{"id":5078,"date":"2010-04-26T17:07:42","date_gmt":"2010-04-26T15:07:42","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=5078"},"modified":"2018-06-15T00:05:30","modified_gmt":"2018-06-14T22:05:30","slug":"il-cortile-della-legalita-pino-puglisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/il-cortile-della-legalita-pino-puglisi\/","title":{"rendered":"Il cortile della legalit\u00e0: Pino Puglisi"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-2qss1i-5c67c8b0ea9aa635b59cc4c1f81b19b6 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5077 aligncenter lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P03_logo\/3P03_1051_convegno_caritas_educati_alla_carita_nella_verita-300x68.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"68\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5077 aligncenter lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P03_logo\/3P03_1051_convegno_caritas_educati_alla_carita_nella_verita-300x68.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"68\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P03_logo\/3P03_1051_convegno_caritas_educati_alla_carita_nella_verita-300x68.jpg 300w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P03_logo\/3P03_1051_convegno_caritas_educati_alla_carita_nella_verita-450x102.jpg 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P03_logo\/3P03_1051_convegno_caritas_educati_alla_carita_nella_verita.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/noscript><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Il cortile della legalit\u00e0<br \/>\nPino Puglisi<\/h3>\n<p style=\"text-align: right;\">Tavola rotonda<br \/>\nMaurilio Assenza<br \/>\nDirettore della Caritas diocesana di Noto<\/p>\n<p><strong>1. NEL CORTILE DELLA LEGALIT\u00c0 CON \u201cFATTI DI VANGELO\u201d <\/strong><\/p>\n<p>Nel cortile della legalit\u00e0 c\u2019\u00e8 gente che parla e si ferma alle parole, c\u2019\u00e8 gente che invece si espone e dona la vita. Come don Pino Puglisi, con un particolare apparentemente secondario sottolineato spesso da suor Carolina Iavazzo, che le fu accanto nella \u201cdiscesa agli inferi\u201d di Brancaccio, come pure dal suo assassino: \u00abarrivava sempre con un sorriso\u00bb, un sorriso non ingenuo ma indicativo del suo dimenticarsi affidandosi a Dio per esporsi con tutto se stesso e tutti accogliere senza ovviet\u00e0, stabilendo rapporti veri (\u00abun rapporto personale, mai banale, mai scontato, mai superficiale e abitudinario\u00bb), offrendosi come guida sicura, aprendo sempre nuove possibilit\u00e0 per tutti1. Cos\u00ec ci accompagna nel cortile della legalit\u00e0 questo prete che, anzitutto e sempre, volle essere tale senza alcuna altra aggettivazione2, oggi \u00abcompagno assente\u00bb perch\u00e9 tolto a noi dalla violenza mafiosa ma presente \u00abnel suo carisma cristicamente\u00bb3. Don Pino ci chiede di entrare nel cortile della legalit\u00e0 con \u00abparole convalidate dai fatti\u00bb,4 con fatti \u2013 diremmo nel linguaggio che nella Caritas ci \u00e8 caro \u2013 tali da poter diventare \u2018segni\u2019, \u00absegni pedagogici\u00bb: fatti che non cambiano certo il mondo, ma provocano interrogativi, offrono un orientamento, spingono ad una crescita umana, cristiana e civile5, lasciano intravedere il compimento della storia in Dio, da noi invocato incessantemente nel Padre Nostro, dai martiri davanti all\u2019unico \u00absovrano santo e verace\u00bb (cf. Ap 6, 9-11). Non si