{"id":4752,"date":"2013-05-19T23:24:14","date_gmt":"2013-05-19T21:24:14","guid":{"rendered":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/?p=4752"},"modified":"2018-06-14T23:13:44","modified_gmt":"2018-06-14T21:13:44","slug":"ucciso-in-odium-fidei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/ucciso-in-odium-fidei\/","title":{"rendered":"Ucciso in odium fidei"},"content":{"rendered":"<section  class='av_textblock_section av-33m0q8-d0caeabe2fd54a03f7a7260e73aca2a2 '   itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock'  itemprop=\"text\" ><p style=\"text-align: center;\">ucciso in odium fidei<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>ASSASSINIO A BRANCACCIO<\/strong><\/h3>\n<p>La mafia, uccidendo Padre Giuseppe Puglisi, voce del vangelo e dei poveri, sfida la Chiesa. Che, libera ormai da reticenze e compromessi, reagisce senza paura in nome del sangue versato.<\/p>\n<p>di Giovanni Bonanno<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4653 lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509-294x300.png\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"300\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4653 lazyload\" src=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509-294x300.png\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509-294x300.png 294w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509-36x36.png 36w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509-450x460.png 450w, https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/wp-content\/uploads\/3P04_varie\/3P04_1509.png 587w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/noscript>\u00c8 necessario l\u2019assassinio di un profeta perch\u00e9, in Sicilia, esploda la rivolta delle coscienze contro la mafia e i suoi crimini. La morte di Padre Giuseppe Puglisi sotto i colpi dei killer sconcerta l\u2019opinione pubblica e scuote il mondo cattolico perch\u00e9 il parroco di Brancaccio \u00e8 parola vivente del vangelo, ministro di carit\u00e0, educatore dei giovani, uomo di speranza fra i disperati, capace di affrontare, con innocente coraggio, i boss di <em>Cosa Nostra,<\/em> che odiano lui e la sua fede.<\/p>\n<p>Prima del sacerdote palermitano molti servitori dello Stato patiscono la violenza della <em>Cupola, <\/em>spietatamente trucidati. Al grido di angoscia dei familiari e della gente subentra la rassegnazione di fronte a una struttura che pervade, come metastasi, il corpo della societ\u00e0 politica, imprenditoriale e burocratica. Ovunque un senso di sconfitta.<\/p>\n<p>Con ritardo \u2013 cio\u00e8 dopo decenni di silenzio \u2013 la Chiesa italiana prende posizione avendo a lungo disatteso l\u2019invocazione d\u2019aiuto della Sicilia, dei vescovi e dei fedeli. Dichiara <em>apertis verbis <\/em>delinquenziale la mafia cacciandola dalla casa di Dio, non solo perch\u00e9 scientemente contraria al decalogo e al vangelo, ma anche perch\u00e9 abusa della religione e delle componenti ecclesiali per raggiungere fini di dominio sanguinario.<\/p>\n<p><strong>Societ\u00e0 di crimini <\/strong><\/p>\n<p>Dopo tanti eventi tragici, che sconvolgono la compagine cattolica, con il massacro di laici e sacerdoti impegnati nella evangelizzazione e nella testimonianza, finalmente la Conferenza Episcopale Italiana non temporeggia pi\u00f9 e nel documento del 2009, dal titolo <em>Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, <\/em>afferma senza reticenze: <em>In un contesto come quello meridionale, le mafie sono la configurazione pi\u00f9 drammatica del \u201cmale\u201d e del \u201cpeccato\u201d. In questa prospettiva non possono essere semplicisticamente interpretate come espressione di una religiosit\u00e0 distorta, ma come forma brutale e devastante di rifiuto di Dio e di fraintendimento della vera religione: le mafie sono strutture di peccato. Solo la decisione di convertirsi e di rifiutare una mentalit\u00e0 mafiosa permette di uscirne veramente e, se necessario, subire violenza e immolarsi. <\/em>Straordinaria, anche se tardiva, dichiarazione che permette di definire come negazione di Dio la mafia, la quale strumentalizza cinicamente le forme esteriori della religiosit\u00e0 per confondere e illudere la chiesa, ammantandosi di devozionismo.<\/p>\n<p>\u00c8 da oltre un secolo che tale fenomeno si coniuga con la vita religiosa nelle manifestazioni associative, rituali, processionali in cui balza il ruolo comprimario degli adepti della mafia in veste di confrati, attenti al controllo del territorio e delle persone, in grado di intimorire e ricattare quanti non si dispongono alla sottomissione fino all\u2019utilizzo della violenza e della rapina, delle armi e delle uccisioni.<\/p>\n<p>Leonardo Sciascia, che al fenomeno dedica l\u2019acutezza dell\u2019indagine in scritti che avrebbero dovuto traumatizzare il torpore religioso e far gridare allo scandalo vescovi e preti, definisce in Parlamento, nel 1980, la mafia: <em>associazione a delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati <\/em>e ancora <em>intermediazione parassitaria imposta con mezzi di violenza fra la propriet\u00e0 e il lavoro, fra la produzione e il consumo, fra il cittadino e lo Stato. <\/em><\/p>\n<p>Non solo fra la gente \u00e8 chiara la percezione di disumanit\u00e0 dei clan, ma anche delle connessioni, indirette e dirette, della gerarchia siciliana con i tanti padrini che dominano, sfruttano, ricattano ed eliminano avversari, mostrandosi davanti ai parroci paladini dell\u2019anticomunismo e della religione, per meglio poi proseguire l\u2019<em>illecito arricchimento <\/em>con un sistema di sfruttamento che non teme di ricorrere al sopruso e all\u2019assassinio.