<\/p>\n<p>[2] Mt. 28,19.<\/p>\n<p>[3] Una delle novit\u00e0 affermate da Lutero nel corso della Riforma protestante fu la pretesa di definire la dottrina basandola sulla <em>sola Scriptura<\/em>, espunta dalla millenaria tradizione della Chiesa.<\/p>\n<p>[4] B. Amata, <em>San Giovanni Bosco. Padre e amico dei giovani<\/em>, Palermo 2013.<\/p>\n<p>[5] <em>Don Pino Puglisi, martire della Giustizia e della Fede<\/em>, Istituto Don Bosco Ranchibile, Palermo 2013, p. 31.<\/p>\n<p>[6] Deliziosi, <em>Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso<\/em>, BUR, Milano 2013, p.108, a p. 126 nello stesso libro troviamo la citazione di 3P di un passo del Libro dei Proverbi: \u201cSignore, non mi dare n\u00e9 ricchezza n\u00e9 miseria, ma dammi soltanto quello che \u00e8 necessario al vitto quotidiano affinch\u00e9 non mi insuperbisca\u201d.<\/p>\n<p>[7] Francesco, Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013.<\/p>\n<p>[8] Lc. 22,3.<\/p>\n<p>[9] Sentenza Corte d\u2019Appello di Palermo nei confronti di Graviano Giuseppe, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore del 13 febbraio 2001.<\/p>\n<p>[10] F. Deliziosi, <em>Don Giuseppe Puglisi. Il prete martire ucciso dalla mafia<\/em>, Arcidiocesi di Palermo, Bagheria 2005, 7-8.<\/p>\n<p>[11] \u201c\u00c8 questo il cosiddetto metodo preventivo, che consiste in una vigilanza continua ma non pesante, dolce ma oculata, nel partecipare a tutta la vita del fanciullo, nel prevedere le difficolt\u00e0 e di conseguenza nel saper dare le norme utili per sormontarle\u201d. Cfr: F. Deliziosi, cit., pp. 131-132).<\/p>\n<p>[12] F. Deliziosi, <em>Pino Puglisi\u2026 <\/em>cit. p. 131.<\/p>\n<p>[13] <em>Memorie biografiche di don Giovanni Bosco [1854-1858], <\/em>vol. V, Scuola Grafica Salesiana, S. Benigno Canadese, 1905, p. 367.<\/p>\n<p>[14] Ibidem.<\/p>\n<p>[15] F. Deliziosi, cit. p. 146.<\/p>\n<p>[16] F. Deliziosi, cit. 131.<\/p>\n<p>[17] G. Bosco, <em>Il sistema preventivo<\/em>, Torino 1877.<\/p>\n<p>[18] \u201cDon Bosco educatore\u201d, Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, 14-15 novembre 2015.<\/p>\n<p>[19] \u201cLa nuova tonalit\u00e0 che egli avrebbe dato all\u2019educazione si chiamava amicizia. Voleva riconquistare la giovent\u00f9 attraverso l\u2019amicizia\u201d (W. Nigg, <em>Un santo per il nostro tempo<\/em>, Elle Di Ci, Leumann 1980, p. 30).<\/p>\n<p>[20] T.Bosco, <em>Don Bosco<\/em>, Editrice Elle Di Ci, Leumann 1988, pp. 114-115.<\/p>\n<p>[21] F. Deliziosi, cit. p. 97.<\/p>\n<p>[22] Ibidem<\/p>\n<p>[23] P. Stella, \u201cLa canonizzazione di don Bosco tra fascismo e universalismo\u201d, in F. Traniello (a cura di), <em>Don Bosco nella storia della cultura popolare<\/em>, SEI, Torino 1987, p. 363. La formula &#8220;il pi\u00f9 italiano dei Santi&#8221; sarebbe stata poi utilizzata nel 1939 da Pio XII per proclamare Francesco d&#8217;Assisi patrono d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>[24] Sal. 99 (100).<\/p>\n<p>[25] F. di Sales, <em>Filotea<\/em>, cap. XII.<\/p>\n<p>[26] F. Deliziosi, cit. p. 135.<\/p>\n<p>[27] Durante gli anni di parrocato a Godrano diceva di essere il prete pi\u00f9 \u201caltolocato\u201d della diocesi.<\/p>\n<p>[28] F. Deliziosi, cit. p. 175.<\/p>\n<p>[29] Ha dichiarato Salvatore Grigoli: \u201cIl primo ad arrivare fu lo Spatuzza, ricordo che il padre si stava accingendo ad aprire il portone di casa,\u2026lo Spatuzza si ci affianc\u00f2, perch\u00e9 il padre aveva un borsello, gli mise la mano nel borsello e gli disse: padre questa \u00e8 una rapina. Allorch\u00e9 il padre neanche si era accorto di me\u2026e il padre, fu una cosa questa che non posso dimenticare, perch\u00e9 ogni volta che penso a questo episodio mi viene in mente questa visione del padre che sorrise, non capii se fu un sorriso ironico o sorrise\u2026sorrise e gli disse allo Spatuzza: \u2018me l\u2019aspettavo\u2019. Allorch\u00e9 io gli sparai un colpo alla nuca e il padre mor\u00ec sul colpo senza neanche accorgersi di essere stato ucciso\u201d. (Cfr.: Sentenza Corte d\u2019Appello di Palermo\u2026). Giuseppe Carini, presente all\u2019obitorio del Policlinico di Palermo al momento dell\u2019autopsia, riferisce: \u201cTenni fede alla promessa, non lasciai don Pino neppure allora. Sorrideva. Ebbi un brivido. La pallottola era rimasta nella scatola cranica. Per estrarla occorreva una manovra cruenta che altera i lineamenti. Ma, nonostante tale manovra invasiva, quando il medico lo ricompose, il sorriso di don Pino era ancora l\u00ec. Non era scomparso. Continuava a sorridere\u201d. (F. Deliziosi, cit. p. 276).<\/p>\n<p>[30] Daniel Pennac, <em>Diario di scuola<\/em>, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2013, p. 239.<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-av_comments_list-efc336e1980f90400772811f3c75511f  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due esempi di educatori che hanno saputo parlare al cuore dei giovani.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5099,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-5095","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hanno-scritto-su-3p"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Padre Puglisi e don Bosco, due educatori a confronto - Padre Pino Puglisi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/padre-puglisi-e-don-bosco-due-educatori-a-confronto\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Padre Puglisi e don Bosco, due educatori a confronto - 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