tratta per questo di fatti e di segni qualsiasi, di semplici denunce o schieramenti, ma si tratta di fatti e di segni capaci di unire \u00abpane e Vangelo\u00bb nella logica pasquale del seme, nella forma \u2018cristica\u2019 del dono6 e della vocazione, logica e forme contrapposte alla logica mafiosa della prepotenza ammantata di religiosit\u00e0, ma anche alle forme ideologiche o narcisistiche in cui facilmente scivoliamo quando non siamo veramente ancorati al Padre di Ges\u00f9 Cristo. Per questo fatti e segni devono essere illuminati dal \u2018pensare\u2019, e il \u2018pensare\u2019 a sua volta deve essere autenticato dalla povert\u00e0 \u2013 che \u00e8 libert\u00e0 dai beni e da qualsiasi legame con i potenti \u2013 e da un\u2019effettiva passione educativa. Don Puglisi era una persona che \u2018pensava\u2019 e viveva in povert\u00e0, come not\u00f2 il pubblico ministero Matassa entrando nella sua stanza spoglia ma piena di libri7; un prete che viveva il suo ministero nella compagnia degli uomini, condividendo la fatica dei giovani e dei poveri fino a far suoi il loro grido e il loro pianto8. Pascal l\u2019aveva chiarito: \u00abentra nell\u2019ordine della carit\u00e0 solo chi si interroga gemendo\u00bb9. Nell\u2019interrogarsi \u00abgemendo\u00bb di don Puglisi c\u2019erano il sostegno dato all\u2019Intercondominiale di via Hazon, che lottava (e lotta) contro la mafia non per ideologia ma per forte senso della dignit\u00e0 umana, e la sfida alla mafia per strappare a questo mostro anzitutto i bambini10 e poter per loro e con loro \u2013 le vittime pi\u00f9 innocenti ma anche il ricominciamento continuo dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 costruire un mondo pi\u00f9 giusto; c\u2019erano l\u2019affetto per giovani che dovevano sfuggire alla forma della prepotenza mafiosa e per i giovani del Liceo che dovevano trovare un senso alla vita; c\u2019erano il problema dei sacramenti da dare ai bambini che non potevano andare al catechismo perch\u00e9 dovevano andare a rubare11 ma anche l\u2019appello agli uomini della mafia perch\u00e9, ricordando di essere dei battezzati, uscissero dal buio e dimostrassero di \u00abessere veramente uomini d\u2019onore\u00bb12; c\u2019erano il perdono donato con un sorriso al suo uccisore e l\u2019aiuto saggio e concreto ai giovani che dovevano elaborare rotture con le famiglie mafiose: \u00abfigli del vento\u00bb13, aiutati tutti da don Puglisi a vivere \u00aba testa alta\u00bb14 in una terra come il Mezzogiorno in cui, ancora oggi, troppe volte l\u2019illegalit\u00e0 diventa una peste che tutto contagia e un enorme peso che piega le persone15; oggi per noi in un\u2019Italia in cui sempre pi\u00f9 la legittimit\u00e0, anche istituzionale, e l\u2019illegalit\u00e0, anche non immediatamente mafiosa, si contaminano, generando una pesante e diseducativa eclissi della legalit\u00e0 e del bene comune16. Da qui l\u2019esigenza di un discernimento e di un coraggio corali, di una compagnia e di una profezia ecclesiali che ci impegnano ad andare al fondo dell\u2019illegalit\u00e0, per svelarne i meccanismi17 e opporvi resistenza, sostenendo l\u2019impegno degli uomini di buona volont\u00e0 alla radice, offrendo l\u2019indicazione di \u2018dove\u2019 poter trovare forza e coraggio, invitando con don Puglisi \u2013 diciamocelo senza ovviet\u00e0 \u2013 anzitutto \u00aballa preghiera\u00bb18.