<\/p>\n<p>Vasta \u00e8 la bibliografia concernente la <em>societ\u00e0 onorata<\/em>, che con la sua struttura verticistica ingloba in s\u00e9 imprenditoria e commerci, in stretto rapporto con certa politica municipale, regionale e nazionale, che, il pi\u00f9 delle volte, viene condizionata. Trasformatasi in multinazionale del crimine, la mafia \u00e8 ora azionista di banche e organismi finanziari con ruolo determinante. Da oltre sessanta anni scrittori, storici, sociologi e giornalisti ne indagano la struttura, ritraendo i protagonisti e le loro azioni per giungere al punto cruciale della sistematicit\u00e0 del crimine, meglio di un sistema organizzato con metodi, finalit\u00e0 e piani peculiari che non lasciano dubbio alcuno.<\/p>\n<p>A firma di autori italiani e statunitensi c\u2019\u00e8 una letteratura articolata di inchieste, saggi, narrativa, articoli e gialli che mette a fuoco l\u2019atrocit\u00e0 di <em>Cosa nostra<\/em>, i suoi rapporti con politici, banchieri e imprenditori, le sue relazioni pseudo religiose con ecclesiastici e confraternite, che mistificano il senso di chiesa e fede. Di questo materiale sociologico non si \u00e8 gran che preoccupata la gerarchia siciliana giudicandolo, a priori, preconcetto a tal punto da dichiarare, negli anni cinquanta, che si tratta di falsit\u00e0 e che la mafia \u00e8 un\u2019invenzione di detrattori della democrazia e del cristianesimo. Binomio che consente coperture nel tradimento della verit\u00e0 fino a permettere a mandanti ed esecutori, che oltraggiano la giustizia e commettono carneficine, un\u2019impunit\u00e0 plateale.<\/p>\n<p>La storia della Sicilia si tesse, quindi, della realt\u00e0 di una holding che, sotto spoglie sacrali, mira al potere e alla speculazione sfruttando miseria e paura, disponendosi con subdola ragione aservirsi delle debolezze del clero, favorendone prurigini economiche, talvolta compromettenti. \u00c8 notoria la generosit\u00e0 dei padrini di <em>Cosa Nostra <\/em>nei confronti di parrocchie e parroci, conventi e religiosi che, confusi da tanta prodigalit\u00e0, si dispongono a ricambiare sostenendo, con benevolenza, le campagne elettorali dei mafiosi che chiedono l\u2019appoggio della chiesa. Umili nei gesti, devoti nelle parole si mostrano gli affiliati dinanzi agli uomini di chiesa, spesso servizievoli sino al servilismo. Apparenza che loro permette, con addosso scapolari di confraternite, di partecipare o presiedere gruppi e movimenti cattolici e di sorvegliare la vita religiosa e sociale di comunit\u00e0, quartieri, paesi, territori, province. Della Sicilia intera. Rete che imprigiona, senza possibilit\u00e0 di fuga, la gente comune e la compagine ecclesiastica.<\/p>\n<p><strong>Relazioni inquietanti <\/strong><\/p>\n<p>Emblematico connubio che si protrae, per oltre quarant\u2019anni, nello sconcerto generale, mentre in non pochi vescovadi si nega persino l\u2019esistenza del fenomeno mafioso, i cui capi sono considerati galantuomini e cristiani di rispetto. Inganno palese nell\u2019inestricabile groviglio di rapporti malsani. Si ha la sensazione che mafia e chiesa vadano di pari passo con un programma di idealit\u00e0 socio-politico-religiose, di anticomunismo e anti ateismo, che camuffa altre finalit\u00e0. La gerarchia non si rende conto di essere irretita, asservita alla logica di un potere sanguinario che miete vittime, giorno dopo giorno, con l\u2019eliminazione di operai, contadini e sindacalisti, i cui funerali, in chiesa, si svolgono nel terrore e nell\u2019indifferenza, anche perch\u00e9 dall\u2019altare non si leva una voce di condanna rivolta ad assassini e mandanti, cio\u00e8 alla manovalanza e ai vertici della mafia imprenditoriale e politica.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a met\u00e0 anni sessanta risulta abnorme il silenzio della chiesa, che continua a ignorare la virulenza dei clan. Roma, meglio la Santa Sede, da tempo conscia della gravit\u00e0 del problema, vorrebbe che Palermo, cio\u00e8 arcivescovado e curia, ponesse fine al mercimonio che perdura con sofferenza di vittime e oppositori, ma anche di cattolici impegnati e di sacerdoti, che sentono nell\u2019ignavia della gerarchia un assecondamento dell\u2019azione di boss, clan e famiglie, le cui donne fanno parte dell\u2019Azione Cattolica e della San Vincenzo, dispensatrici di pubbliche elemosine e di atteggiamenti ossequiosi.<\/p>\n<p>Da pi\u00f9 parte ci si chiede \u2013 anche per l\u2019attacco di quotidiani quali <em>L\u2019Unit\u00e0 <\/em>e <em>L\u2019Ora \u2013 <\/em>se il sistema dell\u2019omert\u00e0 non si sia trasferito all\u2019interno della chiesa e se questa non sia divenuta consustanziale all\u2019essere della mafia. Riflessioni atroci, sollecitate da rapporti e connivenze che mettono in rilievo l\u2019assenza di giudizio e condanna della chiesa siciliana dinanzi alla sistematicit\u00e0 dei delitti, di cui tutti sanno, senza che alcuno possa pronunziare il nome della societ\u00e0 mandante e dei suoi leaders. Anzi assolutorio risulta il mutismo, nella quasi certezza che gli uccisi siano responsabili della loro uccisione avendo, presumibilmente, commesso torto e che l\u2019innocenza del padrino, innominato, sia al di sopra di ogni sospetto. Se un fatto cos\u00ec grave \u00e8 accaduto \u00e8 probabile \u2013 si mormora in sacrestia -che sia successo per arginare un male maggiore, evitato dalla prudenza del \u201cdon Calogero\u201d di turno, che non manca di assistere alla cerimonia liturgica, con moglie e figlie, la domenica successiva.<\/p>\n<p>Contesto inquietante di delitti e assoluzioni, di consensuale omert\u00e0, che svela l\u2019avvilimento della chiesa e il suo assuefarsi a un\u2019etica di clan, che si serve della debolezza clericale, dei \u201cdon Abbondio\u201d, la cui deviante apologetica della mafia non solo tace dei misfatti, ma benedice chi, assurgendo a giustiziere, si macchia del sangue di innocenti e deboli.<\/p>\n<p><strong>L\u2019arcivescovo si ribella <\/strong><\/p>\n<p>Quando intorno al 1975 \u2013 dopo persistenti denunce di intellettuali, magistrati e giornalisti, non governativi, e di sacerdoti e consacrati liberi \u2013 il grido di rivolta del vescovo scuote la citt\u00e0. Appare un evento profetico. Soprattutto i giovani presbiteri sentono che sta per risorgere dall\u2019abisso la chiesa e si stringono attorno al pastore. Negli anni successivi si fa sempre pi\u00f9 ardito il <em>j\u2019accuse <\/em>del cardinale Salvatore Pappalardo, che invita credenti e agnostici a unire le forze contro il sistema mafioso, a non rassegnarsi, a credere nella liberazione dalla paura, a non sottostare ai ricatti di boss e politici, della stessa Democrazia Cristiana, ben sapendo, alla luce del Vangelo, che gli uomini di <em>Cosa Nostra <\/em>non possono continuare a dirsi, <em>rebus sic stantibus, <\/em>cristiani, negando, con atrocit\u00e0 di comportamenti, la fede recitata a parole. Del resto oltre ad essere orpello sociale la religione dei killer non \u00e8 adesione alla verit\u00e0 della chiesa e alla sua sacralit\u00e0, bens\u00ec proclamazione di un opportunismo che fonda la logica nel terrore. Il suo ammantarsi di stendardi e di segni sacri \u00e8 impostura deliberata che stordisce i semplici, ma non piega quanti della fede esperimentano la purezza ascetica e l\u2019amore, avendo chiaro che il <em>dio <\/em>della mafia \u00e8 il denaro, mammona, l\u2019<em>illecito arricchimento<\/em> con potere di vita e morte.<\/p>\n<p>A Palermo la chiesa inizia un travaglio di conversione a diversi livelli: in cenacoli, comunit\u00e0, parrocchie, monasteri, curia. Di grande significato \u00e8 l\u2019apporto di teologi e sociologi, professori, sacerdoti e giuristi sul tema della mafia e sulle modalit\u00e0 di interventi per aiutare la diocesi prima, poi la Sicilia nelle sue molteplici sfaccettature morali, educative, religiose, sociali, culturali e politiche. Un vento, fresco e avvolgente, sommuove le intelligenze dei pi\u00f9 spingendole al pensiero e all\u2019azione: urge ridare anima nuova alla gente perch\u00e9 prenda le distanze dalla mafia e conti sulla grazia per ricostruire il presente e progettare il domani.<\/p>\n<p>Nel rifiorire della speranza \u2013 che trova eco nella societ\u00e0 civile, nel mondo universitario, nella scuola, nei sindacati, nei mass media e in alcuni settori della politica \u2013 sono sempre pi\u00f9 i vescovi e i presbiteri che si impegnano, con sensibilit\u00e0 pastorale, a creare correnti di opinione e gruppi operativi a favore di giovani e fanciulli. Nascono centri di formazione e preghiera, volti al recupero di quanti sono circuiti dalle cosche, all\u2019aiuto dei meno abbienti, elemosinanti un tozzo di pane, alla crescita umana e spirituale dei ragazzi di strada, disponibili a ruoli di compartecipazione mafiosa nei quartieri e nelle borgate. Un lavoro che impegna migliaia di uomini e donne dell\u2019arcidiocesi, come testimonia la <em>Missione Palermo, <\/em>che vede alfiere di libert\u00e0 e carit\u00e0 l\u2019arcivescovo, al cui fianco si trovano parroci, suore e frati, uniti dall\u2019ansia di purificazione. Alcuni, in particolare, come il gesuita La Rosa e il francescano La Grua, sono protagonisti di una evangelizzazione umana che pone l\u2019accento su miseria, dolore, riscatto e fedelt\u00e0 a Cristo.<\/p>\n<p>Dinanzi all\u2019opera di riscossa delle coscienze per un cristianesimo maturo, capace di rifiutare compromessi con strateghi ed esecutori di oppressioni, la mafia sta a guardare. Esamina parole e gesti, giudica e tace. Non pochi dei suoi sono infiltrati nelle sacrestie. Alcuni, che continuano aprofessare devozione, circolano fra i gruppi di rinnovamento. \u00c8 la gramigna che si confonde con il grano. Non \u00e8 facile estirparla subito. Necessita un\u2019operazione paziente affermando, con la parola biblica e la testimonianza della carit\u00e0, che non si pu\u00f2 essere cristiani condividendo il mondo della mafia o peggio vivendo con essa e la sua cultura di morte.<\/p>\n<p>Questo <em>leit-mitiv, <\/em>durante omelie, convegni, tavole rotonde, in televisione o sui giornali, comincia a infastidire. Se i vertici e i capi mandamento sanno tenere a freno i nervi \u2013 pur vedendosi incriminati da una chiesa che li rigetta e che nega loro l\u2019appellativo di cristiani facendoli sentire <em>scomunicati, <\/em>non appartenenti a Cristo \u2013 i giovani rampanti che mirano, pistola alla mano, a conquistare gradi di comando, non hanno problemi n\u00e9 sociali n\u00e9 sacrali. Cresciuti al di fuori di contesti religiosi, sono sicuri del potere, acquisito tramite prostituzione e droga, e sono disposti a uccidere. Non fa parte del loro sentire il fattore religioso. Dall\u2019et\u00e0 di dieci anni non frequentano la chiesa che considerano rifugio di incapaci e vecchi. Sono pronti a irridere chi pensa diversamente e chi, soprattutto, fa il prete. Nei confronti di questi palese \u00e8 il disprezzo, mai sfoggiato dai boss di vecchio stampo. I nuovi, scardinata l\u2019intoccabilit\u00e0 di magistratura e polizia, donne e bambini, clero e suore, non hanno motivo di incontrare un parroco se non per burocrazia di matrimoni, battesimi e funerali. Del resto nel loro ambiente \u00e8 considerata insulsa la sua figura, sebbene pericolosa per i discorsi di onest\u00e0 ai giovani, mentre non smette di indebolire l\u2019autorevolezza di boss e gregari, di svelare l\u2019arricchimento disonesto, il controllo e il condizionamento del territorio, la brutalit\u00e0 dei ricatti, il terrore incusso e l\u2019essere della mafia, praticamente, senza Dio, contraria alle leggi dello Stato e della Chiesa.