<\/p>\n<p><strong>2. IL \u00abPADRE NOSTRO\u00bb E I \u201cPADRINI\u201d <\/strong><\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec condotti ad affrontare il tema della legalit\u00e0 da credenti, cogliendo il nostro specifico: aiutare ad andare alla \u2018radice\u2019. Di fronte all\u2019illegalit\u00e0 e al degrado che ne consegue, il recente documento dei vescovi sul Mezzogiorno chiarisce che nelle mafie, nelle illegalit\u00e0, nelle ingiustizie c\u2019\u00e8 \u201cal fondo\u201d una sfida non solo etica, culturale, educativa, politica ma anzitutto teologica. Riflettendo sulle testimonianze dei martiri \u2013 leggiamo \u2013 \u00absi pu\u00f2 comprendere che, in un contesto come quello meridionale, le mafie sono la configurazione pi\u00f9 drammatica del \u201cmale\u201d e del \u201cpeccato\u201d. In questa prospettiva, non possono essere semplicemente interpretate come espressione di una verit\u00e0 distorta, ma come una forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione: le mafie sono strutture di peccato\u00bb19. Dobbiamo per questo andare al \u201cfondo del fondo\u201d. Dobbiamo riscoprire ed aiutare a riscoprire il Padre vero! Allora rispetteremo ed educheremo al rispetto, alla legalit\u00e0, ameremo nella verit\u00e0 ed educheremo alla \u00abcarit\u00e0 nella verit\u00e0\u00bb. Verit\u00e0 che manca, al \u201cfondo del fondo\u201d, perch\u00e9 orfani del Padre, non solo nei vari \u201cBrancaccio\u201d del nostro Sud e delle nostre citt\u00e0, ma anche e soprattutto per l\u2019aria generale di smarrimento che respiriamo \u00abda molto tempo\u00bb. Siamo infatti da qualche secolo nel tempo della modernit\u00e0, tempo senza Padre e quindi tempo di fratelli orfani che si contendono spazi e per questo necessitano di \u00abdisciplina\u00bb. Disciplina che, per\u00f2, quando mancano condizioni di benessere e di cultura, rischia di restare esterna o modellata solo sul pi\u00f9 forte e sul pi\u00f9 furbo. Alla radice di un impegno educativo per la legalit\u00e0 allora \u2013 accogliendo la \u00abdote\u00bb dei martiri \u2013 occorre ritrovare il Padre: non un padre qualsiasi, non i \u201cpadrini\u201d, non i potenti che \u00abspadroneggiano e si fanno chiamare benefattori\u00bb (cf. Lc 22, 25), non i padri-padrone o i padri assenti, ma il Padre di Ges\u00f9, il \u00abPadre nostro\u00bb. Nome che don Puglisi d\u00e0 al \u201csegno\u201d che a un certo punto pensa di porre nel quartiere di Brancaccio, attorno a cui si condensano un accompagnamento \u00abuno ad uno\u00bb ed un tessuto di relazioni che, nel riferimento al \u00abPadre nostro\u00bb, sono nella logica delle \u00abbeatitudini\u00bb, della misericordia nella fedelt\u00e0, l\u2019unica logica capace di generare quello stile che permette ad un segno, ai nostri segni della carit\u00e0, di risplendere come \u201cevangelici\u201d. Scriveva don Puglisi: \u00abse la fedelt\u00e0 senza la tenerezza pu\u00f2 diventare solo organizzazione, la tenerezza senza la fedelt\u00e0 pu\u00f2 correre il rischio di diventare semplice sentimentalismo; quindi le due cose vanno insieme\u00bb20. Inoltre, perch\u00e9 la logica delle \u00abbeatitudini\u00bb si mantenga viva e trasparente, diventa necessario per questo piccolo prete evitare qualsiasi commistione e contiguit\u00e0 con i Palazzi del potere21: non accettare sovvenzioni e compromessi \u00e8 per lui saggezza22, atto di fede nella Provvidenza e sequela di Ges\u00f9 sulla via della piccolezza23. Si tratta di quella chiarezza propria di chi vede le cose in Dio, di