<\/p>\n<p><strong>Scontro inevitabile <\/strong><\/p>\n<p>Tra chiesa e mafia inevitabile \u00e8 lo scontro. L\u2019incontro \u00e8 impossibile a motivo della negazione dei diritti umani, dell\u2019etica sociale e per la presunta superiorit\u00e0 del sistema omicida che crede di dover imporre le sue regole. Quella chiesa, a lungo accomodante e pusillanime, ora non teme di parlare in nome delle vittime e di essere biblicamente provocatrice urlando in chiesa, davanti ai morti ammazzati, la condanna di omicidi, giudicati non uomini bens\u00ec bestie, capaci solo di ferocia.<\/p>\n<p>L\u2019audacia sconvolge la cupola che scatena un contrattacco senza precedenti, di cui protagonisti sono i <em>picciotti <\/em>delle cosche. Alla chiesa di Palermo, rispettata e adulata una volta, si risponde con l\u2019accusa di tradimento, come se un patto di sangue fosse stato infranto. Gettata la maschera, la mafia svela l\u2019identit\u00e0: associazione di impostori per i quali il delitto \u00e8 condizione necessaria per affermare il potere, mentre non intende riconoscere n\u00e9 alla comunit\u00e0 civile n\u00e9 alla comunit\u00e0 cristiana il diritto di opporsi. La sua affermazione trova conferma nella sequenza di atti intimidatori, vessazioni, vendette, sequestri, incendi, esplosioni, massacri che terrorizzano mostrando, pubblicamente, una tracotante capacit\u00e0 di offesa nella presunzione di non dover essere condizionati n\u00e9 dallo Stato n\u00e9 dalla Chiesa, la quale non merita pi\u00f9 rispetto.<\/p>\n<p>Delirio di onnipotenza che richiama alla memoria l\u2019incarnazione del male, di satana stesso, nella concezione totalitaria del nazismo e del comunismo che esercitano potere di morte contro chiunque si oppone ai piani diabolici. Se nella coscienza teologica del XX secolo lo sterminio dei lager e dei gulag altro non \u00e8 che opera di satana, fattosi persona in Hitler e Stalin e in tutti i loro correi, altrettanto si pu\u00f2 dire della personificazione del male, del peccato e del diavolo nella cupola della mafia e nei suoi stragisti, che, lucidamente, si camuffano di religiosismo magico per essere liberi di architettare e realizzare progetti nichilisti.<\/p>\n<p>Appare evidente alla chiesa siciliana, ai sacerdoti particolarmente coinvolti nella evangelizzazione, di l\u00e0 dal perimetro sacro, l\u2019abisso di marciume che struttura la mafia, la rapacit\u00e0 sanguinaria e il godimento nello sterminio di quanti non sottostanno alle minacce. Finalmente \u00e8 chiaro alla maggioranza che la religiosit\u00e0 di <em>Cosa nostra <\/em>\u00e8 strumentale. Non c\u2019\u00e8 nei suoi adepti alcuna piet\u00e0, n\u00e9 alcun sentimento cristiano, n\u00e9 tanto pi\u00f9 partecipazione all\u2019annunzio della fede. Il loro dirsi devoti \u00e8 ipocrisia, opportuna in contesti pietistici, se metodo di vita \u00e8 il sopruso, la vendetta, l\u2019uccisone, non riconoscendo valore a Dio e alla sua Chiesa.<\/p>\n<p>\u00c8 mancato nella gerarchia, per troppo tempo, lo spirito profetico per cui vescovi e preti preferiscono l\u2019acquiescenza, far finta di nulla, ignorare e non capire permettendo agli <em>uomini d\u2019onore <\/em>di agire in tranquillit\u00e0 ed essere considerati soggetti perbene, degni di presiedere confraternite e partecipare, a titolo vario, alle attivit\u00e0 di parrocchie, conventi, curie, mentre la loro azione continua a tramare ai danni di inermi e di giusti.<\/p>\n<p><strong>Evangelizzazione a Brancaccio <\/strong><\/p>\n<p>Solo quando \u2013 a partire dalla presa di coscienza pastorale e sociale dei primi anni ottanta \u2013 si fa travolgente il negazionismo sistematico della vita e della fede da parte della mafia e delle sue componenti, con il bagno di sangue di magistrati, politici, sindacalisti, imprenditori, cittadini comuni e perfino di fanciulli, un rigurgito di dignit\u00e0 spinge la comunit\u00e0 ecclesiale a prendere posizione, a giudicare e condannare gridando: basta. Urlo di dolore che, martellante, rilancia, ad ogni funerale, per tutto il decennio e oltre, l\u2019arcivescovo. L\u2019acme della tragedia si consuma il 15 settembre 1993 con l\u2019uccisione di un sacerdote, mite ed evangelico, don Giuseppe Puglisi, riconosciuto in diocesi, in Sicilia e l\u00e0 dove giunge la sua missione, come guida spirituale, educatore di giovani, testimone operoso della carit\u00e0. Uno dei sacerdoti maggiormente partecipi al recupero di uomini e donne, ragazzi e bambini circuiti, all\u2019interno di una delle borgate dominate dalla mafia, da loschi figuri. Non gli si perdona di essere sacerdote e di lottare nel tentativo di dar forza a quanti sperano in una normalit\u00e0 secondo il cristianesimo.<\/p>\n<p>\u00c8 ucciso perch\u00e9 pastore di anime, fratello e padre, amico e maestro nella ordinariet\u00e0 del ministero. Non prete antimafia, non capo di contropotere, nemmeno ideologo movimentista. La sua esistenza, a servizio diuturno di studenti e intellettuali, religiose e professionisti, operai, genitori e giovani, si incentra sulla Parola e sul Pane. La Parola della Rivelazione e il Pane dell\u2019Eucaristia, di cui si alimenta e che, con amore, dona a tutti coloro che lo incontrano, sentendo in lui una sorgente di grazia. Lo incontrano perch\u00e9 lo sanno vero sacerdote, umile e sorridente, che ascolta a lungo prima di parlare e di offrire un\u2019indicazione. Lo raggiungono, nel corso degli anni, nella parrocchia di Settecannoli, all\u2019Istituto dell\u2019Addaura, in Seminario, a Godrano, al Centro Regionale per le vocazioni.<\/p>\n<p>Ora la parrocchia di Brancaccio \u00e8 la casa di migliaia di amici, che bussano per dialogare, pregare, impegnarsi nel rinnovamento, contribuire alla maturazione della societ\u00e0. Da questo convergere di intenti nasce il <em>Centro Padre Nostro, <\/em>la cui azione determina capovolgimento di visione in un territorio aduso alla non speranza. E\u2019 possibile ridare fiducia e sognare una comunit\u00e0 in crescita con scuola media e luoghi di aggregazione che consentano un\u2019esistenza serena alla gente e ai ragazzi di non avvizzirsi nei crocicchi del quartiere, coinvolti in spaccio di droga prima, poi in pestaggi e intimidazioni. Disturba questa vitalit\u00e0 a Brancaccio dove giungono molti universitari e docenti, che contribuiscono con doposcuola, momenti di preghiera, manifestazioni, dibattiti, progetti non solo a scuotere l\u2019ambiente, ma a indirizzare l\u2019attenzione di mass media, amministratori e politici, societ\u00e0 civile e chiesa sui problemi della borgata, atterrita dalla mafia, la quale non sopporta l\u2019indebita ingerenza di estranei e l\u2019impudenza di un parroco che propone un modo di essere non confacente alla tradizione locale. Disturbano le parole: onest\u00e0, perdono, carit\u00e0, fede, sacramenti.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo anno, il 1993, in particolare \u00e8 segnato da eventi conturbanti che colpiscono la chiesa e il centro, giovani, adulti e bambini della comunit\u00e0. Si percepisce, nella ritualit\u00e0 delle minacce, che <em>Cosa nostra <\/em>sta alzando il tiro. Non c\u2019\u00e8 dubbio: il prete deve andare via in una maniera o in un\u2019altra. La paura si impossessa di tanti che continuano a resistere, sostenuti da Padre Puglisi, che non demorde. Dall\u2019altare ha il coraggio di dire che i mafiosi non sono n\u00e9 uomini, n\u00e8 cristiani, che non fanno parte della chiesa, negando di fatto comandamenti e vangelo. Rivelazione che sconcerta i capi della borgata, svergognati da un sacerdote per il quale la <em>cupola <\/em>decide, in risposta, la condanna a morte.<\/p>\n<p><strong>Amicizia fraterna\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 dal 1955 che conosco don Giuseppe Puglisi. Ma \u00e8 intorno al 1975 che ha inizio la familiarit\u00e0 che si intensifica: sempre pi\u00f9 amico e fratello, vicino a me e a mia moglie \u2013 gi\u00e0 sua allieva -soprattutto negli istanti difficili. Abitualmente dal 1982 frequenta casa mia, che inonda di limpida presenza e di umanit\u00e0 gioiosa. Con i miei tre bambini \u00e8 festosamente paterno. Negli incontri parliamo di chiesa e di concilio, di teologia, cultura e arte, di questioni socio-politiche, di Palermo e delle sue emergenze, dei ragazzi che esperimentano la durezza e sognano il futuro, dei giovani che partecipano con forza alla costruzione della societ\u00e0, formandosi negli studi, consapevoli di dover servire. Pregna di speranza la sua riflessione.<\/p>\n<p>Spesso, negli ultimi anni, \u00e8 ospite a tavola. Talvolta quando ad ora di pranzo, di ritorno dall\u2019Accademia di belle arti, suono il citofono, \u00e8 lui ad aprirmi assicurandomi, scherzosamente, che la pasta \u00e8 quasi pronta. Poi davanti a un frugale pasto riprendiamo i temi comuni, da lui analizzati con acuta saggezza, certo di un prossimo cambiamento. Sua preoccupazione sono i figli di Brancaccio per i quali \u2013 mi informa \u2013 sta creando, con l\u2019apporto di parecchi volontari, un centro di vita sociale e spirituale. E\u2019 contento che per l\u2019inaugurazione il cardinale Pappalardo presieder\u00e0 la cerimonia e benedir\u00e0 l\u2019opera, ma vuole che mia moglie ed io siamo a festeggiare con lui. Un evento per la borgata, quel giorno. Un segno di strategia caritativa e pastorale, compartecipata da sacerdoti e suore, da cattolici e laici impegnati, giunti da tutta la provincia.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo incontro con \u201cPeppino\u201d \u00e8 a pranzo, sempre da me, il 6 giugno 1993: piuttosto silenzioso, diafano nel volto, lo sguardo smarrito, nervose le mani. Parla a scatti. Gli chiedo, sottovoce, cosa stesse succedendo. Mi accenna che in borgata la situazione \u00e8 molto tesa, che non poche intimidazioni inquietano i parrocchiani e i giovani del Centro Padre Nostro. \u00c8 lucido nell\u2019affermare di sentirsi sotto il mirino della mafia locale, che lo provoca con i suoi <em>picciotti<\/em>, ma non \u00e8 disposto a cedere. Ad un tratto tronca la conversazione: \u00e8 meglio non parlarne pi\u00f9. Mia moglie che, da studentessa, \u00e8 stata per anni da lui guidata e formata, lo invita, sul punto di andarsene, a trascorrere, in estate, con noi qualche giorno di vacanza nella nostra casetta al mare, come l\u2019anno precedente. Peppino promette e commosso ci abbraccia. Non ci siamo pi\u00f9 visti.