chi sa bene con tutto se stesso \u2013 unzione, forma \u201ccristica\u201d della vita \u2013 che \u00abnon si possono servire due padroni\u00bb, che occorre \u00abobbedire a Dio prima che agli uomini\u00bb e che, per questo, appoggiarsi ai potenti \u00e8 in primo luogo mancanza di fiducia in Dio (rischio che corriamo spesso anche nel mondo ecclesiale o della solidariet\u00e0 quando, \u00aba fin di bene\u00bb, si giustificano i mezzi con il fine o si stringono alleanze con altri signori che non sono il nostro Signore Crocifisso e Risorto, non aiutando peraltro in questo modo la conversione dei prepotenti e scandalizzando le vittime). Si tratta allora sempre di ripartire da una fede effettiva nel Dio che ha cura di tutti a partire dai piccoli, tutti educandoci con uno stile preciso che sempre dobbiamo da Lui imparare con rinnovato <em>stupore<\/em> (altra caratteristica non secondaria di Padre Puglisi). Si tratta di offrire a tutti quella <em>chiarezza<\/em> che fa crescere come \u00abonesti cittadini e buoni cristiani\u00bb (principio di don Bosco molto caro a don Puglisi)24; chiarezza con cui, tracciando confini chiari25, si precisa l\u2019incompatibilit\u00e0 tra la fede cristiana e l\u2019illegalit\u00e0, spingendo alla fiducia nelle regole ed anzi portando anche oltre. Messaggio questo che le nostre Chiese, chiamate ad educare nelle frontiere della vita e della storia ove Ges\u00f9 continua ad inviarci come \u00abpecore in mezzo ai lupi, prudenti come i serpenti e semplici come le colombe\u00bb (Mt 10,16), devono \u2013 aiutate anche dalle nostre Caritas \u2013 apprendere sempre di nuovo dai loro martiri e riportare \u00aballa carne e al sangue\u00bb della vita. Accettando il prezzo da pagare e confidando nei segni di consolazione che il Signore non fa mai mancare. Come \u00e8 accaduto lo scorso gennaio a Caltanissetta con il \u201cComitato cittadini Scorta Civica\u201d che si \u00e8 costituito attorno al giudice Giovanni Tona (membro della Fuci a Palermo negli anni in cui era assistente don Puglisi) e ai suoi colleghi dopo il pericolo di attentati mafiosi: i giovani vanno dal giudice, che era andato da loro per spiegare la legalit\u00e0, e gli danno forza, fino a fargli dire: \u00abOra pi\u00f9 nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 permettersi di chiedermi \u201cChi te lo fa fare\u201d\u00bb26. Cos\u00ec anche noi \u2013 \u201cspiegando\u201d con la nostra vita il \u00abPadre nostro\u00bb, ponendo segni e sostenendo chi si espone \u2013 possiamo con tutti resistere a mafie e illegalit\u00e0, \u00absempre pronti, adorando Dio nei nostri cuori, a rendere conto della speranza che \u00e8 in noi\u00bb (cf. 1 Pt 3,15), ben sapendo \u00aba chi abbiamo dato la nostra fiducia\u00bb (cf. 2Tm 1,12).<\/p>\n<hr \/>\n<p>1 Cf. C. Iavazzo, <em>Figli del vento<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, pp. 31; 41-42.<\/p>\n<p>2 Cf. C. Lorefice, <em>La forma \u201ccristica\u201d di una figura \u201ca-tipica\u201d: Pino Puglisi<\/em>, in <em>Synaxis<\/em> 25\/2 [2007].<\/p>\n<p>3 M. Luzi, <em>Il fiore del dolore<\/em>, Edizioni della Meridiana, Firenze 2003, p. 28.<\/p>\n<p>4 \u00abCredo a tutte le forme di studio, di approfondimento e di protesta contro la mafia. La mafiosit\u00e0 si nutre di una cultura, e la diffonde: la cultura dell\u2019illegalit\u00e0. La cultura sottesa alla mafia \u00e8 la svendita del valore della dignit\u00e0 umana. E i discorsi, la diffusione di una cultura diversa, sono di una grande importanza. Ma dobbiamo stare molto attenti che non ci si fermi alle proteste, ai cortei, alle denunce. Se ci si ferma a questo, sono soltanto parole. Le parole vanno convalidate dei fatti\u00bb (a cura di G. Bellia, <em>Il coraggio della speranza<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2005, pag. 74).<\/p>\n<p>5 \u00abL\u2019azione dei volontari e delle suore del Centro \u201cPadre Nostro\u201d deve essere un segno. Non pu\u00f2 trasformare l\u2019ambiente, questo non ce lo possiamo permettere neppure come illusione. \u00c8 soltanto un segno per cercare di muovere l\u2019ambiente, per cercare di dare un modello di comportamento, per spingere le autorit\u00e0 a fare il loro dovere, perch\u00e9 tutti a poco a poco si sentano coinvolti. Non per risolvere i problemi di Brancaccio. No, \u00e8 solo per dire: dato che qui non c\u2019\u00e8 niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche per dimostrare che si pu\u00f2 fare qualcosa. Se ognuno di noi fa qualcosa, allora si pu\u00f2 fare molto\u00bb (a cura di G. Bellia, <em>Il coraggio\u2026<\/em>, p. 77).<\/p>\n<p>6 \u00abDalla vicenda \u201ceucaristica\u201d di don Puglisi, come di chiunque ha reso testimonianza a Cristo fino al dono della propria vita, si pu\u00f2 ricavare, appunto, la consapevolezza credente che pane e Vangelo non possono essere disgiunti n\u00e9 nelle attese della nostra gente, n\u00e9 nella volont\u00e0 di Dio [\u2026] Il Vangelo ci \u00e8 donato e spiegato da colui che lo ha annunciato per primo, con la sua stessa Pasqua, come un granello di senapa (cf. Mc 4,30-32), come un pizzico di sale (cf. Mt 5,13), come un frammento di lievito (cf. Mt 13,33), come un chicco di frumento che marcisce per poi germogliare tra le zolle di un terreno altrimenti destinato a restare sterile (cf. Gv 12,24): cio\u00e8 come un appello esigente all\u2019umile ma coraggioso dono di s\u00e9. Don Pino Puglisi lo sapeva e lo insegnava ai giovani che partecipavano agli incontri e ai campi vocazionali da lui organizzati nella diocesi di Palermo, come pure ai ragazzi della sua parrocchia\u00bb (Cei, <em>Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno<\/em>, n. 18).<\/p>\n<p>7 Cf. F. Deliziosi, <em>Don Puglisi. Vita del prete palermitano ucciso dalla mafia<\/em>, Mondadori, Milano 2001, pp. 160-161.<\/p>\n<p>8 Cf. Facolt\u00e0 teologica di Sicilia, <em>Don Pino Puglisi, prete e martire<\/em>, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2000, p. 22.<\/p>\n<p>9 Cf. Sainte-Beuve, <em>Pascal<\/em> in <em>Les grands \u00e9crivains fran\u00e7ais, XVIIe si\u00e8cle: Philosophes et moralistes<\/em>, Paris, Garnier.<\/p>\n<p>10 Al processo Grigoli ricord\u00f2 che don Puglisi \u00absi prendeva i bambini, per non farli diventare persone che rubano, che vanno in carcere [\u2026] per non darli [\u2026] nelle mani della mafia\u00bb (F. Deliziosi, <em>Don Puglisi<\/em>\u2026, p. 131).<\/p>\n<p>11 Cf. B. Stancanelli, <em>A testa alta<\/em>, Einaudi, Torino 2003, p. 47.<\/p>\n<p>12 F. Deliziosi, <em>Don Puglisi\u2026<\/em>, p. 32.<\/p>\n<p>13 C. Iavazzo, <em>Figli\u2026<\/em>, pp. 13-14.