<\/p>\n<p>Al mattino del 16 settembre, atroce giunge la telefonata di don Giacomo Ribaudo che comunica la tragedia. Resto turbato, ma -non so perch\u00e9 \u2013 anche sereno, certo della sua fedelt\u00e0. Di getto scrivo per <em>Avvenire <\/em>un mio pezzo, che il quotidiano pubblica il giorno seguente. Dopo, sino ad oggi, non vergo pi\u00f9 un rigo su questo martire della chiesa di Palermo, immolatosi per la sua comunit\u00e0. Di lui a casa mia \u00e8 vivo il ricordo, il sorriso e lo sguardo, la parola fraterna, l\u2019affetto dell\u2019amico, la spiritualit\u00e0 di sacerdote. Campeggia la sua foto nel soggiorno e nello studio. Ci ricorda la sua vicinanza di angelo custode.<\/p>\n<p><strong>L\u2019omicidio del sacerdote <\/strong><\/p>\n<p>Sotto i colpi di una pistola Padre Giuseppe Puglisi muore la sera del 15 settembre 1993, giorno del 56\u00b0 compleanno. I funerali non si svolgono n\u00e9 in parrocchia, n\u00e9 in cattedrale. Un\u2019immensa folla gremisce il pi\u00f9 grande spiazzo di Brancaccio. Davanti al feretro l\u2019urlo del cardinale si fa accusa, condanna, sfida. Per la mafia inesorabile il giudizio: disumana, vigliacca, omicida, anticristiana. L\u2019uccisone di un servo dell\u2019altare sancisce una brutalit\u00e0 che \u00e8 blasfemia di Dio e odio della Chiesa. Senza attenuanti. La societ\u00e0 si trova al cospetto di un potere diabolico che si autogenera con frode e inganno, infamia e strage, in nome del suo giustizialismo, che ripudia etica, legge, giustizia e fede. Non ha dubbi l\u2019arcivescovo nel denudare quella mafia che, per oltre un secolo, si nasconde come serpe in seno a confraternite e sacrestie, smascherandone il devozionismo ammantato di immagini: crocifissi, madonne e santi, quali talismani, pencolanti in collane d\u2019oro massiccio o in mostra all\u2019interno di macchine con cadaveri, per scongiurare arresti, tribunali e carceri. Del suo organismo svela la falsit\u00e0 che le consente di apparire benefica, mentre in realt\u00e0 trama tradimenti e stermini che compie con l\u2019omert\u00e0 di una popolazione impaurita, che non vuol sapere n\u00e9 vedere. Con un esercito di killer, che non ha pi\u00f9 remore sociali e morali, per cui pu\u00f2 uccidere anche i preti, in precedenza considerati <em>intoccabili.<\/em> Ma se i sacerdoti sono d\u2019intralcio, nulla vieta la punizione letale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 dolore per l\u2019assassinio di cos\u00ec degno ministro di Dio, a cui si stringe, sgomenta, la citt\u00e0, la regione, la comunit\u00e0 cattolica nella consapevolezza che don Puglisi viene trucidato perch\u00e9 vive le beatitudini evangeliche, proclama la parola del Signore, con i sacramenti dona la grazia, afferma la dignit\u00e0 degli uomini e dei battezzati, che la mafia di Brancaccio, meglio la mafia dei capi disprezza con arrogante trivialit\u00e0. Qualche giorno dopo la sepoltura, quando la stessa borgata stenta ad accettare la sfrontatezza dei carnefici, che stravolgono gli equilibri delle famiglie e loro religiosit\u00e0, corre voce l\u2019inaudita ignominia che motiverebbe l\u2019uccisione del parroco di San Gaetano. Un\u2019onta \u2013 si vocifera -che solo il sangue pu\u00f2, in qualche modo, cancellare. Lo sgomento per tanto disonore dovrebbe, nelle intenzioni della mafia, acquietare i malumori. Spergiuro ragionamento che gela gli animi e inocula dubbi sulla persona di padre Puglisi, eliminato perch\u00e9 avrebbe profittato di alcuni bambini. Un pedofilo punito. A respingere l\u2019abiezione intervengono in molti che conoscono la delicatezza dell\u2019uomo e del sacerdote, l\u2019innocenza di cuore e l\u2019amore paterno per i piccoli, ai quali, insieme con madri e padri partecipi della formazione, offre la santit\u00e0 del suo vivere quotidiano. Alla diceria si interessano vari organi che si rendono conto come, artatamente, \u00e8 fatta serpeggiare la menzogna, a cui in seguito nessuno crede.<\/p>\n<p>Con l\u2019assassinio don Pino, che i pi\u00f9 considerano padre, fratello e amico, la mafia squaderna la sua verit\u00e0 di associazione criminale senza camuffarsi di pietismi. Goffo il tentativo moralistico di menti rozze che infangano solo se stessi. In realt\u00e0 rivelano come la loro architettura sacrale sia un\u2019impostura, che nasconde l\u2019ateismo pratico con cui violentano la vita degli uomini negando Dio e la sua Incarnazione.<\/p>\n<p>Non sussistono, nella struttura della mafia, elaborazioni ideologiche, non documenti formali. Lungi l\u2019idea di una teoria che espliciti, pur in forme criptiche, il credo dell\u2019organizzazione e il suo rapporto con il Vangelo. La <em>cupola <\/em>non ha motivo di scrivere e ufficializzare. Lascia ciascun affiliato libero di credere quel che vuole e di servirsi di madonne e santi a uso e consumo personale. Mai alcun riferimento al mistero di Dio, a Cristo e alla Chiesa. Ma nemmeno una distanza dichiarata. La metafisica non interessa. Cos\u00ec pure il pensiero esistenziale, la ricerca interiore, la teologia, la fede. Cose inutili da non menzionare. Talvolta nelle parole untuose \u00e8 qualche riferimento pietistico, che serve a illudere. Poi \u00e8 la concretezza di una storia che per <em>illecito arricchimento<\/em> e orgia di dominio, fa della sopraffazione la sua legge.