<\/p>\n<p>14 \u00abDobbiamo riuscire a far capire ai bambini perch\u00e9 esistono, per che cosa vivono, ma senza fare discorsi filosofici. Il bambino di quelle famiglie capir\u00e0 i gesti che si faranno: il gioco, la convivenza, intesi come modelli di comportamento. Nel gioco, si deve loro far vedere che ci sono delle regole da seguire, che non \u00e8 giusto barare: nell\u2019ambiente mafioso chi bara ha pi\u00f9 consenso, perch\u00e9 esprime doti particolari, come la furbizia. Diventa una controproposta anche per loro, uno stile di vita. Per loro lo scopo della vita \u00e8 guadagnare. A qualsiasi costo. Un volontario e una suora che vanno l\u00ec, nelle loro case, con senso di solidariet\u00e0, di gratuit\u00e0, di amore cristiano rappresentano una controproposta che potr\u00e0 avere un\u2019efficacia in seguito\u00bb (a cura di G. Bellia, <em>Il coraggio\u2026<\/em>, p. 75).<\/p>\n<p>15 Cf. Cei, <em>Per un Paese\u2026<\/em>, n. 9.<\/p>\n<p>16 G. Brunelli, <em>Tornare a Sud<\/em>, in <em>Il Regno\/attualit\u00e0 <\/em>6\/2010, p. 146.<\/p>\n<p>17 \u00abSvelare la verit\u00e0 di un disordine abilmente celato e saturo di complicit\u00e0, far conoscere la sofferenza degli emarginati e degli indifesi, annunciando ai poveri, in nome di Dio e della sua giustizia, che un mutamento \u00e8 possibile, \u00e8 uno stile profetico che educa a sperare. Occorre per\u00f2 che il senso cristiano della vita diventi fermento e anima di una societ\u00e0 riscattata da ritardi e ingiustizie, capace di stare al passo del cammino economico, sociale e culturale del Paese\u00bb (Cei, <em>Per un Paese<\/em>\u2026, n. 19).<\/p>\n<p>18 \u00abPer la chiesa di padre Puglisi, aperta alla redenzione di chiunque, essere fedeli a Cristo ha significato soprattutto non essere contro l\u2019uomo. Pertanto, tentare il recupero spirituale della persona mafiosa o intrisa di cultura mafiosa lo sentiva un suo dovere. Ecco perch\u00e9 non amava essere definito \u201cprete antimafia\u201d. Egli amava scendere tra la sua gente, cercava di capirne i bisogni, tentava di risolverli. A noi ci invitava alla preghiera perch\u00e9, sosteneva, con l\u2019aiuto di essa potevamo trovare la forza e la volont\u00e0 di continuare nel nostro impegno civile. Una forza e una volont\u00e0 che ci ha reso capaci di instaurare rapporti cordiali e collaborazione con la gente della borgata; di avere incontri con le Autorit\u00e0 cittadine; organizzare petizioni e affrontare e condurre fino in fondo i difficili problemi di vivibilit\u00e0 che mano a mano si presentavano nella nostra zona. Tutto ci\u00f2 ha fatto della parrocchia di Padre Puglisi il centro delle speranze di tanta gente che chiedeva una avvenire migliore a Brancaccio\u00bb (P. Martinez, <em>Non dimentichiamo padre Puglisi<\/em>, in: C. Iavazzo, <em>Figli\u2026<\/em>, p. 94).<\/p>\n<p>19 Cei, <em>Per un Paese\u2026<\/em>, n. 9.<\/p>\n<p>20 A cura di G. Bellia, <em>Il coraggio\u2026<\/em>, p. 73.<\/p>\n<p>21 Si tratta di qualcosa che \u00e8 tutt\u2019uno con il suo essere prete, si radica nella maturazione della sua vocazione che avviene a contatto con il suo parroco, Calogero Caracciolo, di cui don Puglisi \u00abricordava spesso un episodio: i galoppini di un politico all\u2019epoca vennero ad offrire un ricco assegno, soldi in cambio di appoggio elettorale. E padre Caracciolo li cacci\u00f2 via bruscamente dicendo: \u201cSappiate che io dico a tutti di votare secondo coscienza, ma senza dare nomi, anche se me li chiedono [\u2026] Quella \u00e8 la porta, andatevene!\u201d\u00bb (F. Deliziosi, <em>Don Giuseppe Puglisi il prete martire ucciso dalla mafia<\/em>, Arcidiocesi di Palermo, settembre 1999, p. 10).<\/p>\n<p>22 \u00abC\u2019\u00e8 un gesto che Puglisi rifiuta di compiere, e con determinazione, con ostinazione, senza ripensamenti: darsi da fare per ottenere finanziamenti pubblici per il Centro [\u2026] Suor Carolina ricorda d\u2019averne parlato spesso parlato con don Pino, \u201cma lui pensava che, se fossero arrivati finanziamenti per il Centro, avremmo perso il volontariato. In realt\u00e0 il Centro era nato all\u2019insegna della Provvidenza, padre Puglisi aveva una grande fiducia nella Provvidenza, ricordava sempre i molti benefattori che ci avevano aiutato. Ma i contributi pubblici, no, non li voleva [\u2026] diceva che i soldi fanno perdere tanti valori, fanno morire l\u2019entusiasmo\u201d\u00bb (B. Stancanelli, <em>A testa\u2026<\/em>, pp. 86-87).<\/p>\n<p>23 Cf. F. Deliziosi, <em>Don Puglisi\u2026<\/em>, p. 103.<\/p>\n<p>24 \u00abPadre Puglisi era convinto della necessit\u00e0 di formare prima l\u2019<em>uomo <\/em>per poterne fare un cristiano autentico. Non era preso dall\u2019ansia di \u201cportare ai sacramenti\u201d ma sentiva di dover rispondere a delle sfide urgenti e prioritarie decisive per la qualit\u00e0 della vita di ciascuno. Educare diventava cos\u00ec il modo concreto di preparare il terreno per accogliere la novit\u00e0 evangelica di Ges\u00f9 Cristo. Intanto era necessario rivelare il volto di Dio Padre, attraverso relazioni alternative; scoprire la propria dignit\u00e0 di figli di Dio, senza essere schiavi di nessuno; sperimentare in germe la bellezza di sentirsi accolti e vivere in comunit\u00e0\u00bb (C. Iavazzo, <em>Figli\u2026<\/em>, p. 105).<\/p>\n<p>25 \u00abQuella mentalit\u00e0 abbastanza diffusa in Sicilia che porta a credere che con la mafia purtroppo bisogna convivere non pu\u00f2 essere accettata, noi non l\u2019abbiamo accettata. Con la nostra azione abbiamo tracciato un confine a Brancaccio. Abbiamo fatto capire in modo chiaro da che parte noi eravamo schierati: dalla parte della legalit\u00e0, della giustizia e contro ogni forma di violenza come \u00e8 giusto che sia per chi ritiene di essere un cristiano (seguace degli insegnamenti di Cristo). E al mafioso che ostenta la sua presenza in chiesa, con la nostra testimonianza di vita abbiamo detto che siamo dalla parte di quel Cristo che per noi si \u00e8 fatto uccidere e non ha ucciso [\u2026] Padre Puglisi si \u00e8 esposto per salvare le nostre vite e noi non possiamo permetterci di pensare di convivere con la mafia. Nel suo nome continueremo a testimoniare che la corruzione e la mafia possono essere sconfitte e noi ne stiamo stati testimoni. Ma non possiamo essere in pochi a pensare in questo modo\u00bb (P. Martinez, <em>Non dimentichiamo padre Puglisi<\/em>, in: C. Iavazzo, <em>Figli\u2026<\/em>, p. 96-97).<\/p>\n<p>26A. C. Valle, <em>Quel giudice lo scorto io <\/em>in <em>Famiglia Cristiana<\/em> n. 09 del 28 febbraio 2010, p. 65.<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-av_comments_list-efc336e1980f90400772811f3c75511f  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>34\u00b0Convegno Nazionale delle Caritas Diocesane<br \/>\nNel cortile della legalit\u00e0 c\u2019\u00e8 gente che parla e si ferma alle parole, c\u2019\u00e8 gente che invece si espone e dona la vita. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5151,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-5078","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hanno-scritto-su-3p"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il cortile della legalit\u00e0: Pino Puglisi - 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