<\/p>\n<p><strong>Essoterismo e ateismo <\/strong><\/p>\n<p>Una riflessione di impianto esoterico, che vorrebbe essere svelamento dell\u2019essenza della mafia, la si trova nel libro, -pubblicato a Roma nel 2006, presso l\u2019editore Savera -dal titolo <em>Il vescovo di Cosa nostra. <\/em>L\u2019autore, nativo di Brancaccio, nel dichiararsi massone e gnostico, mette in luce l\u2019intendimento di <em>svelare <\/em>segreti atavici, custoditi da generazione in generazione in seno alla sua famiglia. Verit\u00e0 riguardante il Messia, uomo non Dio, e la stirpe messianica, di cui egli \u00e8 ultimo <em>desposino <\/em>nella prima parte; nella seconda la nascita e l\u2019evoluzione di Cosa nostra. Libro che miscela storia e fantasia, magia e veggenza, profetismo e teologismo nel tentativo di dare un fondamento \u201ccolto\u201d alla mafia, che si rapporta a giudaismo, cristianesimo, templari, massoneria, chiesa e politica, avendo come centro topico, negli ultimi secoli, la borgata di Brancaccio e la stessa chiesa parrocchiale. Di l\u00e0 dal disvelamento che nuovo messia e pastore della mafia \u00e8 lo stesso scrittore, <em>custode del Santo Graal,<\/em> il testo \u2013 da ben criptare \u2013 \u00e8 somma di sofismi, tesi a declassare il Cristo della storia e della fede e a ritrarre la Chiesa come potenza che alimenta il mito della religione e la sua necessaria falsit\u00e0.<\/p>\n<p>Probabilmente questo libro (scritto da pi\u00f9 mani) mentre racconta con formulazioni farraginose un certo sviluppo della mafia e del suo radicamento nell\u2019occultismo e nello gnosticismo, nella cultura ebraica e nella tradizione cattolica, vuole far sapere che Bibbia e Vangelo, fede e chiesa sono prodotti sociologici, espressioni antropologiche costruite su dogmi inesistenti. L\u2019unica conoscenza \u00e8 quella dell\u2019autore, la cui nascita, profetizzata dalla veggente Anna di Carcassone nel 1270, costituisce promessa di salvezza, essendo il piccolo <em>ultimo rampollo del real casa di David, <\/em>che il genitore, alla nascita, consacra <em>Vescovo. <\/em><\/p>\n<p>Misteriosofico il racconto diretto a iniziati al fine di un messaggio, liquido nella scienza, nel pensiero e nel linguaggio, che insegni e ammonisca. Al suo verbo debbono ispirarsi gli indrottinati di massoneria e mafia, formulando un iter personale, ad esso subalterno, per perpetuare la verit\u00e0 attorno a cui si muove l\u2019imprescrutabile corso degli eventi. Scrittura che spiega e non spiega, ma che contribuisce a obnubilare e sublimare un fenomeno irreligioso, ateo nella prammatica, che non ha rapporto con la fede in Cristo e nella Chiesa.<\/p>\n<p>Nel considerare il sotterraneo, massonico e sanguinario, della mafia, stupisce come, per tante stagioni, vescovi e preti non si siano voluti rendere conto dell\u2019assenza della fede nella prassi di boss, padrini e killer. Li hanno vicini e non li vedono. Spesso li scusano, assolvono, stimano, promuovono, esaltano. Scandalo che sconcerta e allontana dalla chiesa quanti custodiscono il valore dell\u2019uomo e la sua sacralit\u00e0 davanti a Dio. Scandalo perch\u00e9 la Chiesa di Cristo si lascia condizionare da assassini, che non teorizzano con sillogismi la dimensione di Dio, n\u00e9 formulano pensieri sulla rivelazione cristiana vivendone il messaggio, ma con concretezza di atti delittuosi, studiati e organizzati, producono angoscia e morte in ogni angolo della Sicilia prima, poi ovunque la Mafia estende i tentacoli.<\/p>\n<p>Sa di ridicolo affermare, come ancora qualcuno prova, la religiosit\u00e0 delle famiglie mafiose sol perch\u00e9 tengono in vista madonne addolorate e piagati crocifissi e si fanno promotori di processioni. Forse sarebbe opportuno, di l\u00e0 da discorsi scusanti, rivedere certe sequenze filmiche che \u2013 pur con spettacolarit\u00e0 -traducono l\u2019idea che di Dio e della Chiesa hanno i mafiosi. Non che il film di Francis Ford Coppola, <em>Il Padrino<\/em>, sia dogma, ma ritrae la commistione e il silenzio della comunit\u00e0 ecclesiastica nei confronti dei delitti di mafia.<\/p>\n<p>Riandando con la mente alle <em>Confessioni <\/em>di Sant\u2019Agostino e al suo <em>inquietum cor nostrum donec requiescat in te, <\/em>risulta abnorme considerare, tout-court, atei gli intellettuali, che pur cercando non trovano Dio, n\u00e9 nell\u2019inquietudine del pensiero filosofico n\u00e9 nel travaglio della scienza nucleare, mentre non suscitano problemi d\u2019ordine teologico soggetti malavitosi, congregati cinicamente all\u2019interno di un sistema che violenta e trucida secondo infernali pianificazioni. Questi negatori della vita, dell\u2019uomo icona divina, ci si ostina a non considerarli atei sol perch\u00e9 non pubblicano saggi in cui argomentano il rifiuto della religione. Si \u00e8 di fronte a una logica dell\u2019assurdo o forse di un quietismo, che umilia intelligenza e fede. Probabilmente \u00e8 giunto il momento di rivedere i parametri teologici e le ragioni pastorali riguardanti il fenomeno della mafia che, con l\u2019ateismo pratico, non smette di ricomporre, dentro lo stesso perimetro ecclesiale, il suo identikit di devozione.<\/p>\n<p><strong>Negazione sanguinaria <\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto matura l\u2019avversione per il ministero sacerdotale di padre Puglisi, presto tramutatasi in disprezzo con la sicumera che, a Brancaccio e in Sicilia, nemmeno Dio ha diritto a intromettersi. Vacua del resto \u00e8 considerata la requisitoria del Cardinale di <em>Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur. <\/em>Lascia indifferenti boss, gregari e killer, ora non pi\u00f9 disposti a sopportare prediche e preghiere di un povero <em>parrino <\/em>che osa mettere in crisi la loro autorit\u00e0. Dimentica del devozionismo di facciata e forte della truculenza, <em>Cosa Nostra <\/em>lancia alla chiesa la provocazione inaudita uccidendo, con marchio indelebile, il parroco di San Gaetano, il quale agli assassini offre, nell\u2019istante estremo, il suo sorriso.<\/p>\n<p>L\u2019aver confuso come cristianesimo la partecipazione a riti e processioni costituisce grave errore per il clero acquiescente, non propenso a esercitare l\u2019intelligenza dinanzi al male: <em>siate\u2026 astuti come i serpenti <\/em>secondo l\u2019invito di Cristo, il quale esperimenta l\u2019azione diabolica dei farisei. Clero che si contenta di non disturbare perch\u00e9 trae vantaggi, non ultimo quello economico. Cos\u00ec per molti decenni il viluppo diventa inestricabile e la mafia acquisisce una onnipotenza che la fa sentire al di sopra di qualunque legge.<\/p>\n<p>Dopo il biasimo della Chiesa conciliare, non rassegnata a vedere Palermo e l\u2019Isola come mattatoio di vinti, il contrattacco della <em>cupola <\/em>sa di dichiarazione ideologica perch\u00e9 nega al Vangelo diritto di parola. La risposta all\u2019<em>ingerenza <\/em>\u00e8 l\u2019uso delle armi e il possibile omicidio di vescovi, preti e consacrati. Odio esplicito per la Parola incarnata, per la fede vissuta, per la sacramentalit\u00e0 della Ecclesia Dei. <em>Odium fidei. <\/em>Odio per un sacerdote che custodisce il gregge e non si sottrae alla ferocia dei lupi, di criminali che, non pi\u00f9 con subdola maschera, ma platealmente, lo eliminano, cercando, inoltre, di lordarne la persona.<\/p>\n<p>\u00c8 dentro la procedura di frode ed eccidio la filosofia della mafia, la sua metafisica non scritta, la ragione trascendente che confonde menti deboli o bacate. Ideologia che afferma, dopo l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, l\u2019assolutismo letale, azzerando comandamenti e beatitudini. Ateismo criminale di sedicenti giustizieri nella cui tenebrosit\u00e0 \u00e8 il codice d\u2019onore di una <em>fucina di diaboliche operazioni, <\/em>che considera solo se stessa, il denaro, il comando, l\u2019orgia di sangue. Societ\u00e0 che non ha niente di umano e sacro, che non crede in Dio, in Cristo, nella Chiesa.<\/p>\n<p>Pensare oggi la religiosit\u00e0 di padrini, boss, killer e gregari come distorsione e non <em>rifiuto di Dio <\/em>\u2013 dichiara nel suo documento del 2009 la Conferenza Episcopale Italiana \u2013 \u00e8 semplicistico. Rivela miopia, incapacit\u00e0 di penetrazione dell\u2019abisso di peccato e male, del satanismo che determina l\u2019essenza della mafia.<\/p>\n<p>L\u2019assassinio annunziato di Padre Giuseppe Puglisi, <em>ucciso \u2013 <\/em>scrive Nino Barraco \u2013 <em>dalla pi\u00f9 spietata criminalit\u00e0 mafiosa, <\/em>il suo martirio, non pu\u00f2 essere compreso se non all\u2019interno di questa societ\u00e0 di impostori e nella tragica visione storica di migliaia di morti ammazzati. Alla montagna di scheletri, <em>Cosa Nostra,<\/em> nel 1993, delibera con odio di aggiungere un cadavere <em>anomalo,<\/em> quello di un sacerdote, <em>alter Christus, <\/em>il quale nella quotidianit\u00e0 condivide la sofferenza di Brancaccio e della Chiesa che difende con il sangue.<\/p>\n<p>Non sa la mafia che eliminando quest\u2019umile prete concorre \u2013 ironia della sorte \u2013 a rendere ancor pi\u00f9 sacramentale la sua esistenza, segno di santit\u00e0 che redime, scuotendo le coscienze persino di molti adepti della criminalit\u00e0 in Sicilia, in Italia e in tante regioni.<\/p>\n<p>La decisione di Benedetto XVI di proclamare <em>beato <\/em>il parroco di Brancaccio non sorprende. E\u2019 nella logica delle cose. Ucciso <em>in odium fidei, <\/em>come evidenzia il documento pontificio, il sacerdote palermitano \u00e8 il <em>primo martire della mafia. <\/em>Lui elevato dalla chiesa agli onori dell\u2019altare. La mafia condannata dalla chiesa all\u2019abominio per ateismo sanguinario.<\/p>\n<p>Nella storia contemporanea il 25 maggio 2013, con la beatificazione di padre Giuseppe Puglisi, splende di luce mattutina. Per la Sicilia, dilaniata da stragi di magistrati, giornalisti, bambini, poliziotti,0 uomini e donne giusti, \u00e8 l\u2019incipit di una nuova pagina di storia. Giorno di resurrezione.<\/p>\n<\/div><\/section>\n<div  class='av-buildercomment av-av_comments_list-efc336e1980f90400772811f3c75511f  av-blog-meta-comments-disabled av-blog-meta-tag-disabled'><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Bonanno<br \/>\nE&#8217; il primo martire della mafia.<br \/>\nLui elevato dalla chiesa agli onori dell\u2019altare.<br \/>\nLa mafia condannata dalla chiesa all\u2019abominio per ateismo sanguinario.<br \/>\n(di Giovanni Bonanno)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4653,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-4752","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-hanno-scritto-su-3p"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Ucciso in odium fidei - Padre Pino Puglisi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/padrepinopuglisi.chiesadipalermo.it\/it\/ucciso-in-odium-fidei\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Ucciso in odium fidei - Padre Pino Puglisi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Giovanni Bonanno E&#039; il primo martire della mafia.  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